Vallée d’Aoste Pinot Noir 2011, Elio Ottin

GLUCK – La bottiglia della sera

 

10264933_10202410335715217_723249322505945399_ndove: a casa

con: bollito con cipolle di Alife in agrodolce

 

 

È certamente uno dei migliori pinot noir d’Italia quello di Elio Ottin, personaggio semplice in apparenza, ma che nei fatti si rivela un vignaiolo competente e raffinato.

La sua casa–cantina–stalla si trova tra le Alpi Occidentali nella piccola e deliziosa frazione Perossan Neyves, appena fuori la città di Aosta. Qui a una altitudine di 500-600 metri alleva le sue viti di petit arvine, cornaline, fumin e pinot noir su terreno calcareo e pietroso in ripida pendenza.

In questo clima rigido, freddo e siccitoso, la vite fatica a sopravvivere ed Elio lavora come un matto per dare vita a vini straordinari. Non ha piena consapevolezza di quanto siano buoni, sembra quasi più fiero della sua reìna, la mucca che gli ha dato grande soddisfazione durante le “battaille de reines” che da queste parti sono molto seguite, con lo stesso accanimento che si può incontrare durante un derby calcistico.

Ritrovo il pinot noir di Ottin in cantina, a un anno dalla visita ai suoi splendidi vigneti. È un vino di montagna, raffinato, sottile e leggiadro in ogni sua espressione. Al naso prevale il frutto di sottobosco, delicata la viola e la punta di grafite, appena pepato. Il sorso rivela la stoffa da primo della classe, agile e scattante, deciso nella spinta della freschezza, si fa bere con avidità.

È di consolazione alla mia cena solitaria tra suite di Bach e il bollito con cipolle di Alife in agrodolce.

 

 

 

Prezzo in enoteca 15 euro

 

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.