Il ritorno del legno, la vendetta! Brutte notizie per chi non lo ama…

Appena tornato dalla consueta lunga tournée di degustazioni in Campania, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia ho cercato di mettere in ordine le idee e gli appunti presi durante le lunghe sessioni di assaggi. La cosa che per prima mi è balzata agli occhi è l’amaro in bocca che mi hanno lasciato i calici di alcuni vini strutturati del Sud. In particolare quelli a base aglianico, ovvero le due denominazioni che da sempre Slow Wine e il sottoscritto ritengono tra le migliori in assoluto del nostro meridione: Taurasi e Aglianico del Vulture. Tranne rare eccezioni, di cui naturalmente sentirete parlare molto positivamente sull’edizione 2018 della nostra guida, molte etichette hanno subito una sorta di regressione ai roboanti anni Novanta. Evidenti e pesanti cenni di vaniglia, cacao, caffè tostato al naso sono accompagnati dal ritorno gustativo di queste note con appesantimento conseguente della beva, pertanto oltre ai classici tannini naturali del vitigno si aggiungono quelli verdi del legno.

Davvero una brutta sorpresa, visto che nessuno di noi rimpiangeva i bei tempi andati quando i vignaioli e gli enologi si ispiravano a Mastro Geppetto. Ora la domanda retorica e per il momento senza risposta sorge spontanea: perché? Perché questa regressione? Mi permetto di offrire due possibili spiegazioni.

  1. Il mercato richiede di nuovo questo tipo di vini. Per mercato intendo l’estero visto che in Italia bottiglie così non si vendono più e i sommelier nei ristoranti non si sognano di pronunciare il termine “barricato” nemmeno sotto tortura. Per fortuna visto che faceva schifo!
  2. Taurasi e Aglianico del Vulture vivono un momento molto complicato, e non da pochi anni, con vendite che latitano e aziende che in larga parte hanno mille difficoltà finanziarie. Questo lo dico con estremo rammarico, visto che queste due denominazioni sono tra le più premiate su Slow Wine. Una crisi che mette a dura prova gli investimenti e quindi, ma questa per ora è solo un’ipotesi personale, è diminuito anche il budget da dedicare all’acquisto del legno. Voi mi direte che mi contraddico a questo punto. E invece, io sostengo che il legno sia acquistato comunque ma che la sua qualità media sia scesa in modo deciso.

Se la nostra intuizione fosse esatta, probabilmente i vignaioli hanno commesso un grave, perché risparmiare sul legno utilizzato per l’affinamento dei vini rischia di innescare un processo di regressione della qualità delle denominazioni praticamente senza ritorno.

Insomma, davvero un brutto passo indietro che speriamo sia solo momentaneo e non definitivo, noi tifiamo per il Taurasi e per il Vulture!

  • Ivan Ferri

    Quando si smette di seguire la propria filosofia ed il proprio pensiero per fare qualcosa imitando qualcun altro si è sempre sconfitti.
    Purtroppo viviamo in un mercato ancora troppo “drogato” dagli standard francesi e americani, dove spesso deve essere legno, tanto legno.
    Il punto focale per me è quello che viene riportato al punto 2. Io non sono un grande estimatore del legno, soprattutto dei legni piccoli, ma al di là del gusto personale ritengo che il legno sia un qualcosa che non ammette compromessi. Il legno costa, e quando non costa è perchè è scadente. Non puoi usare legno e volerci risparmiare sopra. Se non te lo puoi permettere è meglio reinventarsi qualcosa anzichè tentare di imitare chi invece i mezzi li ha.

  • Paolo Cianferoni

    Non conosco le denominazioni citate ma credo che il secondo punto sia quello più azzeccato perchè riguarda tutto il mondo vinoso. Risparmiare sulla qualità del legno è errore comune, anch’io ci sono cascato. Ostentare una cantina con tante barriques e botti è orgoglio e spesso i visitatori ne rimangono affascinati. Spiegare una cantina con poche botti di legno è più difficile. Per fortuna le indicazioni degli “influencer” bravi (Slow Wine ma anche altri) stanno modificando le cose e visitare una cantina con pochi legni e bere vini più “sobri” è più accettato di una volta.

  • Luca Francesconi

    3) il mercato non è disponibile a pagare davvero vini lirici, verticali, gran peccato. Dunque tutti optano per vini di maggior corpo (ri-purtroppo). Vorrei ricordare che per fare vini di struttura senza usare tannini del legno, la strada maestra è quella delle basse, anzi, bassissime rese per ettaro.

    • Luca Francesconi

      Per quanto la risposta 2) è ampiamente condivisibile.