Slovenska Istra Refosk Etichetta Nera 2009, Klabjan

GLUCK – La bottiglia della sera

 

 

img_5906dove: a casa

con: pancetta con cotica alla paprika, con cappuccio stufato e purè di patate

 

 

Fa freddo, si avvicina il Natale, in montagna non c’è neve ma il clima è quello: e quindi anche a casa hai voglia di un cibo “nordico”, da luogo freddo. Ti aiuta un recente viaggio a Budapest, che ti ha lasciato in frigo – ben conservato sottovuoto – un bel pezzo di pancetta cotta con la cotica e avvolta nella paprika dolce.

Ci aggiungi, per completare il clima da gelido inverno dell’est, un cavolo cappuccio stufato a lungo (come faceva mia nonna, che aveva origini ungheresi) e un “comune” purè di patate: consumi circa un panetto di burro solo per questi due contorni…

Cerco tra gli scaffali il vino “più a nord-est” che mi può capitare, e dopo qualche minuto ho finalmente in mano questo Refosk che proviene da vigneti di Uroš Klabjan, giovane vignaiolo di Osp, in Slovenia.

L’azienda di Uroš è situata al confine geografico tra l’Istria settentrionale e il Carso, a pochi chilometri dal mare Adriatico e dal confine italo sloveno. Qui già nel 1835 la famiglia produceva vino, che veniva venduto sfuso a Venezia. Uroš l’ha presa in mano nel 1997, conducendo in modo rigorosamente biologico e naturale i filari di refosco e malvasia.

I vini con l’etichetta Bianca provengono dalle vigne che hanno tra i 15 e i 30 anni di vita; questa Etichetta Nera invece da vigne che hanno più di 30 anni. È un Refosk denso e carnoso, pieno di frutto gustoso, che non tradisce però le caratteristiche di durezza proprie del vitigno: un tannino scalpitante (che il lungo affinamento in legno ha domato a modo) e una vena acido/sapida di grande incisività, che “pulisce” bene il palato dall’eccesso di grasso proposto – appena un po’ 🙂 – dalla pancetta alla paprika.

Gli incontri enogastronomici, ai freddi confini orientali, evidentemente funzionano.

 

 

Prezzo in enoteca 22 euro

 

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino – o di birra – bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino (o una birra) “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.