L’andamento climatico ha pregiudicato la produzione dell’annata che già era prevista di scarica, dopo la grande performance del 2015. Si è partiti con una fioritura ridotta e una cattiva allegagione a seguito di alternanza di freddo, caldo, piovosità; poi, gli attacchi di tignola sui frutticini e una forte presenza della mosca hanno colto di sorpresa diversi produttori. I primi attacchi si sono verificati già a inizio luglio, favoriti da un inverno mite e da una estate poco calda e molto umida. La riduzione della produzione si aggira sul 50%, con considerevoli differenze sul territorio. Dal punto di vista varietale il Leccino ha pagato lo scotto maggiore in termini quantitativi e qualitativi. Detto ciò, si può comunque ritenere che gran parte delle olive raccolte dal punto di vista sanitario siano risultate idonee alla trasformazione. I produttori più attenti hanno salvato quello che c’era da salvare: gli oli ottenuti si sono rivelati buoni, caratterizzati da fruttati leggeri e da note di amaro e piccante tenui, ma non sono mancati extravergini più intensi di quelli dell’anno precedente. Le migliori performance gustative provengono dagli oli di Gentile di Chieti, di Intosso, ma anche di Dritta – almeno quelli provenienti da raccolte precoci –, di Nebbio e di Frantoio. In linea di massima, rileviamo che in questa annata, le olive provenienti da cultivar tardive e quelle prodotte negli areali pedemontani e montani hanno dato migliori risultati per la minore presenza della mosca.

Bruno Scaglione

I produttori