Riconoscimenti Slow Wine 2019: Calabria e Sicilia

Potrete incontrare i responsabili delle aziende segnalate qui sopra, e assaggiare i loro vini, durante la presentazione di Slow Wine 2019, prevista sabato 13 ottobre a Montecatini Terme. Per informazioni e prenotazioni sulla grande degustazione clicca qui.

CALABRIA

Se in questa Guida si potessero utilizzare delle immagini, sostituiremmo tutta questa premessa con una fotografia. Una sola. Quella scattata a Buturo, nel cuore del Parco Nazionale della Sila, durante l’evento che ha seguito la degustazione tecnica regionale. Le oltre cento bottiglie stappate, infatti, sono state portate sotto il grande leccio davanti alla Locanda Pecora Nera per una fantastica degustazione aperta agli amici che si sono arrampicati fin lassù per uno scopo nobile: l’acquisto di un defibrillatore esterno da installare davanti alla locanda, unico presìdio di resistenza enogastronomica. Nella foto che avremmo utilizzato, si vedono i tanti produttori che hanno partecipato all’evento, intenti ad aiutarci a riassettare la locanda alla fine della manifestazione. Sono sorridenti, in quella foto. Sono felici. La stessa felicità che gli si poteva leggere negli occhi durante la serata, mentre assaggiavano i rispettivi vini, mentre si scambiavano suggerimenti e consigli, mentre facevano rete. Che non è una cosa tanto usuale a queste latitudini. “Nessuno si salva da solo” ha scritto Carlin Petrini nella prefazione di un libro che parla di contadini langaroli e donne calabresi. Nessuno si salva da solo ed i produttori calabresi presenti in Guida sembra l’abbiano finalmente capito. Perchè lo stare insieme per il bene comune non può che fare bene a tutti. Ed i risultati si vedono. La qualità media dei vini calabresi è salita notevolmente, nonostante l’annata non proprio felice che ha segnato l’agricoltura.

Allora, come abbiamo fatto qualche anno addietro, montiamo in sella, allacciamo il casco e partiamo per questo viaggio immaginario nel cuore della Calabria enologica per capire com’è andata quest’annata. A differenza di allora, la temuta Autostrada A3, oggi A2, è finalmente completata. Partiamo dal confine con la Basilicata ed usciamo subito a Campotenese, per una sosta veloce al suggestivo Parco della Lavanda. Non coltivano vigne, non producono vino, ma questi due ragazzi hanno creato dal nulla un posto che ci inorgoglisce, un bel biglietto da visita per la nostra regione. La prima uscita autostradale che imbocchiamo per il nostro lavoro è Morano Calabro, nel cuore del Parco del Pollino, per recarci a Saracena. È qui che si produce il Moscato Passito al Governo di Saracena, Presìdio Slow Food, vinificando uve Guarnaccia, Malvasia, “Adduroca” e Moscatello. Un procedimento antico che risale al Cinquecento e che fornisce un vino ambrato, particolarmente profumato. Siamo in moto, ma una bottiglia nella borsa laterale la dobbiamo mettere necessariamente. Scendiamo lungo i crinali del Monte Orosmarso, appendice meridionale del Massiccio del Pollino, dove inizia la Doc Terre di Cosenza che, a queste altitudini, costituisce senza dubbio il miglior potenziale della regione per la produzione di ottimi bianchi. Un territorio fertile non solo per l’agricoltura. Sui pendii del Massiccio che degradano sulla Piana di Sibari, infatti, vi è anche un notevole fermento di giovani agricoltori e vinicoltori che lasciano ben sperare.

Imbocchiamo nuovamente la A2 per uscire a Rogliano, dove inizia la Doc Savuto. Questa zona ha grande tradizione di vino pregiato sin dall’antichità. Decantato da Plinio, amato dai patrizi romani ai cui banchetti non poteva mai mancare, il Savuto (Sanutum per i Latini) deriva da viti che sono piantate sulle pendici dei monti che sovrastano il fiume Savuto, da cui questo vino prende il nome. Questa zona ha da sempre avuto un andamento altalenante per quanto riguarda la qualità prodotta. Negli ultimi anni, però, i produttori sembrano aver trovato la quadra ed è sempre piacevole stappare una bottiglia di Savuto, quasi come fossimo dei patrizi. Intanto, lungo i tornanti del Monte Reventino, siamo giunti fino alla costa tirrenica. La giornata limpida, che consente la vista fino a Vulcano ed alle altre isole dell’arcipelago delle Eolie, ci porta ad abbandonare l’autostrada per la più lunga, ma sicuramente più suggestiva, SS 18 che ci porta fino a Pizzo. È su questo promontorio, e lungo i pendii di Francavilla Angitola, che da qualche anno viene coltivato nuovamente lo Zibibbo di Pizzo, apprezzato fino alla metà del secolo scorso per la sua aromaticità e adesso Presidio Slow Food. Un giovane produttore ha deciso di vinificarlo secco ed è stato un successo. Un’altra bottiglia da mettere nella borsa laterale.

