La campagna 2016 è stata, in regione, certamente la peggiore degli ultimi quarant’anni. Addirittura inferiore al già sciagurato 2014 di cui si sono replicate le problematiche aggiungendosene altre. L’annata ha registrato un inverno mite, con picchi di caldo in febbraio; a marzo sono arrivate forti piogge, mentre a inizio aprile c’è stato un caldo eccessivo. La ripresa vegetativa vigorosa è stata stroncata da una forte gelata il 25 aprile in Irpinia e nel Sannio e ha provocato bruciature sulla nuova vegetazione. Notevole anche la perdita di gemme a fiore in tutta la regione. Il clima umido e piovoso di maggio non ha favorito l’impollinazione con scarsa presenza di frutti; poi l’estate molto umida ha favorito gli attacchi della mosca olearia che ha raggiunto, nelle zone costiere, sette generazioni. Alla fine le piogge eccessive di inizio settembre hanno avuto effetti negativi sull’inoliazione influendo sulle rese, molto basse, alla molitura. La produzione regionale è diminuita notevolmente: pochi i produttori che sono riusciti a portare in frantoio olive sane, ancora meno quelli che praticano l’agricoltura biologica. Specificatamente: nella Penisola Sorrentina la produzione è stata scarsissima, nel Sannio e in Irpinia scarsa, seppure gli agricoltori meglio organizzati hanno ottenuto ottimi oli raccogliendo con notevole anticipo. Molto scarsa risulta la quantità nel Casertano e a Salerno ci sono state poche olive sulle piante ma segnali incoraggianti sull’aumento della qualità media degli oli assaggiati.

Angelo Lo Conte

I produttori