Valdobbiadene Prosecco Tranquillo Dei Opereta 2016, Frozza

GLUCK – La bottiglia della sera

 

 

dove: in cantina

con: Giovanni Frozza

 

 

Il Prosecco tranquillo è oramai in via di estinzione, anzi a pensarci bene è già praticamente estinto. Sono davvero pochi i produttori che mantengono ancora viva questa antica tradizione.

Giovanni Frozza rimane uno dei rari casi che ancora crede fermamente in questa tipologia per un motivo semplice: è il vino che più ama, e quello che beve di più in prima persona.

In questa bottiglia finisce la selezione delle uve migliori del Col dell’Orso, quelle della sommità della collina dove le piante affondano le radici nella roccia calcarea: vigne vecchie con grappoli spargoli, capaci di estrarre solo il meglio di questa nobile terra.

È abbastanza intuibile che l’interesse commerciale per questo vino è piuttosto basso: l’idea che un Prosecco possa non avere le bollicine potrebbe essere fonte di titubanza per molti (a onore del vero c’è anche da dire che sono davvero pochi i produttori che producono bene questa tipologia).

L’etichetta in questione è il Dei Opereta, dove “Opereta” è il soprannome di famiglia dei Frozza di Colbertaldo. È un vino delicato, fresco, dai sentori floreali e delicatamente fruttati. Questo 2016 ha un naso particolarmente ben delineato, minerale, capace di rapirti già al primo istante. Al palato è fresco, croccante, teso dotato di una bella sapidità che si fonde con le note più fruttate tipiche del Prosecco.

Difficile resistere al secondo bicchiere, viene richiamato immediatamente (ha 11 gradi alcol e una beva come pochi). Servito fresco è il vino che non deve mai mancare in una cena di pesce. L’abbinamento con le ostriche può ricordare in qualche modo quello del Muscadet della Loira. Gentile e garbato sa gestire con maestria i crudi di pesce, ma anche un bel piatto di pasta con le vongole.

Sicuramente ha il buco sotto la bottiglia perché non può finire cosi velocemente.

 

 

Prezzo in enoteca 11 euro

 

 

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino – o di birra – bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino (o una birra) “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.