Attraverso i monti delle Serre calabresi, attraversando la parte più stretta dell’intera penisola, passiamo dalla costa tirrenica a quella jonica e percorriamo la SS 106 lungo le bianche e poco frequentate spiagge fino a Bianco. Su questi terreni si continua a coltivare da sempre il Greco Bianco, lo stesso che gli antichi greci impiantarono nel VII secolo a.C., proprio su queste colline. Ai filari di questo che pare essere il più antico vitigno italiano, si affiancano quelli di Mantonico. Entrambe le uve, dopo un sapiente ed accurato appassimento su graticci al sole, danno vita ad un tesoro dell’enologia calabrese. Senza paura di essere tacciati di campanilismo, possiamo affermare che si tratta di due vini passiti tra i più buoni al mondo. Provare per credere. Noi, intanto, ne mettiamo un paio di bottiglie in borsa e quasi rimpiangiamo un comodo bagagliaio.

Ci rimettiamo in sella e manco il tempo di pensare al momento in cui assaggeremo quei vini ambrati, che siamo già arrivati a Palizzi, nell’area grecanica che si sviluppa lungo la vallata della fiumara dell’Amendolea. Lungo questi pendii i vini sanno, più che altrove, di terra e sudore, di fatica e resistenza. Dopo un po’ di foto ai paesini arroccati sulle rocce e che sono culla secolare della minoranza linguistica ellenofona, ci apprestiamo alla tappa più lunga di questo viaggio, quella che dalla parte più meridionale della Calabria ci porta a Cirò, la storia del vino calabrese.

Giungiamo a Cirò Marina nella tarda serata del 10 agosto, la notte di San Lorenzo. Notte di desideri. È in atto la terza edizione del Cirò Wine Festival. Ci sono tutti i produttori di questo territorio, da quelli storici da milioni di bottiglie all’anno, ai Cirò Boys che hanno dato una svolta all’enologia calabrese e dato vita alla cosiddetta “Cirò Revolution”, alle nuove leve che si faranno le ossa. Ci sono tutti e collaborano, che non è cosa di poco conto, quaggiù. Non ci pare di aver visto qualche stella cadente, ma un miracolo pare si stia avverando. Alè.

 

VINO SLOW

Annibale 2016 – Le Moire

Cirò Rosso Cl. Sup. 2015 – ‘A Vita

Cirò Rosso Cl. Sup. Aris 2015 – Sergio Arcuri

Greco di Bianco 2014 – Cantine Lucà

 

VINO QUOTIDIANO

Cirò Bianco 2017 – Cote di Franze

Petelia 2017 – Ceraudo

 

 

SICILIA

Questa terra non finisce di stupirci, ma partiamo dai dati di fatto: la vendemmia 2017 è stata preceduta da condizioni climatiche tra le peggiori degli ultimi anni. La vampata d’agosto, così definita da alcuni, ha messo a dura prova il terroir siciliano un po’ dappertutto, costringendo i produttori a effettuare drastiche selezioni in vigna. Tuttavia a settembre e ottobre le condizioni hanno subito un cambiamento di rotta e sono diventate favorevoli per zone come l’Etna e per lo Stretto. Anche se le premesse per gli assaggi dell’annata nel complesso non erano certo delle migliori, i vini e alcune aree in particolare hanno dato risultati importanti, dimostrando come l’estrema articolazione territoriale e climatica abbia permesso di parare egregiamente i colpi di un millesimo sulla carta non esaltante. Soprattutto hanno dimostrato il loro valore intrinseco le terre storicamente più vocate e alcune varietà autoctone, che una volta di più hanno affermato la necessità di essere degnamente valorizzate. Il 2018 conferma però l’impressione di un cambiamento climatico inesorabile, con temporali e bombe d’acqua che hanno letteralmente stravolto l’ultima decade di agosto un po’ ovunque, sull’isola: la relativa vendemmia si annuncia come una delle più difficili che ci si ricordi.

