Tutti i Vini Gluck di questa estate

Da oggi ufficialmente inizia l’estate, anche se sono già circa dieci giorni che sudiamo copiosamente in ogni città d’Italia, soprattutto al nord.

Le scuole sono terminate e qualcuno è già partito per il mare; così anche la rubrica GLUCK – LA BOTTIGLIA DELLA SERA va in ferie, per ritornare in settembre, alla fine della stagione calda.

Però non vi lasciamo senza indicazioni su cosa bere nelle prossime settimane e, in rigoroso ordine geografico, vi indichiamo 3, 4 o anche 5 etichette per ogni regione d’Italia: alla fine sono 92 vini, uno al giorno per tutta la durata di questa estate, dal solstizio di giugno (ieri notte) all’equinozio di settembre.

Non grandi vini o bottiglie importanti e costose, ne tantomeno etichette reliquia difficili da trovare. Si resta fedeli allo spirito del Vino Gluck, che recita … un vino “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.

VALLE D’AOSTA

All’interno dell’unica Doc regionale andiamo a ricercare la delicata ma incisiva sapidità dello Chardonnay di Château Feuillet, la sottile aromaticità agrumata del Nus Malvoisie di Les Granges, il passo setoso del Fumin di Elio Ottin e il frutto fresco e croccante del Donnas di Caves Coopératives de Donnas.

PIEMONTE

In Piemonte invece ci comportiamo come se i vini dovessero accompagnare un lauto pranzo. S’inizia con l’allegria e l’energia dell’Alta Langa Brut di Ettore Germano per poi procedere con la ricchezza e la complessità del Cortese di Mauro Spertino, vinificato con macerazione delle bucce. Al piatto forte estivo associamo due rossi freschi e dinamici, la Barbera d’Asti La Lippa di La Gironda e il Dolcetto d’Alba Piano delli Perdoni di Fratelli Mossio. Finale di assoluta fragranza e spensieratezza con il Moscato Filari Corti di Carussin.

LIGURIA

Le terre di Levante e di Ponente ci propongono in maniera irresistibile la freschezza iodata del Pigato di Maria Donata Bianchi e del Pigato Sogno di Vis Amoris, nonché la gustosa tensione del Vermentino di Santa Caterina. E non si può rinunciare nemmeno all’eleganza e alla succosa scorrevolezza del Rossese di Dolceacqua d’annata di Maccario Dringenberg.

LOMBARDIA

Anche qui, come in Piemonte, apriamo con una bollicina nobile, il Franciacorta Brut di 1701. Immancabile, soprattutto se ci vengono a trovare amici tedeschi, il Lugana Bio di Marangona; giustamente rinfrescati in frigo il Buttafuoco Cerasa di Andrea Picchioni e il Vino del Quattordici (rosso) di La Costa. E infine, per una serata un po’ più fresca, il Rosso di Valtellina di Barbacan.

TRENTINO

Un vino per vallata (o per territorio) tipico e caratteristico: Nosiola di Pisoni, Müller Thurgau di Rudi Vindimian, Chardonnay di Lavis. E dal Campo Rotaliano la brillante novità del Teroldego Rosato di Redondel e la solida tradizione del Teroldego Foradori di Elisabetta Foradori.

ALTO ADIGE

La proposta altoatesina potrebbe essere decisamente ampia ma noi restringiamo le scelte al vitigno gluck per eccellenza, la schiava (2016 annata eccezionale per questa varietà). 4 vini diversi e convincenti: Schiava Fass N°9 di Cantina Girlan, Lago di Caldaro Cl. Sup. Pfarrhof di Cantina Caldaro, Santa Maddalena Classico di Cantina di Bolzano e Schiava di Baron Widmann.

VENETO

Proposta ampissima, che non può certo tralasciare un Prosecco Colfondo (a vostra scelta uno tra…) e un bel Soave fresco e minerale, come l’Otto di Graziano Prà. E poi la fragranza di qualche rosso leggero: il Bardolino di Poggio delle Grazie, il Valpolicella d’annata di Monte Santoccio e il Colli Berici Tai Rosso Riveselle di Piovene Porto Godi.

