Sabrage o stappatura “scientifica” di un Metodo Classico? L’importante è aprirle queste bottiglie…

Qualche giorno fa, a margine di una recente degustazione di Trento – tenutasi in occasione del trentesimo compleanno del Consorzio Vignaioli del Trentino – discutevo con un sommelier sulla corretta apertura di una bottiglia di Metodo Classico: botto a parte (che il galateo di sala non ammette, ma che però fa tanta allegria…), la stappatura manuale deve essere energica, con fuoriuscita irruenta della carbonica, o al contrario deve essere “leggera”, con una sfiatatura soffice della carbonica stessa?

Questioni di lana caprina direte voi, e infatti la discussione è durata meno di un minuto e mezzo, senza una conclusione condivisa. Abbiamo preferito continuare a “cazzeggiare” elencando le varianti della tecnica di sciabolatura delle bottiglie di Metodo Classico, detta sabrage (da sabre, sciabola in francese).

Come recita Wikipedia, sabrage è una particolare tecnica per aprire le bottiglie di Champagne, divenuta popolare nella Francia napoleonica quando l’esercito visitava i domini aristocratici appartenenti all’impero. Il periodo è quello successivo alla Rivoluzione francese e la sciabola era l’arma d’elezione della cavalleria leggera dell’esercito, gli ussari. Viste le numerose vittorie ottenute dall’esercito vi furono molti festeggiamenti, durante i quali era prassi aprire le bottiglie con un mezzo comodo e facilmente reperibile come appunto la sciabola d’ordinanza. Si fa scivolare l’arma lungo il corpo della bottiglia verso il collo con un colpo secco: la forza della lama che colpisce il labbro del collo è sufficiente per rompere il vetro e separare di netto il collo dal collare della bottiglia che, insieme con il tappo, viene sparato via dalla forza del gas contenuto nel vino.

Se si impara la tecnica (e il piccolo segreto di seguire il filo della bottiglia), sciabolare una bottiglia di Metodo Classico è facilissimo, più di quanto non si creda: non è una questione di forza ma di convinzione e scioltezza nel gesto. Mia figlia, 10 anni, ci è riuscita perfettamente – a dire il vero con suo immenso stupore, perché pensava fosse una cosa difficilissima – al primo tentativo!

Ha studiato le giuste modalità di apertura di una bottiglia di Champagne anche Gérard Liger-Belair, ricercatore presso l’Université de Reims Champagne-Ardenne, che di recente ha pubblicato un articolo su Le Scienze – leggilo per intero cliccando qui – dove analizza il comportamento dell’anidride carbonica al momento della stappatura, nel passaggio dallo stato gassoso a quello solido della formazione della bolla.

Uno studio molto tecnico e puntuale, che forse appassionerà qualche sommelier altrettanto tecnico e puntuale.

Ma aldilà di sciabolature più o meno improvvisate e riuscite, o di ricercati e scientificissimi ragionamenti sulle temperature di servizio e sulle modalità di stappatura, quello che mi sembra più importante, alla fine di tutto, è una cosa: dobbiamo aprire più bottiglie di Metodo Classico! Meglio se italiano (anche se comunque lo Champagne non ci fa schifo…).

In Italia siamo ancora vincolati a un immaginario che relega l’apertura di una bottiglia di bollicine nobili alle ricorrenze importanti, al momento in cui “c’è qualcosa di speciale da festeggiare”; più spesso poi, anche in questi momenti, l’apertura anticipa il pranzo – giusto un sorso prima di cominciare – o peggio lo segue (“prima del caffè apriamo una bottiglia per il festeggiato…”).

Dobbiamo invece imparare che le buone bottiglie di Metodo Classico possono essere fantastiche compagne per un intero pranzo, capaci di assisterci con facilità tra una portata e l’altra, regalandoci grandi soddisfazioni.

Iniziare ad aprire, anche per un semplice pasto quotidiano, una bottiglia di Metodo Classico potrebbe essere il giusto e sano proposito che ci imponiamo fin d’ora per il prossimo 2018, il cui arrivo, se ci fate caso, non è poi così lontano. Possiamo iniziare con le prove generali dai primi di dicembre fino a San Silvestro 🙂

 

 

 

  • Federico

    Su Slowine c’è qualche ‘vino quotidiano’ di metodo classico da consigliarci?

    • Fabio Giavedoni

      purtroppo no, sotto i 10 euro è difficile trovarne di veramente buoni…

      • Alessandro Negri

        Ecco. Credo sia per questo che il metodo classico non e`,
        solitamente, un vino “per un semplice pasto quotidiano”.

        Il vino per “un semplice pasto quotidiano”, almeno per me, sta sotto
        i 10 euro. E di rossi e bianchi se ne trovano parecchi, di buon livello.
        Spendere 15/20 euro, per me non e`da semplice pasto quotidiano. Forse sono io
        un morto di fame…;-)

        Tralasciando il fatto che un vino quotidiano, spesso, da
        me rimane aperto 2/3 giorni prima di finirlo (se sono da solo). Conservare un
        vino fermo e`molto piu semplice che un metodo classico

        • Alberto

          su quest’ultimo punto dissento, con un buon tappo stopper (quello con la membrana premuta da molle è eccellente), la maggior parte dei m.c. regge tranquillamente 3/4 giorni, qualcuno anche di più, e molti addirittura migliorano dopo 2/3 giorni.