Te lo do io il bio (in Germania)

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Qualche giorno fa – partecipando a BIO WINE Südtirol 2014, leggi qui – ho avuto modo di conoscere e chiacchierare a lungo con Peter Riegel, il più grande importatore di vino biologico in Germania.

Con la sua Riegel Weinimport si colloca tra i 12 più importanti (per volumi di affari e fatturato) importatori di vino tedeschi, l’unico tra questi a trattare esclusivamente vini bio.

 

 

Biofach2013La sua attività ha avuto inizio nel 1985: gestendo con un gruppo di amici uno dei primi negozi bio di Orsingen decise di specializzarsi nell’importazione di vini. Ora l’azienda può contare su 60 collaboratori e su un portafoglio di circa 800 vini: 600 di questi sono imbottigliati all’origine dai singoli produttori, 200 vengono acquistati sfusi e imbottigliati dalla Riegel Weinimport con marchio proprio in Germania.

UnknownTra questi incontra notevole fortuna la linea Mezzogiorno, che offre un bel numero di etichette di vini varietali provenienti dal sud dell’Italia, presentati con un’immagine innovativa e friendly. «I vini Mezzogiorno – ci spiega Peter – vanno particolarmente bene perché in genere il consumatore tedesco di prodotti bio ha una particolare propensione verso i prodotti dell’area e della cultura mediterranea: i consumatori di vino bio in Germania acquistano circa l’80% di prodotti provenienti dai territori europei che si affacciano sul Mediterraneo, contro una media nazionale del 50%».

D. Come si divide il tuo portafoglio di offerte?

R. È cambiato molto in questi ultimi anni. Il vino italiano, con circa 200 referenze, rappresenta per me circa il 25% del mio fatturato; è sempre stato e continua a essere un mercato stabile, che non ha visto flessioni nel tempo. I miei clienti si sono affezionati ad alcune etichette e continuano e comprarle con puntualità. La Francia invece ha subito un tracollo di vendite: prima rappresentava per noi il 40% del volume di affari mentre ora si assesta al 18%. È stata scalzata dalla Spagna, che fino a 6-7 anni fa non era praticamente presente nel nostro portafoglio mentre ora rappresenta il 35% del fatturato, con sole 100 referenze ma con un volume quasi doppio rispetto a quello di altre nazioni. La Spagna ha avuto una crescita esponenziale nel mondo della produzione vitivinicola bio, indirizzata quasi esclusivamente all’esportazione visto che in patria di vino bio ne consumano veramente poco (bio non fa differenza). I produttori non sono molti ma hanno grandi dimensioni: producono in genere in zone e denominazioni poco conosciute e marginali (e anche non troppo fortunate dal punto di vista del territorio) come la Mancia, Valencia e Alicante.

D. Il mercato del vino bio ha “pagato” la crisi economica generale che in un qualche modo ha colpito anche la Germania?

R. No, in sostanza no. Rispetto al mercato del vino in generale, che in Germania è sostanzialmente fermo da qualche anno, il comparto del vino bio ha registrato una crescita dell’8%, che più o meno è la medesima che ho raggiunto con la mia azienda.

D. Commercializzi solo vino bio certificato o proponi anche quelli che in Italia vengono chiamati in genere “vini naturali”?

R. (ridendo) Non conosciamo il “fenomeno” dei vini naturali in Germania, e comunque mi occupo solo di vino biologico certificato. In Germania è impensabile proporre qualcosa di “naturale” che non sia certificato: non viene considerato da un punto di vista commerciale perché il cliente chiede sempre le garanzie della certificazione. E l’autocertificazione fiduciaria, che molti produttori di vini naturali ti propongono, è un concetto che i tedeschi non considerano (come il mare d’inverno … cit.). Poi noi sappiamo benissimo quanto sia “leggera”, e talvolta poco affidabile, la questione della certificazione bio in Italia, con la miriade di soggetti più o meno credibili che entrano in campo: per questo spendiamo circa 70.000 euro all’anno per fare le analisi ai vini che compriamo e che proponiamo ai nostri clienti, per ricercare tutta una serie di residui e di prodotti non desiderati, seguendo i parametri imposti dall’Associazione tedesca dei produttori bio. È questo il motivo – (sorride ancora) – per cui alcuni produttori di vino italiani preferiscono non lavorare con noi …

D. Indicami un consiglio da dare ai produttori italiani di vini bio e una tua speranza.

R. Il consiglio è quello di essere più precisi e organizzati nelle questioni amministrativo-burocratiche, che sono “rompenti” ma purtroppo necessarie. La mia speranza invece è quella di trovare un numero crescente di buoni produttori bio in Piemonte, nelle Langhe in particolare, una regione nella quale non sono proprio così numerosi …