FRIULI VENEZIA GIULIA

Solo bianchi dal Friuli, meglio se da varietà autoctone: dai terreni vicini al mare la Malvasia di Bortolusso, finemente aromatica; dalla singolarità del territorio di Faedis il Friulano di Ronc dai Luchis, pieno e gustoso; dalla ponca del Collio la Ribolla Gialla di Ronco dei Tassi, sottile e agrumata; dai terreni sassosi del Carso la Vitovska di Zidarich, sapida e iodata e infine dalle colline di Corno di Rosazzo il Verduzzo di I Clivi, asciutto e incisivo.

SLOVENIA

Sono tre i territori vitivinicoli della Slovenia che confinano con l’Italia, e da ognuno di questi attingiamo un vino, da varietà autoctona. Dalla Brda, naturale continuazione del Collio goriziano, la fresca Rebula di Marjan Simcic; dalla valle del Vipava il Vipavska Dolina Pinela di Guerila e dal Kras (Carso sloveno) la Malvazija di Stemberger.

EMILIA ROMAGNA

Estate, stagione ideale per bere i Lambruschi, privilegiando quelli rifermentati in bottiglia: tra i tanti segnaliamo il Lambrusco di Sorbara Radice di Paltrinieri e il Lambrusco di Sorbara Falistra di Podere Il Saliceto. Altro rosso da rifermentazione in bottiglia (ma da zona e vitigno diversi) il fresco e croccante Colli Bolognesi Barbera Frizzante di Alessandro Fedrizzi. Dalla Romagna un rosso di grande bevibilità, come il Romagna Sangiovese Sup. di Marta Valpiani, e un bianco sapido e intrigante da vinificazione in anfora, il Romagna Albana Vitalba di Tre Monti.

TOSCANA

Compagni ideali per le immancabili grigliate di carne estive il Chianti Classico di Villa Pomona, il Chianti Rufina di Frascole e il Rosso di Montepulciano di Poderi Sanguineto I e II. Ideali per succosità e profondità di beva anche altri due rossi non fatti con il sangiovese, come il Maremma Toscana Ciliegiolo Principio di Antonio Camillo e il Melograno di Podere Concori (syrah e ciliegiolo).

MARCHE

Compagni ideali, invece, per le immancabili grigliate di pesce estive questi gustosi e sapidi bianchi: dalla riva sinistra dell’Esino il Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Macrina di Garofoli; dai versanti della riva destra il Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. La Staffa di La Staffa; dal comprensorio più montano di Matelica il Verdicchio di Matelica di Collestefano e dalle colline del Piceno il Pecorino Fiobbo di Aurora. Per uno spuntino pomeridiano con pane croccante e un buon salame consigliamo vivamente la Lacrima di Morro d’Alba di Vicari.

UMBRIA

Quattro vini umbri da vitigni e territori diversi, tutti d’immediata piacevolezza e grande bevibilità: Orvieto Cl. Sup. Terre Vineate di Palazzone, Trebbiano Spoletino Farandola di Di Filippo, il Grechetto di Todi Montorsolo di Cantina Peppucci e il Ciliegiolo Lautizio di Collecapretta.

LAZIO

Nel solco della migliore tradizione laziale scegliamo tre ottimi bianchi di zone differenti: il Grechetto di Trappolini dalla valle del Tevere (tra Castiglione in Teverina, Montefiascone e Civitella d’Agliano), il Frascati Sup. Racemo di L’Olivella dalla zona dei castelli Romani e il Capolemole Bianco di Marco Carpineti dalle terre rosse e laviche di Cori, in provincia di Latina.

ABRUZZO E MOLISE

Un’etichetta per ogni tipologia presente nelle due regioni, ricercando sempre grande bevibilità del vino e interpretazione rigorosa e attuale della varietà: Trebbiano d’Abruzzo Anfora di Cirelli, Pecorino di Tiberio, Cerasuolo d’Abruzzo Le Cince di De Fermo, Montepulciano d’Abruzzo Ottobre Rosso di Tenuta I Fauri e infine Molise Tintilia Lame del Sorbo di Vinica.

CAMPANIA

Grande possibilità di scelta in Campania, semmai con l’imbarazzo di dimenticare qualche etichetta imperdibile. Quindi per iniziare Falanghina del Sannio Taburno di Fontanavecchia; poi Costa d’Amalfi Tramonti Bianco di Tenuta San Francesco, Greco di Tufo di Pietracupa e Kratos di Maffini, da uve fiano coltivate nel Cilento. Non può mancare infine un’ottima espressione di piedirosso, il Campi Flegrei Piedirosso di Contrada Salandra.

