Sangiovese Rosato Cipria 2016, Stefano Berti

GLUCK – La bottiglia della sera

 

dove: a casa

con: coscia di pollo al forno

 

Mi manca già parecchio l’estate, anche se è finita da poco. Così l’altro giorno, mentre imperversava una pioggia battente di triste stampo autunnale, sono sceso in cantina per prendere l’ultima boccia del Sangiovese Rosato Cipria 2016 di Stefano Berti – fresco ritorno nella nostra guida Slow Wine di prossima uscita – per salvare il mio umore in calo.

In Italia il Rosato in genere è visto come un vino di serie B, ancor di più qui in Romagna: l’idea di un Sangiovese di questo colore è vista come il tribunale dell’Inquisizione. Ma basta assaggiare questa bottiglia per rendersi conto che la realtà è totalmente diversa.

Verso il primo calice mentre la coscia di pollo si rosola in forno: il colore ricorda una buccia di cipolla secca dorata, ne rosa ne giallo; il naso è un mix di profumi fruttati che vanno dalla pesca bianca alla prugna acerba e dura, con corredo di note di freschi fiori di campo.

Lo assaggio e la prima cosa che mi colpisce è che “sa proprio di Sangiovese”, segno di una lavorazione che non ha per nulla snaturato il vitigno. Fresco, progressivo e dinamico, entra nel palato dritto e acido, poi si plasma allargandosi e riempiendo le papille gustative di sapore. Il finale è abbastanza lungo e mette in luce una gustosa e spiccata sapidità che alimenta la impressionante bevibilità. Un vino certamente poco impegnativo ma di una marcata godibilità.

Sforno la coscia, gli affianco qualche champignon trifolato e mi godo l’ultimo calice, mentre anche la pioggia è cessata: la serata è salva e la partita sta per iniziare.

 

 

Prezzo in enoteca 10 euro

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino – o di birra – bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino (o una birra) “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.