Slow Wine Scouting – San-Lurins (Friuli)

La rubrica SLOW WINE SCOUTING nasce per soddisfare un’esigenza molto semplice. 

Questi sono i mesi in cui effettuiamo la maggior parte delle visite alle aziende per la redazione di Slow Wine 2019; oltre a ritornare nelle cantine già presenti nelle passate edizioni della guida andiamo a visitare anche nuove realtà, scovate setacciando a fondo i vari territori vitivinicoli d’Italia, che ci piacciono parecchio ma che per vari motivi non riusciamo a inserire in guida.

Spesso anche solo perché non c’è posto, e quindi poniamo queste aziende “in osservazione” prima di operare delle sostituzioni.

In molti casi però si tratta di aziende che meriterebbero davvero di essere conosciute e valorizzate, e allora cominciamo a farlo segnalandone una a settimana all’interno di questa rubrica, con la pubblicazione di una scheda simile a quelle redatte per la guida.

Poi, forse, troverete queste aziende anche in Slow Wine 2019… staremo a vedere!

Redazione Slow Wine

 

 

SAN LURINS

Via Gavinana, 32

34070 San Lorenzo Isontino (GO)

Tel. 340 5743975

sanlurins@gmail.com

 

 

VITA

San Lurins è il termine friulano che identifica il paese di San Lorenzo Isontino, alle porte di Gorizia, ma è anche il nome della piccola azienda vitivinicola del giovane Marco Pecorari. La sua biografia è piuttosto semplice da raccontare: studi classici di Enologia a Udine – “che mi sono serviti per le basi scientifiche, in pratica poi ho messo da parte tutto e ho cominciato ad imparare da qualche vignaiolo virtuoso e oltremodo paziente” – quindi una parentesi di coltivazione di frutta biologica e poi la decisione di gestire in prima persona le vigne di famiglia, fino a quel momento condotte dal padre. Una decisione che ha cambiato, decisamente in meglio, la vita di Marco.

 

VIGNE

I vigneti poggiano sui terreni totalmente inerbiti e mai diserbati (solo sfalcio meccanico, con decespugliatore a mano per il sottofila) della piana dell’Isonzo, ricchi di scheletro e, in questo caso, di sostanza organica. La vigna venne piantata dal nonno di Marco tra il 1969 e il 1971, con una visione lucidissima e avanguardistica per quei tempi: più di 3 ettari in corpo unico destinati unicamente alla malvasia istriana, caso veramente eccezionale in regione. Poi accanto un altro ettaro suddiviso tra tocai friulano, pinot grigio e sauvignon, che attualmente fanno la stessa fine che per lungo tempo il padre di Marco destinava a tutte le uve, ovvero il conferimento a una vicina cantina sociale.

È possibile che a breve Marco sia nelle condizioni di piantare un ettaro di ribolla gialla, varietà ideale per accompagnare la malvasia istriana nella formazione del suo vino. Non solo viticoltura comunque, ma negli altri terreni di famiglia – attigui alla cantina attualmente presa in affitto – Marco produce anche cereali per produrre ottime farine, orzo decorticato e orzo per birra, fagioli borlotti e frutta, oltre che mangimi integrativi per alimentazione animale (prevalentemente pisello proteico), tutto ovviamente in regime biologico certificato.

 

VINI

San-Lurins produce un vino “unico” per almeno due motivi: il primo, molto semplice, è perché non ne produce altri; il secondo è perché la pratica della rifermentazione naturale in bottiglia senza eliminazione dei sedimenti – ovvero la tecnica di produzione dei sur lie – è pressoché sconosciuta nella storia e nella tradizione vitivinicola friulana. Marco ha deciso di produrre in questo modo il suo vino – che svolge la prima fermentazione naturalmente, senza aggiunta di lieviti, mentre per la rifermentazione in bottiglia si inocula una tipologia selezionata – in attesa che cresca il giusto periodo di maturazione in bottiglia di un Metodo Classico, rifermentato con aggiunta di mosto, che uscirà in un prossimo futuro. Per ora ci godiamo il Marina 2016 – il nome è stato suggerito da chi assaggiò in anteprima la prima edizione, ovvero Federica Magrini e Lorenzo Mocchiutti di Vignai da Duline, che di fronte a tanta sapidità esclamarono “è marino”, anzi “è marina” trattandosi di malvasia (ovviamente femminile) – uscito saggiamente in commercio dopo più di un anno dalla vendemmia.

Naso intenso, che si apre subito – veramente efficace “la mano” di Marco nel non fare andare il vino in troppa riduzione – con note di fiori di tiglio, pompelmo ed erbette aromatiche; la bocca è tesa e profonda, sottile ma decisamente incisiva, con ottima chiusura agrumata, asciutta e fortemente sapida. È uno di quei vini “pericolosi” che richiamano la beva in modo compulsivo. Ne sono state prodotte solamente 4.000 bottiglie, ma già la produzione del 2017 supererà le 5.000.

 

P.S. sulle modalità di servizio

esistono due scuole di pensiero sulla giusta modalità di servizio dei vini colfondo o sur lie: la prima privilegia il trattamento con cura della bottiglia, in modo da versare il vino più limpido possibile, lasciando nella bottiglia l’ultima residua parte con tutti i lieviti in sospensione. Marco – e io decisamente sono con lui – privilegia invece la pratica dello scuotimento della bottiglia, o della decantazione in brocca della stessa, in modo da distribuire uniformemente i lieviti in tutti i bicchieri versati.

Esiste anche una terza via, che io privilegio anche se politicamente non troppo corretta: versare agli altri commensali – agli ignavi, che dimostrano di non apprezzare troppo i sur lie – i primi bicchieri di vino limpido, e trattenere per sé la seconda metà della bottiglia con tutto il buono che c’è dentro, ovvero con tutti i lieviti in sospensione 🙂