PUGLIA

Salento, terra di grande tradizione di vini rosati, negli ultimi anni sempre più buoni e sempre più in auge. Alla fine la scelta ricade su Rosa del Golfo di Rosa del Golfo, Girofle di Severino Garofano Vigneti e Cantine, Rohesia di Cantele e Nardò Rosato Danze della Contessa di Alessandro Bonsegna. Non tralasciamo un rosso fresco e scattante dai vigneti della Daunia, il Castel del Monte Parco Grande di Giancarlo Ceci.

BASILICATA:

Nel Vulture, terra di grandi rossi, cominciamo con il segnalare un bianco innovativo, di grande interesse e piacevolezza: il Dhjetë di Elisabetta Musto Carmelitano, un Moscato frizzante e secco rifermentato in bottiglia. E poi due bei rossi, L’Atto di Cantina del Notaio e l’Aglianico del Vulture Gricos di Grifalco, per una serata estiva in cui si rende necessario un golfino.

CALABRIA

Ampia e diversificata l’offerta che la Calabria può proporre negli ultimi anni: siamo costretti a limitarci alla sola – ma tumultuosa in termini di impegno e novità – zona di Cirò, per segnalare il Cirò Bianco di Cote di Franze, il Rosato Marinetto di Sergio Arcuri e il classico Cirò Rosso di ‘A Vita.

SICILIA

Gli amanti dei rossi estivi e leggeri, non privi di sostanza e gustosità, non possono assolutamente farsi scappare il Cerasuolo di Vittoria di Cos e il Frappato di Manenti. Se poi si vuole maggiore consistenza senza perdita di bevibilità e freschezza allora potrebbero tornare buoni il Nero d’Avola di Viticoltori Associati Canicattì assieme al sorprendente Nero d’Avola Note Nere di Feudo Ramaddini. E infine un solo bianco, difficile da scegliere per la grande offerta che c’è nell’isola, ma non abbiamo dubbi: il Grillo di Nino Barraco.

SARDEGNA

Spiagge della Sardegna, rilassati e ben intenzionati a godere delle delizie del luogo: alla sognata immagine (che forse per qualcuno diventerà realtà) non può mancare una secchiello per mantenere fresca una bella bottiglia di bianco, come il Vermentino di Gallura Sciala di Vigne Surrau, il Vermentino di Gallura Piras di Cantina Gallura o il Vermentino di Sardegna I Fiori di Pala. E se prima di andare a dormire volete fermarvi a sognare ancora un po’ ad occhi aperti c’è sicuramente il Mirto in frigo, ma meglio ancora un calice di Vernaccia di Oristano Riserva di Contini: provare per credere!

 

 

 

  • Hélder Pessoa Câmara

    Grazie alla guida oggi al Penny Market di Catania ottimo bianco sardo dal rapporto qualità/prezzo ottimo

    https://uploads.disquscdn.com/images/8c1d4458a468c87eb4bab00a9f63019364904ed327928360b4c0ce7564925280.jpg

    • monica raspi

      troppo basso questo prezzo, qualcuno di sicuro viene strangolato, e ho il sospetto che sia quello che lavora la terra…..

