Vendemmia Verde con il “napalm”?

La notizia è fresca, fresca. Alcune regioni italiane hanno avanzato la richiesta di procedere a finanziare la Vendemmia Verde e soprattutto di potersi avvalere di sostanze chimiche da spruzzare in vigneto per far avvizzire i grappoli direttamente sulle viti.

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Ma andiamo con ordine. Punto primo, che cos’é la Vendemmia Verde?

Per “Vendemmia Verde” si intende la distruzione o eliminazione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a zero la resa del vigneto. L’obiettivo di tale misura (inserita nel PNS-vino previsto dalla OCM 2013-18) è quello di mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta, diminuendo la produzione vitivinicola e privilegiando le produzioni di vini di qualità che hanno maggiore capacità di penetrazione nei mercati e maggiore ritorno economico.

E fino a qui ci siamo. Anche se una forma di sostegno alla distruzione della produzione non ha molto senso, soprattutto se tolta la distillazione di crisi che ha mandato in fumo miliardi di euro dei contribuenti europei, si passa alla vendemmia verde che assomiglia tanto alla precedente.

Ma ci pare aberrante che per effettuare la Vendemmia verde si debba ricorrere alle sostanze chimiche, tutto per risparmiare un po’ di manodopera che si occupi di tagliare i grappoli prima della maturazione. Questa forma di distruzione del raccolto potrebbe avere conseguenze ambientali disastrose e portare tra l’altro i contadini a coltivare la vite semplicemente per distruggere il raccolto e intascarsi i contributi europei.image_10250

Molto interessante al riguardo il comunicato stampa diffuso dalla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che aggiunge altri dettagli a quanto appena scritto: 

FIVI ritiene che, alla luce del grande calo di produzione registrato nella vendemmia 2012 (il più significativo da alcune decine d’anni), si ponga la questione dell’utilità di una simile misura (che ovviamente sottrae risorse altrimenti destinabili ad altri capitoli, come la ristrutturazione vigneti o gli investimenti produttivi e commerciali). Ma se la misura può essere di sostegno, in determinate aree e determinati contesti, è giusto venga attuata tramite pratiche manuali o meccaniche, e assolutamente NON si debba procedere per via chimica.

Il risultato certo di una simile pratica, infatti, sarebbe un ulteriore inquinamento dei suoli e delle piante stesse.

Risulterebbe peraltro paradossale diffondere nell’ambiente molecole atte a distruggere ciò che molto probabilmente si è fatto crescere in precedenza con l’uso di altri agenti chimici.

FIVI evidenzia che queste richieste di “Vendemmia Verde chimica” indicano una programmazione regionale delle aree vitate non ottimale e il rischio di possibili danni ambientali.

I Vignaioli FIVI, che mantengono rapporti con le autorità territoriali, sono impegnati in ogni contesto in cui operano a chiedere con fermezza che si desista da scelte incomprensibili, lesive della reputazione dell’agricoltura e della viticoltura e meno che mai lungimiranti.

Ci sentiamo di appoggiare in pieno le istanze dei Vignaioli Indipendenti.

Giancarlo Gariglio

  • Messaggio forte e chiaro. Molto bene. E’ ora di smetterla di pensare che la Terra sia una catena di montaggio, su cui i nostri input chimici seguono la logica del reddito, a scapito di qualsiasi criterio ecologico.

  • Giancarlo Gariglio

    Grazie 2 volte Michele. la prima per il tuo commento. La seconda perché tu sei stato il primo che mi ha parlato di questa possibilità aberrante…

  • Mi pare che confondete Napalm con Agent Orange, quello usato in Vietnam come defoliante. Se si usasse il Napalm non sarebbe una vendemmia verde ma una distruzione totale. Peccato perchè l’articolo di Gariglio è ottimo, ma qualcuno poi si è sbagliato con il titolo e le foto. Slow Food non ha bisogno di tali trucchetti sensazionalistici.

