Superdoc Pinot Grigio delle Venezie = mostro! Ma per il Trentino potrebbe essere una buona opportunità…

UnknownMentre pubblichiamo questo post si sta svolgendo, a Verona, l’audizione pubblica per la costituzione e il riconoscimento della nuova Doc delle Venezie per il Pinot Grigio, convocata dal Ministero delle Politiche agricole. Una maxi Doc che vede interessate tre regioni – Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino – estesa su circa 20 mila ettari, che vede la luce dopo la raccolta di 2.000 firme tra i viticoltori. Intorno alla nascita di questa nuova Doc, e in particolare sui contraccolpi negativi che potrebbe avere sulla viticoltura friulana, abbiamo già discusso in passato (se vuoi leggi qui e poi ancora qui), e anche qualche giorno fa abbiamo detto la nostra sulle bestialità previste dalla bozza del disciplinare (leggi qui).

Oggi ospitiamo volentieri un post di Tiziano Bianchi – giornalista e animatore del blog Trentino Wine – che intorno alla nascita di questa superDoc ha elaborato un pensiero sensato e originale, che in buona parte condividiamo. Voi che ne pensate?

 

Anche questa volta, mi pare di capire dalle prime reazioni scaturite dopo la pubblicazione della bozza del disciplinare Pinot Grigio delle Venezie che sarà portata in audizione questa mattina a Verona, anche questa volta, dicevo, mi pare di dover recitare la parte del bastian contrario.

Lo sto scrivendo da almeno un anno; considero questa riforma delle denominazioni (perché i disciplinari in ballo sono una decina: la nuova Doc infatti produce effetti a cascata su tutto il sistema complesso delle denominazioni delle due regioni, Friuli e Veneto, e della Provincia Autonoma di Trento) un fatto positivo.

Sono convinto, dal punto di osservazione del Trentino, che la nuova Doc – tenuto conto del contesto in cui si muove, dei rapporti di forza in campo e dei valori (soldi) in gioco, ma anche delle attese di ricavo e di reddito del mondo contadino – sia un fatto positivo. O meglio, sia un’opportunità territoriale.

piana-rotaliana-01-piIntanto, finalmente, questo passaggio chiarisce quello che tutti sapevamo: il vino industriale – perché di questo si parla, e non sto dando giudizi di qualità – esiste e produce reddito e valore. Lo sapevamo già, ma quasi nessuno è, era, disposto ad ammetterlo apertamente; preferendo, chi per una ragione chi per l’altra, bendarsi gli occhi. E così, tanto per dire e per restare nel piccolo Trentino, per anni si sono infinocchiati i viticoltori cooperativi, inducendoli a coltivare uve Trentino Doc, che al termine del processo di trasformazione assumevano miracolosamente il vestito della IGT (delle Venezie). Illudendoli che le loro uve fossero remunerate dalla DOC territoriale E questo è solo uno fra i tanti esempi che si potrebbero fare.

Ora le cose sono cambiate. O stanno cambiando. Il modello fordista applicato alla vitivinicoltura cooperativa trentina da almeno 30 anni, produce reddito attraverso l’export e lo distribuisce sul territorio ai viticoltori. Oggi questo modello si è dato una forma trasparente, strutturata e senza ipocriti infingimenti – doc, fascette di stato, produzione orientata ai bisogni del mercato, definizione di uno standard da export, miglioramento oggettivo delle falle contenute, soprattutto in materia di tagli, nella vecchia IGT delle Venezie -.

È una riforma imposta dalla ferocia che non fa sconti del mercato globale massificato governato dalla grande distribuzione organizzata. Può piacere o non piacere questo Pinot Grigio: ma l’operazione è legittima. E dico anche: opportuna. Perché libera, secondo me, enormi spazi ai territori e ai disciplinari locali e soprattutto li libera dall’incubo del mercato globale.

La superdoc pinotgrigista certifica la divaricazione irrimediabile fra vini industriali e vini territoriali e per questo apre uno spazio di agibilità politica, che richiama alle loro responsabilità, ma anche alla loro creatività, tutti gli attori territorialisti, i vigneron privati e i vigneron cooperativi. Si apre, per loro, una nuova stagione a cui dovranno offrire contenuti nuovi. Dovranno essere loro a dimostrare di saper interpretare questo spazio e ad agirlo positivamente. È lo spazio che allude alla riforma radicale del disciplinare della DOC Trentino. Almeno di quella. Una riforma strutturale, che lavori sulle rese ettaro, sulle rese uva/vino, sulle altimetrie e sulle zonazioni. E si orienti verso i sistemi di garanzia e di controllo più efficaci di quelli attuali.

Credo sia questa l’opportunità da cogliere, ora che l’incubo Pinot Grigio industriale si è smaterializzato dalle denominazioni locali. Penso che questa sia la sfida, positiva, che si apre per gli attori territoriali, fra cui includo anche le più volonterose cooperative di primo grado. Questa l’occasione per loro di proporsi come attori politico–sociali, a meno che non preferiscano restare trincerati dentro l’inutile ridotta dell’opposizione pregiudiziale e ideologica.

 

 

 

 

  • GilbySarto

    Peccato essere uno stimatore del vino di cultura medio-bassa, perchè di questo bell’articolo ho capito assai poco…

    • Tiziano Bianchi

      il senso è questo: questa superdoc è al servizio di 20 mila ettari di vigneto perfettamente inserito nella filiera del vino industriale. Lo era anche prima attraverso il sistema dei declassamenti che portavano alla IGT Venezie. Ora è tutto chiaro e certificato. Senza ipocrisie. E soprattutto le doc locali (trentino etc etc) saranno più libere di rappresentare il vino artigianale dei vigniaioli. Insomma si va verso la certificazione di una polarizzazione delle produzioni. Da una parte un vino varietale e industriale orientato al export della grande distribuzione. Dall’altra un vino territoriale regolato dai disciplinari locali. E’ una prospettiva ancora tutta da costruire, chiaro. Ma mi pare che ora le condizioni ci siano. Prima no. Ora è più chiaro?

      • GilbySarto

        Ti ringrazio, la mia non era una nota polemica, solo davvero voglia di capirci qualcosa di più ed ora è davvero chiaro. Ti ringrazio di aver speso qualche minuto per questo chiarimento.

  • armin_kobler

    Forse non sarebbe male specificare che la Regione si chiama Trentino – Alto Adige e che quest’ultima provincia non partecipa con le sue superfici a questa DOC.
    Prego correggere grafico e testo, grazie.

    • Tiziano Bianchi

      Il mio testo mi pare corretto…tuttavia Armin per dirla tutta: la nuova Doc prevede l’imbottigliamento anche in provincia di Bolzano….quindi vero che l’ a.a. non partecipa con i vigneti.. ma partecipa.. con il business che non è…una cosa marginale….

      • armin_kobler

        Nell’introduzione si parla di una regione di nome Trentino.
        Ripete ciò che ho scritto altrove: So di chi utilizza il suo ottimo nome e la reputazione del Sudtirolo per fare soldi con l’IGT delle Venezie. Ma è anche vero che per fortuna non sono tanti e che c’è parecchio malumore nei loro confronti, non è una cosa che è simpatica alla maggioranza dell’economia vitivinicola locale, tuttaltro.
        E se la superDOC comprenderà sui 20.000 ettari questi ne commercializzeranno ad occhio e croce al massimo 1.000 ettari.