      • Hélder Pessoa Câmara

        … ogni volta che un vino viene venduto ad un prezzo “basso” sarebbero comunque 5.000 delle vecchie lire, subito ci deve essere qualcosa che non va. Invece quando un Timorasso, Sauvignon, Chardonnay ecc per citarne qualcuno a caso, ma potrei fare un elenco lunghissimo, vengono venduti a 40 – 60 – 80 e più euro nessuno dice niente. Questa è il classico commentoi dell’italiano medio, o meglio mediocre e ipocrita. La benzina costa 43 dollari al barile e viene venduta al litro 1,47 come quando il barile nel 2008 costava 148 dollari e nessuno dice niente. In Italia c’è la percentuale più alta di auto a gasolio e SUV, che inquinano più di tutte, e girando per cantine in Toscana, Veneto, Piemonte vedessi qualche Tesla, o macchine alimentate a GPL Metano, Hybrid poco o niente. Invece appena un vino, parlando di enologia, costa 2-3-4 euro subito a pensare chissà cosa faranno, chissà cosa c’è dietro ??!! … ma potremo parlare di cellulari, abbigliamento firmato ecc… L’Italia è uno dei paesi, in percentuale agli abitanti, ad avere più cellulari di fasce molto alte, ad acquistare capi firmati a prezzi improponibili, e va tutto bene nessuno dice niente, poi se una cantina oltretutto con 430 soci per cui di sicuro la resa per ettaro sarà discretamente alta per cui possono permettersi, ed io aggiungerei, anche accontentarsi di vendere ad un prezzo basso subito a criticare. Anche perché, se il risultato finale reddito, guadagno chiamatelo come volete di chi vende bottiglie a prezzi improponibili, serve anche o sopratutto a ostentare ricchezza con macchine da 50-80.000 mila euro, ville (nemmeno a impatto zero o case passive) faraoniche, forse è meglio un onesto, piccolo o grande che sia che conferisce le sue uve ad una società coop o consorzio e vivere sereno e tranquillo nel suo semplice casolare. Ma l’Italia purtroppo è così, ormai c’è ne siamo fatti una ragione. https://uploads.disquscdn.com/images/8925a9af7a92e6fe5e4f85167f8c2d8b58e67533fb95915eeb5dafa72f3b261f.jpg

        • monica raspi

          Ma cosa c’entra la proprietà di un SUV o un abito firmato con il lavoro della terra? Tu parli per frasi fatte e luoghi comuni. Io conosco il lavoro del viticoltore e i costi fissi di un vino. Oltre al tappo, la bottiglia l’etichetta e il direttore marketing, quell’uva è stata coltivata, accudita, il terreno lavorato con trattori che vanno a gasolio, raccolta, ci sono stati cantinieri che hanno travasato quel vino, un enologo che lo ha assaggiato, assemblato, corretto, un trasportatore che lo ha portato al tuo supermercato e un commesso che lo ha messo sullo scaffale, ognuno ha guadagnato qualcosa da quella bottiglia. Non c’è nessun complotto, solo la realtà dei fatti che tu probabilmente non conosci. Per questo mi chiedo al conferitore quanto è stata pagata quell’uva. Se uno è capace di vendere il suo vino a 40 € e più, gli dico bravo e beato lui, il prezzo lo fa il mercato. Poi ci sono altri motivi per cui un vino non dovrebbe costare cosi poco, ma non voglio proseguire la polemica. Solo ti dico, che prima di darmi dell’ipocrita, dovresti sapere chi sono, cosa faccio nella vita e che macchina guido. E non ultimo assaggiare il mio vino. Comunque sono orgogliosa di essere mediocre

          • Hélder Pessoa Câmara

            Beata lei, io invece cerco nel mio piccolo di non esserlo. Lavoro per 1.400,00 euro al mese a progetti di sviluppo nei paesi del sud America, da 10 anni ho una macchina hybrida pagata a rate, nella piccola casa dove abito ereditata dai miei nonni ho messo i pannelli solari, le pompe di calore e la casa è stata isolata termicamente. Tutto questo con 1.400,00 euro al mese è un sacrificio non facile ma che faccio volentieri. Questo per dirle che se una bottiglia costa 3.00 euro mi fa piacere così posso acquistarla. Io conosco benissimo la realtà dei fatti nel mondo del vino, e so benissimo che il Vermentino sardo in questione ha una resa molto alta pur mantenendo un grado alcolico e una struttura, grazie al sole, da renderlo un vino piacevole. Il direttore marketing (della commercializzazione) è quello che alla mattina apre la Cooperativa, fa le bollette e a volte anche le consegne e le vendemie. Conosco anche i costi dei tappi sintetici, della bottiglia di vetro e dell’etichetta su quantità di acquisto di 800.000-1.000.000. Chiaramente Jerzu non sono Villa Pomona ma un gruppo di semplici conferitori che allevano non solo la vite ma anche cereali, animali ecc…. Certo avere una villa padronale, le case coloniche, magazzini, cantine, tutto probabilmente sotto la ragione sociale Azienda Agricola (con tutti i vantaggi che comporta) e in più fare la veterinaria con il marito medico forse è più facile e rassicurante che essere dei semplici agricoltori. Io non volevo essere polemico ma solo realista, ognuno ha la propria storia. Comunque sarei curioso di sapere che auto utilizzate, se la Villa Patronale e tutto il resto abbiano un’efficenza energetica adeguata per un risparmio di CO2, se usate trattori a idrogeno ecc….. In sud america abbiamo acquistato uno di questi trattori mettendo insieme 60 produttori agricoli che cooperano insieme per la gestione dei lavori. Questo è una piccola parte di un futuro che sia auspica rivolga l’attenzione più alla sostenibilità che al mercato. Un saluto e buona fortuna.