    • Giancarlo Gariglio

      Ciao Mike, scusa se vedo solo ora il tuo commento. La mia era volutamente una provocazione e ritengo che nessuno abbia pensato davvero che si utilizzi il napalm per fare la vendemmia verde. Ho calcato ulteriormente la mano mettendo il mitico filmato di Apocalyps Now per sdrammatizzare un po’. Non si voleva fare sensazionalismi, piuttosto strappare un sorriso, ma visto quanto scrivi, forse non ci sono riuscito. A questo punto metto napalm tra virgolette così da rendere ancora più esplicita la cosa.

      • Ciao Giancarlo. Oggi il joke è passato right over my head, scusami la pignoleria sulla distinzione tra armi chimiche 😉 Su FB ho scritto sulla sfortunata scelta da parte dell’UE (o dei lobby che imposero queste misure scellerate) del termine “vendemmia verde”, che in tempi normali si riferisce alla riduzione parziale del carico di grappoli a scopo qualitativo e non certo per ragioni di mercato. Resta sicuro il fatto che continua ad esistere una viticoltura scadente che vive di assurdità come quelle di cui giustamente scrivi. Sarebbe bello parlare solo di vini fatti bene, ma il grosso della produzione e dell’esportazione italiana è vino da meno di 1 euro al litro che compete con Cile e Australia, ed è proprio quell’industria che detta le regole per tutti, svilisce il concetto di origine e blocca tentativi di orientare i regolamenti UE verso una vera qualità.

  • A scanso di equivoci in cui molti posso incorrere, per via di certe doppiezze lessicali:
    La vendemmia verde per l’OCM consiste nella TOTALE ELIMINAZIONE DELLA PRODUZIONE DI UN VIGNETO. Quindi NON SI TRATTA DI SEMPLICE DIRADAMENTO. QUest’ultimo infatti non è finanziabile.
    Credo, pronto a rettificare in caso di smentita, che il problema sia che la vendemmia verde è strutturale in Sicilia ma costa troppo (si può leggere un articolo del Gambero in proposito: http://www.gamberorosso.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=269821&Itemid=5). Quindi a qualcuno è venuto in mente di usare benzyladenine o simili molecole (già in uso per diradare mele e pere) in dosi tali da non lasciare allegare le viti, eliminandone la produzione. Tecnicamente è (forse) possibile ma difficile: le domande si chiudono al 31 maggio, e il trattamento andrebbe verosimilmente fatto entro tre settimane.
    Forse è possibile: in effetti un documento della Regione Lombardia, che riguarda l’OCM in vigore, non contempla l’uso della chimica per la vendemmia verde perché non ci sarebbero prodotti adeguatamente testati per farla: http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.agendadigitale.regione.lombardia.it%2Fshared%2Fccurl%2F32%2F270%2FVendemmia%2520Verde%2C4.pdf&h=hAQEbvWdc
    Difficile, comunque, perché Exilis & Co. (ovvero preparati in commercio per il diradamento di meli e peri: dal diradamento all’eliminazione dei frutti è questione di dosi…) funzionano male con il caldo e le viti fioriscono a giugno: oltre un mese dopo meli e peri.

    In pratica, nella testolina di qualche proponente, ci sarebbero vigneti verdissimi senza un grappolo, ma, a tacer d’altro, chissà con quali squilibriii (le potature e le concimazioni, infatti, dovrebbero esser fatte prevedendo dei frutti da far crescere e maturare).
    Il tutto, con la conferma intrinseca dell’assurdo totale: spendere, difendere e lavorare in un vigneto per non produrre. Davvero un non sense in termini di programmazione, che la vendemmia verde tratta con la stessa lungimiranza ed efficacia di un annicello caldo per un cancro.

  • Alessio Davolio

    Io non concepisco neppure il diserbante in vigna…figuriamoci una tale oscenità.