Questione di Riesling

Leggero, versatile, espressivo, longevo, caratterizzato dal delicato equilibrio tra acidità e dolcezza, dalla bassa gradazione alcolica e – in base all’evoluzione – dall’inconfondibile nota di idrocarburi, il Riesling condivide con lo Chardonnay il primato di vitigno a bacca bianca più nobile al mondo.

Coltivato in Italia, Alsazia e Australia, raggiunge vette di assoluta eccellenza in una delle zone vinicole più celebri e affascinanti della Germania: la valle della Mosella. 

Il Riesling della Mosella viene prodotto lungo i 250 km dell’omonimo fiume – con gli affluenti Saar e Ruwer – che attraversa anche Francia e Lussemburgo e la sua forza è data proprio dal terroir unico, che ben si riflette nel bicchiere.

Siamo sul 50° parallelo, latitudine limite per la coltivazione della vite, dove il clima è estremamente rigido. Qui si trovano ancora molte vigne a piede franco scomparse ormai quasi dappertutto. Il 40% della superficie vitata è a forte pendenza (+30%) e il suolo è caratterizzato dall’ardesia, una particolare varietà di roccia che nasce dalla sovrapposizione di lastre sottili di limo finissimo e che regala al vino le sue componenti minerali oltre a un pH molto basso. La maturazione e la raccolta lunghe e tardive donano complessità e carattere a un vino che sa invecchiare molto bene.

Le caratteristiche note di petrolio, che rappresentano il segno distintivo dei Riesling, arrivano dopo molti anni e ciò è dovuto all’esposizione del grappolo al sole. In Australia per esempio, dove la temperatura è più elevata e le uve sono maggiormente esposte alla luce, queste note si avvertono molto prima.

Ieri sera a Pollenzo, la Banca del Vino ha dedicato una degustazione proprio al Riesling della Mosella

in cui è stato possibile abbandonarsi alla complicità naturale di due sensazioni completamente opposte come acidità e dolcezza, equilibrate alla perfezione, come avessero un feeling innato. Un’espressione di un territorio che lascia esterrefatti i palati di chi, come noi piemontesi, è abituato a vini bianchi caratterizzati da elevata acidità. Cinque sono stati i vini in degustazione, accomunati da fermentazioni lente e spontanee, tra cui uno spumante Metodo Classico. In sala i corrispettivi produttori a descriverli in tedesco. I produttori, che per qualche giorno sono in tour nelle Langhe, sono rimasti esterrefatti nel paragonare i prezzi dei loro vini con quelli di alcuni vini bianchi piemontesi. Infatti un ulteriore pregio dei Riesling sono i prezzi accessibili, anche per quelli più rinomati.

Per chi si fosse perso la degustazione di ieri sera e volesse fare una full immersion nel fantastico mondo dei Riesling, torna a inizio giugno Mythos Mosel: manifestazione itinerante nel cuore della Mosella in cui le cantine, concentrate su un tratto di fiume di 20 km, aprono le loro porte.

 

 

Riesling Brut – Weingut Arnold Thul

Un riesling metodo classico un po’ atipico per la gradazione di ben 13° dovuto a una raccolta a piena maturazione e successiva aggiunta di zucchero per la rifermentazione in bottiglia. Il residuo zuccherino di 6 g/l, naturale e non aggiunto come dosage, dona equilibrio e volume al sorso, segnato da note fruttate mature su uno sfondo fresco e balsamico.

 

Riesling trocken 2016 – Weingut Scholisch

Un vino “d’ingresso”, semplice, puro e schietto, dalle deliziose note fruttate tipiche del riesling e un residuo di 9 g/l che di fronte all’acidità elevata sembrano sparire per un equilibrio inclinato comunque verso la freschezza e tensione.

 

Riesling GG Laurentiuslay 2012 – Weingut Grans-Fassian

Il vino più intrigante della degustazione per profondità ed eleganza, già più disteso e armonico rispetto alle altre bottiglie molto giovane. GG, che sta per Großes Gewächs, indica nella classificazione interna del VDP (l’associazione delle migliori aziende vinicole tedesche) un vino secco proveniente da una delle vigne storicamente riconosciute come un grand cru. Per aggiungere una sottile dimensione tannica e appena amarognola come contrasto alla densità del frutto, il vino fermenta per i primi tre giorni sulle bucce.

 

Mehringer Blattenberg Riesling Spätlese feinherb 2016 – Weingut Kanzlerhof

Raccolto a piena maturità, deliberatamente lasciato abboccato questo vino rappresenta bene il classico approccio della Mosella: intensità gustativa ma leggerezza nel sorso, dove la dolcezza del frutto non pesa mai sul palato ma anzi, viene sollevata dalla minerale spina dorsale acida. Peccato la dose generosa di solforosa che in questa fase inchioda parecchio il profilo olfattivo ma dovrebbe garantire una lunga vita a questo riesling.

 

Riesling Wangert 5 38/1 steil 2015 – Weingut Lentes

Qui densità e dolcezza aumentano, la gradazione è più bassa ma l’acidità di oltre 9 grammi al litro restituisce un’armonia convincente al sorso. Anche qui il frutto si trova ancora in fase embrionale, da vedere in prospettiva.

  • Carlo Rol

    Perché proporre degustazioni cosi miserelle di riesling? A che pro?