            http://www.impresamia.com/agricoltura-trattori-a-idrogeno-o-ibridi/

          • monica raspi

            va bene, se proprio vuole continuare con questo tono polemico spesso offensivo per avere ragione, Le rispondo, ma per l’ultima volta. Guido una Citroen C5 del 2003 a GPL e della Villa padronale possiedo solo un pezzo delle cantine, il resto è stato diviso in numerose eredità. Il veterinario non lo faccio più da molto perché o si fa un lavoro o se ne fa un altro. Energeticamente mi servo di un impianto fotovoltaico e non ho impianto di riscaldamento (mi riscaldo a legna e con numerosi maglioni come si faceva una volta). Mi fa piacere che Lei conosca una bella realtà come quella di Jerzu, ma rimango dell’opinione che 2,60 € siano troppo pochi per una bottiglia di vino, qualcuno il conto lo paga, vuoi che sia il produttore dell’uva, vuoi che sia l’ambiente. In più si crea confusione in un compratore meno attento di Lei, pensando che un vermentino fatto come si deve, venduto ad un presso onesto come possono essere i 7, 8 euro, magari anche con un’attenzione nei confronti dell’ambiente, o della sanità delle uve che andranno in quel vino, sia opera di un ladro riccone con il SUV e il telefonino. Io che non vendo il mio vino a 40 euro, faccio fatica a gestire la mia piccola azienda, e meno male che ho il marito medico, così i miei figli possono studiare, perché con quello che guadagno, non è detto che ce la farei. Forse farei più trattamenti in vigna, oppure non sarei biologica, o infine raccoglierei uve anche poco sane e le riempirei di solforosa. Ma io il mio vino me lo bevo, e in vigna ci vado tutti i giorni e alla mia salute ci tengo.
            Ho letto altre Sue polemiche, e ho sbagliato a risponderLe perché evidentemente La gratifica, ma la invito a riflettere sul prezzo che DEVE avere il buono pulito e giusto

          • Hélder Pessoa Câmara

            … una piccola verve polemica ci sta e ci deve sempre essere, altrimenti che noia la vita, ma non credo proprio di aver offeso nessuno. Posso ammettere di essermi spiegato male o eventualmente lei non riesce a capire, ma il tema è; si può produrre del buon vino a prezzi onesti ?- si. Poi se lei non conosce i vini delle cantine sociali e la loro politica non può sapere che è possibile produrre anche vini biologici a prezzi bassi. E’ un vecchio concetto che non è mai stato possibile realizzare politicamente, perché ha sempre provocato danni alla società, ma se c’è una gestione sana e onesta funziona in una azienda per lo più agricola e si chiama condivisione. Esempio_Io come tanti piccolissimi contadini ho un pezzetto piccolo o grande di vigna la lavoro e vendo le uve a Terre del Barolo, Dorgali, Argiolas, ecc… può funzionare anche a livello di gestione famigliare vedi Librandi, se la lavoro bene me la pagano bene (buono,pulito e giusto) per cui non devo acquistare, come chiaramente avrà dovuto fare lei che produce 20.000 bottiglie la pigiatrice, le botti di acciaio, di rovere, barrique, imbottigliatrice, tappi, etichette, consulenze di enologi, agronomi, ecc… In questo caso ci pensa la cantina sociale, cooperativa o quel che è. Detto questo io le auguro di vendere i suoi vini che adesso costano 20,00 in enoteca a 40-50-100 euro un giorno, e chiaramente anche se avessi i soldi non sarei un suo cliente, anche solo per una questione di etica. Un caro saluto https://uploads.disquscdn.com/images/30df9d3a00c834d3896d90c9100b4c1995e06145d5bb2469989426ef42443406.jpg
            “I vini delle cantine sociali. Qualità e quantità. 377 etichette” Gambero Rosso Editore anno 2006″

