Radici=origine=root: vino, birra, olio, spirits e caffè. Viva il panliquidismo!


Slow Wine è ormai un sito ibrido, ve ne sarete accorti cari lettori, il Wine, a questo indirizzo, è maggioranza ma non è più una dittatura. Prima sono arrivati i compagni della birra, poi gli spirits e per ultimi, ma molto graditi quelli dell’olio, che tra l’altro hanno aperto sulle nostre pagine tutta una sezione chiamata Progetto Olio (clicca qui per esplorare questo pianeta). A me e a tutta la ciurma degli scribacchini del vino piace così. Perché essere monotematici in un mondo che fa dell’ibridazione, dello scambio, della politica delle porte aperte un nuovo modo di vivere, sarebbe triste. Per cui abbiamo ospitato sulle nostre pagine tanti esperti diversi, gente che nel loro campo ha molto da dire, persone che nel loro settore possono essere consierate la Birra (Giaccone e Signoroni), l’Olio (Soracco), gli Spirts (Riva, Terziotti and Co).

 

In questi giorni ho capito che tutto è collegato, che spirits, oli, e perché no anche il caffè hanno un legame con il vino più forte di quanto potessi pensare. Questo lo definirei come radici, le origini, le roots per dirla all’inglese. Ieri ho partecipato a un grande appuntamento messo in piedi da Velier a Milano, per festeggiare i 70 anni di attività. Dopo aver assaggiato un grande numero di vini, mi sono lasciato condurre da un Virgilio come Alberto Farinasso (che è stato un mio collega a Slow per almeno 13 anni) nel mondo dei rum agricole. Metto le mani avanti, non ne sapevo nulla e dopo la giornata di ieri le miei idee, se possibile sono ancora più gioiosamente confuse (sarà probabilmente stato l’alcol…).

 

Una cosa mi è stata chiara fin dal primo assaggio dei mitici Clairin di Haiti, tutto quello che ho sentito per bocca dei produttori, di chi stava dietro i banchetti a parlare aveva tanto, tanto in comune con i discorsi fatti dai vignaioli che giornalmente incontro nei miei viaggi e nelle mie visite. L’attenzione per la materia prima, per la tecnica di produzione (lontana mille miglia da quelle degli industriali di settore), per l’ambiente sono materie che uniscono questi mondi molto più di quello che si potrebbe credere. E partecipare poi all’incontro capitanato da quel “mattoide” di Luca Gargano con i migliori distillatori del mondo di rum è stato ancora più illuminante. La sua proposta (accettata alla grande) di creare un gruppo che tuteli l’artigianato, che faccia educazione e promozione, per condividere prospettive e problematiche aveva il profumo di qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle e che si chiama Vignerons d’Europe o ancora più in grande Terra Madre.

Andando poi a prendere il Caffè (con la C maiuscola, non è un errore) qui a Bra dal mio amico Paolo Panero, – abbiamo fatto il servizio civile insieme a Slow Food… era il mio “nonno” – in quello che era il negozio di suo padre – La Bottega delle Delizie – che ora gestisce con sua mamma, l’attrazione per le roots è lampante. I suoi speciality coffee (leggi qui) sono qualcosa di diverso, qualcosa che ti apre un mondo – non è un caso che prima della suo arrivo io non bevessi il caffè – perché lui ti parla delle finca del Guatemala o della Colombia come potrei fare io del Lazzarito o della Conca d’Oro di Panzano, con lo stesso trasporto. Paolo conosce vita morte e miracoli di quella particolare famiglia che produce le sue amate bacche e che gliele spedisce in sacchi di iuta (saranno di iuta o scrivo una cavolata?) e riesce con la sua comunicazione diretta e precisa a trasportati in quel mondo per un minuto. Così come ascoltare Luca Gargano quando parla, urla e recita raccontandoti di Haiti ti fa venire una voglia pazza di assaggiare i celebri Clairin.

E allora come non si fa ad aver voglia di approfondire, di sapere, di conoscere, di farsi condurre per mano da queste persone? E dico di più, mi piacerebbe che noi del vino entrassimo sempre di più in contatto con gli esperti di altri settori, che ci contaminassimo, non per diventare dei tuttologi (a cui credo poco) ma per riuscire a capire di più gli altri mondi che ci circondano, perché abbiamo molto da capire, per rendere il nostro linguaggio più accessibile, per allargare le maglie di universi troppo stretti e in definitiva per unire sotto uno stesso cappello chi crede che le roots siano essenziali in tutti i magnifici liquidi che amiamo, siano essi vini, oli, birre, spirits o caffè. 

  • Stefano Tealdi

    Molto bello questo articolo, che condivido pienamente. Sto entrando in punta di piedi nel mondo del vino, ma leggendo e informandomi mi accorgo sempre di più anche io che gli stessi concetti possono valere anche per altri prodotti come caffè, cacao etc
    Il problema a mio parere è riuscire a trovare una persona che sia così appassionata da portarti dentro questi mondi, perchè quando come me non si conosce nessuno all’interno è difficile sapere di chi puoi “fidarti” (insomma distinguere chi ha vera passione da chi vuole solo spillarti soldi). A mio parere sarebbe molto bello se in tutta Italia si organizzassero delle serate formative gratuite (2 orette di chiacchierata) tenute da persone che sappiano condurre i “profani” nei loro mondi, così che se uno poi fosse interessato potrebbe decidere di cominciare percorsi più avanzati 🙂