Stop! Fermate la comunicazione superficiale e sballata sulle birre artigianali

maxresdefaultPurtroppo la crescita così veloce del mondo della birra artigianale non ha generato in questi anni solo rapidi e maggiori introiti per il sistema e un panorama di nuove birre da assaggiare, ma ha avuto anche evidenti controindicazioni che iniziano ora a manifestarsi in tutta la loro forza. La più evidente è il ruolo che l’industria prova a ritagliarsi cavalcando in modo grottesco alcuni trend del mondo artigianale come il chilometro zero o l’utilizzo di materie prime locali (leggete a questo proposito la nostra degustazione delle Regionali di Birra Moretti). La meno evidente, ma a mio avviso più pericolosa, è l’informazione superficiale e spesso sbagliata che con ritmo sempre più martellante finisce in tv, sui giornali o nei libri.

L’articolo uscito stamattina sul Corriere della Sera ne è un esempio. Luciano Ferraro (che non ha colpe, se non quella di presentare un libro che per quel che leggerete qui è ricco di imprecisioni) racconta del nuovo libro della Hoepli “Il manuale della birra” scritto dal sommelier Giuseppe Vaccarini. Nel lungo pezzo dedicato al volume ci sono alcuni virgolettati tratti dal libro che lasciano quantomeno perplessi. Ne prendo alcuni. “Due regole valgono per tutte: mai bere dalle bottiglie (l’eccezione è la messicana Corona Extra), perché «il collo del vetro impedisce la piena apertura dell’elemento aromatico»; e versare in modo da produrre parecchia schiuma «perché l’anidride carbonica serve a ricreare l’equilibrio gustativo».” Giusta l’affermazione secondo la quale non bisogna mai bere dalla bottiglia, ma non si capisce per quale motivo per la Corona valga l’eccezione. Incomprensibile, invece, la spiegazione data al fatto di fare molta schiuma: se si fa molta schiuma la CO2 si perde quindi non ricrea proprio nessun equilibrio, la schiuma ha tutt’altra funzione. “«in una chiara poco intensa si sentono gli aromi di paglia, fieno e erba appena tagliata»” in una chiara di che tipo? un pils? una helles? una blanche? tutte e tre sono chiare e poco intense, ma in alcune di queste di paglia, fieno ed erba appena falciata non vi è nemmeno l’ombra.

“Si degusta come il vino: si guarda («se ha riflessi ramati potrebbe essere ossidata»)”. Ora, affermare che una birra dai riflessi ramati può essere ossidata è incorretto. Una birra è ramata per i malti utilizzati, non per l’ossidazione. Infine, la selezione delle 10 birre per l’estate, che in un panorama italiano di oltre 900 birrifici artigianali, elenca ben 5 prodotti industriali e sulle uniche due birre artigianali italiane commette un errore:”Montestella, Birrificio Lambrate. Dal primo pub con produzione propria di Milano. «Usa le barrique di vignaioli. Ricorda i vini biodinamici. Note agrumate, accompagnate da miele e frutta a pasta bianca».” Qui probabilmente chi scrive si è confuso con la Lune di Baladin e quindi approfitterà di questo spazio per correggere.

Errori e imprecisioni sicuramente in buona fede quelli di Vaccarini ma che denotano un problema. Siccome parlare di birra fa figo ormai chiunque si sente autorizzato a scriverne. Inserendo informazioni scorrette o incomplete. Confondendo il consumatore che fa sempre più fatica a distinguere quali sono le notizie giuste e quali quelle sbagliate. In questo modo si fa un assist mostruoso all’industria che nella confusione ci sguazza, facendo passare per artigianali prodotti che non lo sono nemmeno in fotografia.

Bisognerebbe, insomma, che si lasciasse affrontare ogni tema a chi lo conosce. Sarebbe l’unica richiesta che i lettori dovrebbero fare al proprio giornale o blog. Solo così si possono avere consumatori informati e in grado di scegliere. Noi proveremo con l’aiuto di tutti voi a segnalare tutti gli errori e le superficialità che incontreremo, una sorta di osservatorio sulla mala informacion, almeno birraria.