          • Ivan Ferri

            Mi permetto di segnalare una cosa. Non limitiamoci all’operato delle cantine, guardiamo anche all’operato della GDO.
            Se il Penny Market vende a 2,60 significa che ci guadagna, quindi alla cantina arrivano persino meno.
            Potremmo parlare anni delle aste al buio delle centrali d’acquisto GDO, dei “pizzi” imposti ai produttori per mettere i prodotti sugli scaffali, ecc ecc…..la GDO non fa beneficenza ricordiamocelo sempre.
            Detto questo si può produrre vino a prezzi onesti? Sicuramente sì, e lo fanno in tanti. Ma 2,60€ per me NON è un prezzo onesto. E’ un prezzo che significa che qualcuno è stato strozzato, o la qualità è pessima.
            Non ci sono altre possibilità.
            Ci sono alcuni costi a cui non ci si può sottrarre, sia che tu sia una cooperativa, sia che ti chiami Antinori. La DOC, i controlli sanitari, il manuale HACCP, il gasolio, la registrazione ASL degli stabilimenti di vinificazione e stoccaggio.
            Non conosco di preciso il costo della DOC in oggetto, ma ne conosco altre e so che possono arrivare anche a 0,5/0,6€/Kg di uva.
            Quindi al netto di tutto, considerando che su quei 2,60€ ci deve guadagnare la GDO, il trasportatore, la cooperativa….quanto mai pagheranno l’uva ai soci? Per alcune DOC abruzzesi siamo a 20 cent/Kg….
            E’ un prezzo ONESTO questo secondo lei? E’ una giusta remunerazione per chi lavora la terra 20 cent al chilo di uva?
            Poi mi trova d’accordo con molte delle sue considerazioni, ma tra 2,60€ e gli 80€ (che poi se qualcuno è disposto a pagarli significa che ritiene li valga) c’è un mare di sfumature.

          • Hélder Pessoa Câmara

            … detto questo è vero che c’è un mare di sfumature, ma al di là del Penny Market a cui ho telefonato e gentilmente mi hanno detto che come fanno tante GDO e anche Amazon su alcuni prodotti non ci guadagnano, anzi possono anche decidere di perderci per una politica di Marketing (commercializzazione o mercatistica o mercatologia) non fanno pubblicità in televisione che costa cara, non fanno tante altre pubblicità…ecc… Comunque può essere che 2,60 sia poco, ma i 3,86 euro del Dolcetto di Diano d’Alba (se vuole le allego lo scontrino) sono reali, ho visitato, quando sono stato a Torino per lavoro, alcuni anni fa Terre del Barolo e le assicuro che il vino in questione come tutti gli altri, sono prodotti con caratteristiche organolettiche buone e i conferitori sono veri contadini soddisfatti del rapporto con la Cantina. Per quando riguarda gli 80€ (che poi se qualcuno è disposto a pagarli significa che ritiene li valga) io sono da sempre per un mondo libero e democratico dove chi rispetta le regole e paga le tasse può fare e vendere quello che vuole e a che prezzo vuole. Per quanto riguarda il valore è tutto relativo ma questo non sta a me ne a lei decidere cosa e quanto vale qualcosa, ognuno deve avere, dovrebbe avere, le conoscenze per valutare. Comunque c’è sempre alla base del vino una questione fiscale, per quanto riguarda le Aziende Agricole, la loro ragione sociale le consente di pagare pochissime tasse rispetto agli introiti che hanno. Ho un amico giornalista che lavora al Sole 24 Ore, non posso fare il nome per una questione di privacy e anche perché a detta di lui è una questione che la redazione non vuole che se ne parli.
            Le AZ. AG. che coltivano, vendemmiano, vinificano, imbottigliano e vendono hanno delle leggi fiscali molto agevolate che si basano sul valore catastale e domenicale dei terreni (nelle ex province i catasti sono fermi agli anni 60 per cui un terreno come il Sassicaia o il Costa Russi ecc… valgano di più oggi ??!! ) pagando molto meno di qualsiasi altra azienda che sia snc, spa ecc….
            Basterebbe far pagare le tasse o in base al reddito catastale e domenicale o a quello prodotto dall’attività, prendendo in considerazione quello che ha il valore più elevato tra i due.
            Cosi se uno coltiva qualcosa di poco remunerativo paga in funzione del
            catastale e domenicale, se invece per svariati motivi riesce ad avere dei guadagni elevati (buon per lui vedi i vini sopra i 40-80-100 euro_ Costa Russi 380,00 euro), paga in funzione di quello che ha guadagnato. Buona giornata

