Riapriamo le bocciofile per migliorare la viticoltura italiana

Stiamo vivendo, dovunque in Italia, un autunno decisamente caldo (anche se proprio da oggi sembra che le colonnine di mercurio siano destinate a scendere un po’ …) con temperature inedite, quasi estive. Solamente pochi giorni fa i telegiornali mostravano persone in costume che facevano il bagno in mare, in varie località d’Italia, perlopiù al sud; probabilmente avendone fatti pochi in questa estate fredda e piovosa hanno tentato di rifarsi approfittando di queste ultime giornate di sole …

Ebbene, nonostante questa inaspettata “coda estiva” alcuni vignaioli ci hanno segnalato che qualche loro vicino – in genere produttori di uva, conferitori di grandi cantine cooperative o private – ha già cominciato a potare le vigne. Avete capito bene: POTARE LE VIGNE!

images-3Una cosa che, nella realtà dei contadini e nell’immaginario di chiunque, si fa d’inverno, quando fa freddo. Una cosa che – anche se non hai mai frequentato un corso di potatura con Marco Simonit (in foto, e comunque vedi qui come fare per iscriverti …), e non sai quasi nulla di viticoltura – sembra decisamente fuori luogo: le piante, per quanto vendemmiate oramai da tempo, si stanno ancora godendo questi ultimi calori, sono vive e vegete, non hanno concluso il loro ciclo vitale, non sono ancora andate “in letargo”; potarle in questo momento significa attentare al loro benessere e al loro naturale equilibrio. Significa, in un qualche modo, violentarle.

E allora perché lo fanno? La risposta più frequente è: “così sono già a posto, mi sono preso avanti, e qualsiasi cosa mi dovesse succedere nei prossimi mesi questo lavoro è già fatto …”, spesso accompagnata dalla chiosa finale “… e poi, vuoi mettere, alla mia età si pota meglio col sole e il caldo che con il freddo ghiacciato di pieno inverno …”.

Una cosa piuttosto assurda, che fa il paio solamente con la strana abitudine che aveva mio fratello da giovane: quando doveva alzarsi molto presto la mattina si “prendeva avanti” – a suo dire – facendo colazione con caffellatte e biscotti poco prima di andare a dormire, così al mattino si alzava dal letto all’ultimo secondo utile e schizzava fuori di casa di corsa … lui così si sentiva “a posto”, aveva già fatto quello che “si doveva fare” …

Unknown-3In genere chi si comporta e risponde così è un contadino/pensionato, di almeno sessant’anni (ma anche più), che a tempo perso coltiva l’orto e qualche filare di vigna: di solito poca roba, un ettaro, al massimo un paio.

Lo fa più per tradizione/attaccamento che per il guadagno economico … che spesso infatti non c’è …

Capiamo benissimo che per queste persone è una sofferenza stare chiusi in casa con un tempo così bello. Sofferenza spesso aggravata dalle insistenti richieste della moglie: “accompagnami a fare la spesa …”, “è tanto che non andiamo a trovare la zia …”, “portami all’outlet che non ho più una gonna che mi sta bene …”, “vieni con me a casa di nostra figlia che le devo tenere il bambino malato mentre lei è a lavorare …”, e così via. Mogli che peraltro – se consultate in separata sede – sono le prime che non sopportano proprio di vederli ciondolare per casa e “disturbare” le loro attività casalinghe …

images-2Così questi poveri uomini non vedono l’ora di trovare una meravigliosa scusa – DEVO ANDARE A POTARE LA VIGNA – pur di uscire di casa la mattina e tornarvi quando è già buio! Ma perché devono essere le vigne a soffrire per questi “curiosi” rapporti matrimoniali?

Non è meglio, per i vigneti di tutta l’Italia, risistemare e riaprire le bocciofile e convincere questi uomini a riprendere in mano bocce e pallino e ingaggiare lunghi tornei giornalieri con i loro “colleghi”?

Starebbero ugualmente fuori casa (con reciproca e “giustificata” lontananza dal coniuge), perlopiù all’aria aperta, facendo anche una minima ma certamente non disprezzabile attività fisica: insomma una cosa ideale!

Anche per le loro vigne che, lasciate finalmente in pace, ringrazierebbero sentitamente.