Venendo ai vini, il Catarratto nel 2017 ha tenuto molto bene in generale, e in particolare nel triangolo costituito dai territori di Alcamo, Camporeale e Monreale. Lo stesso si può dire per il Grillo, soprattutto quello realizzato con le uve coltivate in vigne che risentono dell’influsso del mare. Molto fragranti e semplicemente da bere i Frappato e i Cerasuolo, dotati di una sinuosa e appagante tensione acida. Se invece consideriamo l’annata 2016, risultano meglio centrati gli Etna Rosso rispetto agli Etna Bianco, con alcune rare eccezioni, mentre i Nero d’Avola hanno dato il massimo nel frutto e sono i migliori che ricordiamo per facilità di beva e sfaccettatura territoriale. I Faro 2015 e 2014 assaggiati hanno franchezza e profondità di beva. Infine, in crescita i vini delle isole: sapidi, sottili e pieni di carattere. Tra un Consorzio in agonia e uno che tenta il rilancio i Marsala – i pochi sopravvissuti – e i Passiti hanno messo in bella mostra un profondo legame tra il benefico lavorio del tempo, l’impronta della varietà e il carattere del territorio. Nonostante i pochi produttori rimasti a nobilitare quest’ultima tipologia, qualche inaspettata novità soprattutto nelle isole fa ben sperare per una ripresa futura. Infine si è dimostrata di gran livello la batteria di Chardonnay: pensati e realizzati per la maggior parte in sottrazione, profondi e con una beva strepitosa. Infine una nota a parte merita il perricone, vitigno in cui crediamo tantissimo, vinificato con un caleidoscopio di stili differenti, noi preferiamo quelli dove il legno non segna il frutto e non contribuisce ad irrobustire ulteriormente i tannini.

Prima di chiudere un appunto “istituzionale”: mentre la Doc Sicilia vola con numeri che nel 2012 si potevano soltanto sperare, ci permettiamo di sottolineare il nostro dubbio sull’opportunità di permettere l’uso di un saldo di altre varietà per i vini a etichetta Grillo, visto che crediamo che debba essere valorizzato in purezza.

 

VINO SLOW

Bianco Pomice 2017 – Tenuta di Castellaro

Cerasuolo di Vittoria 2017 – Gulfi

Etna Bianco Ante 2016 – I Custodi delle Vigne dell’Etna

Etna Bianco Sup. Aurora 2017 – I Vigneri

Etna Rosso Allegracore 2016 – Fattorie Romeo del Castello

Etna Rosso Arcuria 2016 – Calcagno

Etna Rosso Calderara Sottana 2016 – Tenuta delle Terre Nere

Faro 2015 – Bonavita

Frappato 2017 – COS

Grappoli del Grillo 2016 – Marco De Bartoli

Guarini Coccinella 2016 – Aldo Viola

Il Frappato 2016 – Arianna Occhipinti

Lamoresca Rosso 2017 – Lamoresca

Munjebel VA 2016 – Frank Cornelissen

Nero d’Avola Argille di Tagghia Via 2017 – Centopassi

Passito di Pantelleria Decennale 2008 – Ferrandes

Saharay 2016 – Porta del Vento

Sicilia PerricOne 2016 – Castellucci Miano

Vignammare 2017 – Barraco

 

GRANDE VINO

Alcamo Cl. Vigna Casalj 2017 – Tenute Rapitalà

Contessa Entellina Chardonnay Chiarandà 2015 – Donnafugata

Contrada G 2016 – Passopisciaro

Etna Rosso Contrada Monte Serra 2016 – Benanti

Mamertino 2016 – Planeta

Marsala Sup. Semisecco Ambra Aegusa Ris. 1974 – Florio

Monreale Catarratto Lu Bancu 2017 – Feudo Disisa

Sicilia Perricone Guarnaccio 2016 – Tasca d’Almerita

 

VINO QUOTIDIANO

C’D’C Cristo di Campobello Bianco 2017 – Baglio del Cristo di Campobello

Catarratto 2017 – Bosco Falconeria

Cerasuolo di Vittoria Cl. Contessa Costanza 2016 – Poggio di Bortolone

Eloro Nero d’Avola 2015 – Curto

Nero d’Avola 2017 – Funaro

Noè 2016 – Bagliesi

Sicilia Cataratto Isolano 2017 – Valdibella

Sicilia Catarratto Regieterre 2017 – Musita

Sicilia Grillo Berlinghieri 2017 – Di Legami

Sicilia Grillo Coste a Preola 2017 – Tenuta Gorghi Tondi

Sicilia Grillo Parlante 2017 – Fondo Antico

Sicilia Nero d’Avola Aquilae 2016 – CVA Canicattì

Sicilia Nero d’Avola Mandrarossa Costadune 2017 – Cantine Settesoli