          • Hélder Pessoa Câmara

            … detto questo è vero che c’è un mare di sfumature, ma al di là del Penny Market a cui ho telefonato e gentilmente mi hanno detto che come fanno tante GDO e anche Amazon su alcuni prodotti non ci guadagnano, anzi possono anche decidere di perderci per una politica di Marketing (commercializzazione o mercatistica o mercatologia) non fanno pubblicità in televisione che costa cara, non fanno tante altre pubblicità…ecc… Comunque può essere che 2,60 sia poco, ma i 3,86 euro del Dolcetto di Diano d’Alba (se vuole le allego lo scontrino) sono reali, ho visitato, quando sono stato a Torino per lavoro, alcuni anni fa Terre del Barolo e le assicuro che il vino in questione come tutti gli altri, sono prodotti con caratteristiche organolettiche buone e i conferitori sono veri contadini soddisfatti del rapporto con la Cantina. Per quando riguarda gli 80€ (che poi se qualcuno è disposto a pagarli significa che ritiene li valga) io sono da sempre per un mondo libero e democratico dove chi rispetta le regole e paga le tasse può fare e vendere quello che vuole e a che prezzo vuole. Per quanto riguarda il valore è tutto relativo ma questo non sta a me ne a lei decidere cosa e quanto vale qualcosa, ognuno deve avere, dovrebbe avere, le conoscenze per valutare. Comunque c’è sempre alla base del vino una questione fiscale, per quanto riguarda le Aziende Agricole, la loro ragione sociale le consente di pagare pochissime tasse rispetto agli introiti che hanno. Ho un amico giornalista che lavora al Sole 24 Ore, non posso fare il nome per una questione di privacy e anche perché a detta di lui è una questione che la redazione non vuole che se ne parli.
            Le AZ. AG. che coltivano, vendemmiano, vinificano, imbottigliano e vendono hanno delle leggi fiscali molto agevolate che si basano sul valore catastale e domenicale dei terreni (nelle ex province i catasti sono fermi agli anni 60 per cui i terreni dove si alleva il Cabernet Sauvignon e il nebbiolo Sassicaia e il Costa Russi ecc… valgono di più oggi ??!! ) pagando molto meno di qualsiasi altra azienda che sia snc, spa ecc….
            Basterebbe far pagare le tasse o in base al reddito catastale e domenicale o a quello prodotto dall’attività, prendendo in considerazione quello che ha il valore più elevato tra i due.
            Cosi se uno coltiva qualcosa di poco remunerativo paga in funzione del
            catastale e domenicale, se invece per svariati motivi riesce ad avere dei guadagni elevati (buon per lui vedi i vini sopra i 40-80-100 euro_ Costa Russi 380,00 euro), paga in funzione di quello che ha guadagnato. Buona giornata

          • Hélder Pessoa Câmara

            … detto questo è vero che c’è un mare di sfumature, ma al di là del Penny Market a cui ho telefonato e gentilmente mi hanno detto che come fanno tante GDO e anche Amazon su alcuni prodotti non ci guadagnano, anzi possono anche decidere di perderci per una politica di Marketing (commercializzazione o mercatistica o mercatologia) non fanno pubblicità in televisione che costa cara, non fanno tante altre pubblicità…ecc… Comunque può essere che 2,60 sia poco, ma i 3,86 euro del Dolcetto di Diano d’Alba (se vuole le allego lo scontrino) sono reali, ho visitato, quando sono stato a Torino per lavoro, alcuni anni fa Terre del Barolo e le assicuro che il vino in questione come tutti gli altri, sono prodotti con caratteristiche organolettiche buone e i conferitori sono veri contadini soddisfatti del rapporto con la Cantina. Per quando riguarda gli 80€ (che poi se qualcuno è disposto a pagarli significa che ritiene li valga) io sono da sempre per un mondo libero e democratico dove chi rispetta le regole e paga le tasse può fare e vendere quello che vuole e a che prezzo vuole. Per quanto riguarda il valore è tutto relativo ma questo non sta a me ne a lei decidere cosa e quanto vale qualcosa, ognuno deve avere, dovrebbe avere, le conoscenze per valutare. Comunque c’è sempre alla base del vino una questione fiscale, per quanto riguarda le Aziende Agricole, la loro ragione sociale le consente di pagare pochissime tasse rispetto agli introiti che hanno. Ho un amico giornalista che lavora al Sole 24 Ore, non posso fare il nome per una questione di privacy e anche perché a detta di lui è una questione che la redazione non vuole che se ne parli.
            Le AZ. AG. che coltivano, vendemmiano, vinificano, imbottigliano e vendono hanno delle leggi fiscali molto agevolate che si basano sul valore catastale e domenicale dei terreni (nelle ex province i catasti sono fermi agli anni 60 per cui i terreni dove si alleva il Cabernet Sauvignon e il nebbiolo Sassicaia e il Costa Russi ecc… valgono di più oggi ??!! ) pagando molto meno di qualsiasi altra azienda che sia snc, spa ecc….
            Basterebbe far pagare le tasse o in base al reddito catastale e domenicale o a quello prodotto dall’attività, prendendo in considerazione quello che ha il valore più elevato tra i due.
            Cosi se uno coltiva qualcosa di poco remunerativo paga in funzione del
            catastale e domenicale, se invece per svariati motivi riesce ad avere dei guadagni elevati (buon per lui vedi i vini sopra i 40-80-100 euro_ Costa Russi 380,00 euro), paga in funzione di quello che ha guadagnato. Buona giornata

