Slow Wine Scouting – Andrea Peradotto (Romagna)

La rubrica SLOW WINE SCOUTING nasce per soddisfare un’esigenza molto semplice.

Questi sono i mesi in cui effettuiamo la maggior parte delle visite alle aziende per la redazione di Slow Wine 2019; oltre a ritornare nelle cantine già presenti nelle passate edizioni della guida andiamo a visitare anche nuove realtà, scovate setacciando a fondo i vari territori vitivinicoli d’Italia, che ci piacciono parecchio ma che per vari motivi non riusciamo a inserire in guida.

Spesso anche solo perché non c’è posto, e quindi poniamo queste aziende “in osservazione” prima di operare delle sostituzioni.

In molti casi però si tratta di aziende che meriterebbero davvero di essere conosciute e valorizzate, e allora cominciamo a farlo segnalandone una a settimana all’interno di questa rubrica, con la pubblicazione di una scheda simile a quelle redatte per la guida.

Poi, forse, troverete queste aziende anche in Slow Wine 2019… staremo a vedere!

Redazione Slow Wine

 

 

ANDREA PERADOTTO

Tel. 320 7979506

mail: peradottoandrea@tiscali.it

 

La Romagna vitivinicola si manifesta quantitativamente nel versante pianeggiante della regione, con grandi e sostanziose produzioni gestite dalle cooperative che acquistano uve e vinificano vini corretti e standardizzati. Il racconto “vero” di questo territorio è in mano invece a pochi vignaioli che, come in una riserva indiana, tentano di preservare la prima fascia collinare romagnola, attraverso un impegno agricolo a volte non assistito dagli stessi virtualismi in cantina. Dalla metà degli anni Novanta ad oggi decine di agricoltori di collina hanno accettato la sfida di rifiutare una bassa ma sicura remunerazione per le uve vendute alle cantine sociali, tentando il rischio della piccola impresa. Questo risveglio della collina ha portato ad un crescente innalzamento qualitativo del vino in Romagna. La fascia di altitudine di cui parliamo è compresa tra i 150 e i 350 metri di altitudine (salvo rare eccezioni che raggiungono i 450 metri). Questi sono oggi i terreni che producono ottime uve e, di conseguenza, i vini migliori.

 

VITA

Ma la storia del vino romagnolo non si arresta ai 350 metri. Anzi, prima dell’era industriale e dello spopolamento dei centri montani (nel dopoguerra, dagli anni Cinquanta) i paesi dell’Alto Appennino Tosco-Romagnolo erano circondati da vigneti. Oggi il bosco si è impadronito di quei vigneti abbandonati. Il cambiamento climatico, l’interesse sempre più crescente per vini esili e sapidi, sta lentamente portando alla riscoperta di queste zone dimenticate. Nella valle del fiume Montone, quasi al confine con la Toscana, da due anni un bravissimo enologo, Andrea Peradotto, ha indossato il cappello da Indiana Jones e si è lanciato in un’avventura eccezionale: la ricerca dei vigneti perduti dell’Alto Appennino.

 

VIGNE

Andrea è riuscito così a rimettere in produzione vecchie vigne dimenticate nell’area montana compresa tra i paesi di Rocca San Casciano e San Benedetto in Alpe (una zona per lui piuttosto “familiare”, essendo originario di Portico, un borgo di 700 abitanti distante 50 km da Forlì e altrettanti dalla Rufina). Silenziosamente ha messo in atto una piccola controrivoluzione: la riconquista agricola di questi terreni abbandonati di montagna: parliamo di montagna perché sono mediamente posti oltre i 500 metri di altitudine, e in alcuni casi arrivano fino alla quota di 750 metri.

 

VINI

Da questi vigneti nascono dei vini in cui il sangiovese – unico vitigno coltivato, spesso però in maniera promiscua con altre varietà – esprime al meglio le sue peculiarità olfattive, ricche di note fresche e floreali; un sangiovese dotato di tannini “veri”, solidi, di quelli che solo il giusto tempo può affinare. Andrea fino ad oggi ha vinificato i suoi vini grazie all’ospitalità di un altro produttore romagnolo, in attesa di avere a disposizione (già dal prossimo settembre) uno spazio e una ragione sociale tutto sua. Il Ridaccio 2017 è un Sangiovese in purezza scarno e diritto, privo di ornamenti ridondanti: ha quella schietta e disarmante semplicità che è il più veritiero e appassionato manifesto della Romagna vitivinicola.