Registri telematici dei viticoltori: Valoritalia non sa cosa sono (e li dovrebbe controllare…)

Presentiamo i soggetti in campo.

REGISTRI TELEMATICI

Ne abbiamo parlato a lungo su slowine.it, e potete andarvi a leggere tutto quello che abbiamo scritto nella sezione Dossier Burocrazia compresa qui di lato nel riquadro Tutti gli Argomenti.

In poche parole è la nuova forma di dichiarazione online, voluta e istituita dal Ministero delle Politiche Agricole, che va a sostituire i registri cartacei adottati finora, dove venivano documentate tutte le operazioni di produzione, giacenza e vendita di vino da parte di ogni singolo viticoltore in Italia.

I Registri telematici – detti anche Registri SIAN – avrebbero dovuto diventare obbligatori dal 1 gennaio di quest’anno; poi c’è stata una prima proroga al 30 aprile e una seconda al 30 giugno. Da sabato scorso, 1 luglio, le aziende dovrebbero essersi messe in regola avendo compilato e aggiornato questi registri. Quelli cartacei non hanno più motivo di esistere, non c’è obbligo alcuno di tenerli, anzi in teoria si potrebbero tranquillamente mandare al macero. Quello che conta, da qualche giorno, è essere in regola con quelli telematici.

VALORITALIA

È una società fondata congiuntamente nel 2009 da FEDERDOC e CSQA Certificazioni (di recente si è aggiunta la partecipazione di Unione Italiana Vini). Nacque dall’esigenza di adeguarsi ai nuovi Regolamenti CE promossi con l’OCM Vino di quel tempo, che sottraevano il sistema dei controlli sulle produzioni di vino ai Consorzi di tutela, fin lì custodi dei rispettivi territori, per affidarli alle competenze di soggetti terzi. L’obiettivo della società (come quello di altri soggetti simili nati nello stesso periodo) era quello di non disperdere le competenze, in materia di controlli, maturate da molti professionisti in seno agli stessi Consorzi di tutela.

Oggi Valoritalia, dislocata sul territorio nazionale con oltre 30 sedi in 12 regioni, risponde a diverse esigenze aziendali: svolge principalmente attività di controllo sui vini a Denominazione e Indicazione Geografica (215 tra Docg, Doc e Igt controllate) e accanto a ciò offre la possibilità di accedere anche a numerose certificazioni volontarie (come quelle attinenti alle produzioni biologiche).

 

IN SOSTANZA: spetta a Valoritalia controllare le produzioni di vino, che dal 1 luglio vengono annotate nei famosi Registri telematici.

 

Nei mesi scorsi i vari operatori di Valoritalia hanno costantemente declinato ogni richiesta di delucidazioni sui Registri telematici. “Non ne sappiamo niente” era la risposta più frequente che qualsiasi vignaiolo si è sentito dare durante gli incontri ufficiali o occasionali con i rappresentanti di Valoritalia, con i quali hanno consolidato da tempo un rapporto di conoscenza e stima reciproca.

Strano! Strano che la principale società di controllo dei registri non sapesse nulla – a parole – della rivoluzione dei Registri telematici che ha tenuto banco costantemente negli ultimi mesi nelle discussioni tra vignaioli, con accelerazione incredibile nelle ultime settimane. Sembrava quasi che non fosse un argomento interessante per Valoritalia.

Ma il vero colpo di teatro si è avuto ieri, quando a tutti (credo) i produttori di vino in Italia è arrivata una mail ufficiale a firma del Direttore Operativo di Valoritalia. La alleghiamo qui sotto nella sua interezza, evidenziando però due passaggi, a nostro avviso cruciali.

Il primo: “…le attuali modalità di consultazione dei dati del SIAN, le attuali tempistiche di inserimento dei dati da parte delle aziende …, e la successiva acquisizione dell’informazione da parte della struttura di controllo, non ci consentirebbe di svolgere la nostra attività di controllo e di rispettare i tempi di certificazione”. E soprattutto il secondo: “Pertanto … precisiamo che per le attività di controllo e certificazione dei vini DOP/IGT si dovranno continuare ad applicare, per tutte le operazioni di cantina … le attuali modalità di comunicazione previste dal D.M. 14 giugno 2012, n. 794 e dai singoli piani di controllo”.

È significativo anche l’ultimo passaggio della lettera: “Confidando nella vostra comprensione“… 🙂

In sostanza quello che si evince dal linguaggio burocratese della mail è che Valoritalia sta dicendo ai produttori di vino italiani che loro continueranno a controllare i registri cartacei, quelli che sono stati sostituiti dai registri SIAN e che da qualche giorno non è più obbligatorio tenere!!!

Cosa devono fare ora i vignaioli d’Italia, oltre che mettersi le mani nei capelli (chi li ha…) e farsi contemporaneamente una sonora risata vista la grottesca situazione che si è venuta a creare?

Dovranno, per stare tranquilli, compilare i Registri telematici ma anche quelli cartacei, per venire incontro alle esigenze e alle disposizioni di Valoritalia? Siamo al raddoppio della burocrazia?

Chi sa qualcosa di più su questa vicenda aiuti gli altri viticoltori a venirne fuori…

 

 

 

 

  • monica raspi

    a me veramente viene da piangere….. è dalle sette stamattina che sono al computer, perché domani è il 5 e ci sono delle scadenze da rispettare. Ma io domani vado all’assemblea della FiVi, che è l’unica associazione che ci tutela, perché è fatta di artigiani come me.
    Non ho fatto il giro in vigna per controllare le malattie, non ho fatto il giro di cantina per vedere se è tutto a posto, ho digitato e digitato e digitato, ma ancora non ho finito. Io ho cambiato vita perché volevo fare il contadino veramente, e uscire dalle quattro mura. Oro sono fra quattro mura e uno schermo…..santa pazienza

  • Angelo Peretti

    Solo una precisazione: Valoritalia non è l’unico ente di certificazione operate sulle denominazioni di origine italiane, anche se è indubbiamente il più grande. La realtà veronese, ad esempio, è interamente certificata da Siquria (escluso il solo Lugana), mentre in Toscana opera Tca (nome un po’ improvvido, ammetto, trattandosi di vino…).

  • Elena Torrengo

    Lavoro in una sede Valoritalia in Piemonte e mi sembra giusto precisare che c’è un fraintendimento, non è vero che Valoritalia sta dicendo ai produttori di vino italiani che continueremo “a controllare i registri cartacei” ma chiediamo di continuare ad inviare ai nostri uffici le comunicazioni previste dal DM 14.06.2012 (piano dei controlli). Anche perchè ci permette di far lavorare le aziende senza intoppi e ritardi, visto che con le comunicazioni teniamo aggiornati i carichi/scarichi delle aziende vinicole con riclassificazioni, tagli, MVV e quant’altro modifica il saldo del prodotto a DO/IG. Le aziende che operano con noi sanno benissimo che per procedere col prelievo per la certificazione in tempi rapidi abbiamo bisogno del documento comprovante il carico e che i registri SIAN non sono ancora aggiornati per permettercelo.