Solo Syrah, passeggiata sulla costa toscana bicchiere alla mano

Alessandra Guidi della Event Service Tuscany, organizzatrice della degustazione, ha definito il pomeriggio una passeggiata sulla costa toscana con un bicchiere di Syrah in mano. A ragione.

L’assaggio informale e libero di una quarantina di vini, ottenuti da syrah in purezza, di aziende per lo più appartenenti all’associazione Grandi Cru della Costa Toscana è stata l’occasione per un’esaustiva ricognizione su una serie di bottiglie e di annate “avanzate” dai vari eventi organizzati dalla stessa associazione nel corso degli anni passati.

Un modo intelligente di mettere nuovamente a disposizione di ristoratori, distributori, giornalisti, blogger, fotografi, umanità varia che raccoglie all’unisono tutte le precedenti categorie, bottiglie altrimenti non sfruttate e destinate all’oblio.

Quando affrontiamo il Syrah, il punto di riferimento gustativo non può essere che la produzione della Valle del Rodano, area storica per questo vitigno che da Vienne ad Avignone regala vini di assoluta classe ed eleganza. È fondamentale ricordare questo aspetto originale perché l’espansione della coltivazione del vitigno syrah che si è affermato in modo massiccio a livello mondiale ha diffuso, soprattutto un quindicina di anni fa, un malinteso senso della speziatura. In un eccesso di semplificazione, i vecchi maestri spiegavano l’espressione gustativa con un’esplosione di pepe nero magari facendoci assaggiare qualche esemplare italiano di quel tempo oppure un campione del nuovo mondo enologico arrembante.

In realtà la speziatura del Syrah è una fragranza gentile capace di integrarsi nella materia succosa e dal tessuto denso, mai in debito di succosità. La parte aromatica è complessa con sentori terrosi ed eterei di colore scuro ma magicamente rischiarati da nervature balsamiche e, appunto, speziate. Nella Valle del Rodano man mano che ci si sposta verso nord, dove il vitigno raggiunge la dignità di essere imbottigliato in purezza, questo incrocio di sensazioni materiche e aeree diventa un intreccio meraviglioso di poliedricità espressiva in grado di donare vini splendidi e mediterranei, nel senso di un calore gustativo mai in debito di eleganza.

Con questo paradigma di riferimento ho affrontato la piacevole passeggiata sulla costa della mia regione. Ho notato come le colline lucchesi abbiano in modo notevole investito su questo vitigno meno frequente a Pisa e Grosseto e con incursioni, notevoli per qualità, a Bolgheri. Il vitigno conferma, negli assaggi a volo di uccello in un pomeriggio di inizio Dicembre, la sua confidenza con la luce mediterranea ma al contempo la sua riottosità agli eccessi di estrazione in fase di affinamento.

La degustazione ha passato in rassegna una serie di vendemmie comprese tra il 2015 e il 2011. Interessante e meritorio aver attivato il confronto con altre zone di elezione o meno per questo vitigno. Il Syrah 2014 e 2013 di Stefano Amerighi per l’areale di Cortona, il siciliano Sole di Sesta 2013 di Cottanera, lo spagnolo Malpaso 2015 della Bodegas Canopy, testimone della Mentrida Dop a Toledo, il sudafricano Fleur du Cap 2013 Bergkelder Selection e il francese La Rosine 2014 di Stephane Ogier ad Ampuis nella Côte-Rôtie.

In generale gli assaggi hanno evidenziato per quel che concerne la costa toscana vini troppo indulgenti verso la dolcezza materica dove il legno di affinamento ha prevalso nella duplice declinazione diabolica di ammorbidire il tratto gustativo fino alla stucchevolezza e contrarre il tannino attraverso l’apporto del rovere. È un peccato. Se penso al Il Fortino della Tenuta del Buonamico per esempio, assaggiato nelle versioni 2015 e 2012, il contrasto tra una materia davvero eccellente frutto di vigne vecchie piantate nella zona di Montecarlo e l’ossessiva cura enologica era davvero stridente.

Mi è piaciuta la fragranza del 2012 del Lavandaia, Pura (nome del vino) della Tenuta dello Scompiglio, azienda collocata in una zona originale quanto desueta delle colline lucchesi vale a dire le colline “per che i Pisan veder Lucca non ponno”. Mi è piaciuta l’integrità del Syrah 2013 di Michele Satta con un sorso mai in debito di finezza e succo.

Mi è piaciuto, tanto, il Syrah 2013 di Stefano Amerighi che si conferma come l’autore più ispirato quando si tratta di paragonare gli esiti enologici dei nostri Syrah con quelli originari del Rodano. Il vino di Stefano è l’unico, a mio parere, che riesce a riportare nel bicchiere quella terrosità balsamica dei vini francesi. Molto semplici e immediati i vini stranieri con lo spagnolo e il francese giocati su una bevibilità centrata e appagante. Caricaturali, infine, il vino sudafricano e quello siciliano.