Uve a prezzi stracciati, il problema in Italia è drammatico

503=342-fallDopo aver scritto il mio breve articolo lo scorso lunedì, mi sono giunti tantissimi messaggi da produttori sparsi per tutta Italia che mettevano in luce come il problema delle uve acquistate a prezzi stracciati investisse anche loro (sms dal Friuli, Marche, Piemonte, Sicilia, tanto per citare alcune regioni). Noi avevamo messo in luce quello che ci pareva un vero e proprio scandalo, ovvero la vendita di Fiano in Irpinia a 0,60 euro al chilo. Un prezzo indecoroso per una docg, ma anche per un vino bianco tra i più buoni del nostro paese.

Ebbene, senza andare troppo lontani dal luogo fisico in cui vivo (il Piemonte) si può far riferimento alla barbera nell’astigiano che secondo questo documento ufficiale fornitoci da Massimo Pastura de la Ghersa è passata di mano nella scorsa vendemmia a 0,50 euro al chilo. A qualcuno la cifra può sembrare anche alta, ma va raffrontata alla produzione per ettaro e ai costi di manodopera e materiale che si utilizza. Normalmente la viticoltura di qualità e precisione ha rese che non superano i 70/80 quintali per 10.000 metri quadrati di terra. Quindi l’incasso non oltrepassa i 4.000 euro lordi. In collina per fare questa agricoltura si lavora almeno 300 ore. Per cui il ricavo copre appena i costi della manodopera, poi bisogna sottrarre alla cifra le sostanze utilizzate nei trattamenti e il costo delle macchine. Come possiamo sperare che nelle nostre colline si continui a fare viticoltura con questi numeri?

Il futuro di chi produce solo uva è praticamente segnato. Accade quindi che nell’astigiano per risparmiare si decida spesso e volentieri di saltare alcuni trattamenti, ad esempio quello contro la flavescenza dorata, e così il danno si propaga all’intero sistema produttivo, condannando anche aziende agricole sane. L’Italia, dopo una o due stagioni durante le quali pareva che i contributi agli espianti avessero funzionato e le cantine fossero vuote, rivive momenti drammatici. Alcuni attenti commentatori ci raccontano che parte dei problemi nascono a causa della Spagna, che ha una quantità di vino invenduto che fa spavento.

Quello che mi pare sia certo è che nel nostro paese non sia possibile produrre vino a bassissimo costo, pena il lavorare in perdita. Le spese relative agli impianti, unite a un’agricoltura di collina che non ci permette di meccanizzare ci condannano per forze di cose alla qualità. un concetto che purtroppo non è stato recepito da una parte consistente del nostro sistema: commercianti, imbottigliatori e anche purtroppo cooperative e singolo produttori che hanno fatto investimenti sballati devono sedere sul banco degli imputati. La futura strategia economica da adottare non ci lascia scampo: può essere solamente quella di specializzarci in produzioni di un certo valore qualitativo puntando sulle tante eccellenze del nostro paese, vigilando con estremo rigore sui mercati internazionali perché come ci è stato riferito fa male a tutti vedere la Barbera d’Asti offerta a Hong Kong a 1,5 euro a bottiglia.