Terroir Marche è una manifestazione paesaggio

Sono molto indeciso su quale sia stato il momento più bello dei giorni passati a Macerata in occasione di Terroir Marche 2018, festa del vino organizzata da 18 cantine marchigiane riunite dal 2013 in un consorzio nel comune desiderio di difendere e promuovere il paesaggio agricolo vissuto attraverso la viticoltura biologica.

Non so davvero se siano stati i banchetti di assaggio agli antichi forni, splendido luogo sotterraneo di Macerata, in cui i contatti con il pubblico e con i produttori sono stati stimolanti e molto divertenti.

O forse il mio laboratorio dedicato ai vini della rete LuccaBiodinamica. Insieme a Saverio Petrilli della Tenuta di Valgiano e Michele Guarino della Tenuta Lenzini abbiamo passato in rassegna undici vini delle aziende che animano le colline lucchesi proponendo un tipo di agricoltura in cui i principi della conservazione della fertilità del suolo si intrecciano alla dottrina filosofica fondata da Rudolf Steiner agli inizi del Novecento.

Undici bicchieri per un percorso degustativo esemplificativo della versatilità stilistica delle mie colline. Non ringrazierò mai abbastanza i ragazzi di Terroir per avermi dato la possibilità di testimoniare l’odierna qualità espressiva raggiunta dalla viticoltura lucchese.

A pensarci bene però la “mia ora preferita” è stata la presentazione del libro di Simonetta Lorigliola “È un vino paesaggio” pubblicato da Derive e Approdi sulla vicenda produttiva dei Vignai da Duline, azienda fondata da Federica Magrini e Lorenzo Mocchiutti a San Giovanni al Natisone in Friuli Venezia Giulia. Incontro che ha rappresentato un approfondimento imperdibile sul concetto di qualità enologica legata al luogo viticolo abitato e interpretato secondo strumenti umani quali osservazione e sensibilità.

Il dialogo sul libro, tra l’autrice e Lorenzo, ha messo in evidenza come le pratiche agricole di un “vignaiolo planetario” possano assumere un importante valore simbolico di resistenza contro la deriva omologante della viticoltura industriale per affermare in sintesi il valore della diversità come elemento di bellezza paesaggistica e di qualità enologica.

Insieme a Dioniso Crocifisso di Michel Le Gris, Non è il vino dell’enologo di Corrado Dottori, il libro sembra completare perfettamente una trilogia militante sul vino che Deriva e Approdi consegna a tutti gli appassionati e non come educazione consapevole al bere bene.

Grazie dunque a Terroir Marche che ha saputo in questi anni arricchire di contenuti artistici, culturali e sociali la semplice degustazione di vino fondando di fatto un paesaggio enologico che va oltre il bicchiere: non è cosa da poco.