Ritorno alla terra

IMG_9653La recente inchiesta (22 Maggio) condotta da Repubblica-L’Espresso dal titolo “I nuovi contadini” pone l’attenzione su un fenomeno molto interessante che vale la pena sottolineare: il ritorno alla terra delle nuove generazioni.

Secondo quanto riportato, tra i circa 1600 giovani, tra i 18 e i 34 anni, intervistati da Swg per conto di Coldiretti circa il 50 % preferirebbe coltivare terra o gestire un’attività agrituristica piuttosto che lavorare dietro una scrivania. A questo dato si aggiunge il fatto che in Italia il settore agricolo vede una crescita delle assunzioni che Coldiretti stima intorno alle 100.000 unità nei prossimi anni. A fronte di questi dati l’articolo avanza anche l’ipotesi di una vera e propria rivoluzione culturale, portando come esempi di nuove imprese agricole, realtà fondate da giovani laureati e diplomati in altri settori i quali, frustrati dal rifiuto del mercato del lavoro per la loro specializzazione, hanno preferito avventurarsi in un ambito lavorativo che pare donare più sicurezza e soddisfazione.

Eppure queste previsioni, se da un lato possono confortare nel fornire una via di uscita al disastro socioeconomico attuale, lasciano le tracce di qualche perplessità. Il ritorno alla terra, dopo un lungo e oneroso percorso di studi che con la terra ha poco a che fare, lo vedo come una sconfitta, qualora non sia una scelta libera, di un sistema, più che di una singola persona.

È comprensibile che un dipendente di una qualsiasi banca milanese sogni le colline del Chianti Classico nel fine settimana, come riporta l’intervista effettuata da Swg. Ma il lavoro contadino è ben altra cosa; basta chiederlo alle generazioni precedenti che tanto hanno fatto per farne uscire quelle successive.

I nuovi contadini saranno contadini diversi con più diffusa sensibilità ecologica e maggiori capacità imprenditoriali ma non saranno, a mio parere, agricoltori migliori, almeno nella prima generazione. L’osservazione, il lento sedimentarsi della conoscenza empirica di un luogo, sono peculiarità che appartenevano a un differente modello di società agricola che aveva nella trasmissione del sapere all’interno di un nucleo famigliare una delle caratteristiche fondanti. Il salto generazionale, avvenuto a partire dal Dopoguerra a oggi c’è stato, e appropriarsi di nuovo di quel sapere empirico è impresa ardua.

In qualche modo la viticoltura ha conosciuto per prima questa emigrazione al contrario. Osservando lo stravolgimento geografico e ampelografico di tanti luoghi vitati operata da questa prima generazione, ricca, di imprenditori agricoli di ritorno si deve valutare con attenzione la portata di questo fenomeno.

L’avere intuito che dalla terra, anzi dai tempi della terra, si debba ripartire per una rifondazione di una nuova società è una conquista, ma è molto presto per decifrarne le intenzioni e i risultati.

 

Foto di copertina tratta dalla Graphic Novel Ritorno alla terra di Manu Larcenet, Coconino Press