Terre di Toscana… Off

In tutte le manifestazioni dedicate al vino vi è un momento che ho imparato a riconoscere e a catturare con la stessa concentrazione che adopero nel cercare porcini o asparagi selvatici, ma con risultati nettamente più soddisfacenti.

 

Il momento ve lo descrivo come se accadesse in questo istante. Dopo avere degustato praticamente tutto, mi aggiro tranquillo tra i banchi d’assaggio dove i protagonisti della rassegna sono intenti a descrivere i vini al pubblico. Butto l’occhio, fingendo noncuranza, vedo genuflettersi il vignaiolo, osservo le mani cercare qualcosa sotto il banco e ricomparire brandendo una bottiglia magari senza nome, oppure con una scritta a penna; appena rialzata la testa, il produttore o chi per lui vedrà uno in più tra i suoi spettatori: me medesimo.

 

Anche a Terre di Toscana, pluricitata, pluriapprezzata, plurivisitata, manifestazione del vino organizzata dal valente gruppo, in rete per amor di terra, acquabuona in quel di Lido di Camaiore in provincia di Lucca, ho adottato questa tecnica, raccogliendo un interessante bottino.

 

Acquabuona

 Proprio da questo punto di vista voglio raccontare la mia personale Terre di Toscana che al solito ha impressionato per qualità dell’organizzazione e splendida selezione dei protagonisti.

 

Insieme a me Jonathan Gebser, anch’egli assiduo cercatore del sottobanco: sue alcune note di degustazione e le foto ubriache…

 

 

Pietroso

Selezione Montosoli 2010 ( bottiglia borgognotta senza etichetta )

Non ha ancora un nome questo vino ottenuto da un vigneto di circa settanta anni posto sulla sommità della collina di Montosoli e preso in affitto quattro anni fa da Gianni Pignattai. Sicuro non si tratterà di Brunello sia perché i vecchi proprietari hanno ceduto a terzi i diritti di reimpianto, sia perché non si tratta di un 100% sangiovese. Impressionante per austerità e rigore. Ha profumi di buccia d’arancia e ruggine per un palato ancora severo ma di sicura prospettiva.

 

Stefano Amerighi

Cortona Syrah Apice 2010 (bottiglia borgognotta con scrittura a penna)

Un’anteprima e al contempo una conferma. Stefano ha deciso di affidare l’affinamento di questo vino esclusivamente al cemento, in grado, secondo la sua opinione, di conferire maggiore armonia al syrah. Il risultato è, a mio giudizio, notevole. La profondità del naso, note di terra, grafite, mora, è seguita da una materia espressiva e incisiva.

 

Podere Concori

Vigna Piezza 2011 (bottiglia etichettata e sopra il banco)

Primo syrah in purezza per Gabriele Da Prato. Vino splendido e raffinato, proveniente dai ripidi poggi di proprietà. I profumi sono floreali ed espressi attraverso un carattere solare e definito. Il palato è verticale, succoso e ricco di personalità. Tannini splendidi e posti al servizio della materia. Solo una lieve chiosa di legno dovuta alla gioventù.

 

Castello di Potentino

Montecucco Sacromonte 2007 (bottiglia ufficiale)

Charlotte Horton sostiene che i suoi vini debbano sostare a lungo in bottiglia prima di esprimersi al meglio. Sicuramente l’assaggio del Sacromonte 2007 le rende ragione. Naso di frutto profondo, fine, amplificato da una bella vena balsamica. In bocca è articolato e di appagante naturalezza espressiva.

 

Sesti

Brunello di Montalcino Riserva 1998

Questa simpatica vignetta, appena sotto, inquadra benissimo lo stile di Sesti, che ci aveva già deliziato alle anteprime con un ottimo Brunello 2008 e una “phenomenale” Riserva Phenomena. A Terre di Toscana invece abbiamo avuto la possibilità di assaggiare una versione più matura. Naso profondo anche se cupo e soffuso, con note di muschio, sottobosco, caffè e toni frutti maturi, salmastri e di spezie dolci. Palato di bella materia ma sempre leggiadro e sollevato da una fitta e vibrante sapidità che ne allunga la beva.  La produttrice si è scusata diverse volte per la non solita espressività e qualche stanchezza del vino… noi abbiamo goduto lo stesso. (J.G.)

                                                                                   Sesti

 

I Luoghi

Fuorisolco 2009

“Il cabernet franc si esprime nell’eleganza” ci spiega Stefano Granata, il giovane proprietario insieme alla moglie Paola De Fusco di questa bella realtà bolgherese. Ed è proprio sull’eleganza che questo vino gioca le sue carte: molto sottile nella speziatura erbacea-terrosa, prevalgono invece raffinate note fruttate e floreali.  Al palato viaggia con incredibile leggiadria e agilità, portato da una fresca spina acida e allungato da un delizioso pizzico di sale. (J.G.)

 

 

Flaccianello2

Fontodi

Flaccianello della Pieve 1983

Giovanni Manetti ha tirato fuori dal cilindro una magnum del 1983, una delle prime annate di questo grande classico. Anche se la bottiglia forse aveva già superato il suo apice, colpisce per la sottigliezza e gracilità. Dietro il primo impatto di note ossidative e di ruggine ancora un fragile cenno floreale e di terra bagnata, palato slanciato e fresco. (J.G.)

 

 

 

 

 

 

Sopra il banco, invece, ecco alcuni notabili bicchieri:

 

Le Cinciole

Chianti Classico 2010

Vino che già alla Collection mi aveva colpito. Floreale con note balsamiche di menta e spezie piccanti. In bocca è magistrale. Una dinamica gustativa di splendida naturalezza espressiva grazie al trascinante connubio di sapidità e tratto acido che rende inarrestabile la beva.

 

Montevertine

Pergole Torte

Le Pergole Torte 2010

Una delle bottiglie più attese che si conferma puntualmente come vino di splendida territorialità. Un’altra testimonianza della potenzialità dell’annata 2010, interpretata da Martino Manetti secondo i canoni di una grazia rigorosa. Frutti di bosco, mandarino e note floreali per un corpo austero e di classe infinita. 

 

Riecine

Chianti Classico Ris. 2009

Quando l’estro creativo di Sean O’Callaghan si incastra alla perfezione nei complessi meccanismi dell’annata, Riecine raggiunge vette di qualità assoluta. Questa Riserva è mirabile. Naso di splendida espressività: fiori, terra e curry. In bocca la polifonia dei sapori si traduce in dolcezza di frutto innervata da spinta acida e finezza tannica.

 

Le Ragnaie

Brunello di Montalcino VV 2008

Un capolavoro di complessità – da vecchie vigne piantate nel 1968 in zona Passo del Lume spento, tra i punti più alti della denominazione – sinfonico, profondo ed estremamente classico nelle note fruttate-sanguigne, di spezie dolci, foglie d’autunno e tabacco. Palato perfettamente calibrato, solido, fitto e compatto, tannino importante ma raffinato, ottima lunghezza e finale floreale.  (J.G.) 

Ragnaie

Fabio Pracchia