          • Hélder Pessoa Câmara

            … detto questo è vero che c’è un mare di sfumature, ma al di là del Penny Market a cui ho telefonato e gentilmente mi hanno detto che come fanno tante GDO e anche Amazon su alcuni prodotti non ci guadagnano, anzi possono anche decidere di perderci per una politica di Marketing (commercializzazione o mercatistica o mercatologia) non fanno pubblicità in televisione che costa cara, non fanno tante altre pubblicità…ecc… Comunque può essere che 2,60 sia poco, ma i 3,86 euro del Dolcetto di Diano d’Alba (se vuole le allego lo scontrino) sono reali, ho visitato, quando sono stato a Torino per lavoro, alcuni anni fa Terre del Barolo e le assicuro che il vino in questione come tutti gli altri, sono prodotti con caratteristiche organolettiche buone e i conferitori sono veri contadini soddisfatti del rapporto con la Cantina. Per quando riguarda gli 80€ (che poi se qualcuno è disposto a pagarli significa che ritiene li valga) io sono da sempre per un mondo libero e democratico dove chi rispetta le regole e paga le tasse può fare e vendere quello che vuole e a che prezzo vuole. Per quanto riguarda il valore è tutto relativo ma questo non sta a me ne a lei decidere cosa e quanto vale qualcosa, ognuno deve avere, dovrebbe avere, le conoscenze per valutare. Comunque c’è sempre alla base del vino una questione fiscale, per quanto riguarda le Aziende Agricole, la loro ragione sociale le consente di pagare pochissime tasse rispetto agli introiti che hanno. Ho un amico giornalista che lavora al Sole 24 Ore, non posso fare il nome per una questione di privacy e anche perché a detta di lui è una questione che la redazione non vuole che se ne parli.
            Le AZ. AG. che coltivano, vendemmiano, vinificano, imbottigliano e vendono hanno delle leggi fiscali molto agevolate che si basano sul valore catastale e domenicale dei terreni (nelle ex province i catasti sono fermi agli anni 60 per cui i terreni dove si alleva il Cabernet Sauvignon e il nebbiolo Sassicaia e il Costa Russi ecc… valgono di più oggi ??!! ) pagando molto meno di qualsiasi altra azienda che sia snc, spa ecc….
            Basterebbe far pagare le tasse o in base al reddito catastale e domenicale o a quello prodotto dall’attività, prendendo in considerazione quello che ha il valore più elevato tra i due.
            Cosi se uno coltiva qualcosa di poco remunerativo paga in funzione del
            catastale e domenicale, se invece per svariati motivi riesce ad avere dei guadagni elevati (buon per lui vedi i vini sopra i 40-80-100 euro_ Costa Russi 380,00 euro), paga in funzione di quello che ha guadagnato. Buona giornata

  • monica raspi

    Mi sono messa un attimo stesa sul divano, mi sono detta, leggiamo quell’articolo di Fabio sui vini dell’estate, scrive bene, leggero, spesso divertente……poi arrivata alla Toscana sono svenuta. Grazie Fabio, felice di piacerti