Quelli che… Le Guide

Il pubblico di produttori era folto e numeroso, quello dei blogger un po’ meno. Noi guidaioli eravamo molti (6): Giampaolo Gravina (Espresso), Giorgio Melandri (Gambero Rosso), Mario Busso (Vini Buoni), Daniel Thomases (Veronelli) e Ian d’Agata (Italy’s Best Wine), più il sottoscritto per Slow Wine 2011.

 

Le tematiche messe in campo dal bravo e preparato Guido Ricciarelli erano ricalcate, almeno così mi è parso, sulle principali novità messe in campo da Slow Wine: l’importanza della narrazione, punteggi sì, punteggi no, vini naturali, ecc…

 

Insomma, un’impostazione del discorso, che non poteva che farmi particolare piacere. Evidentemente la nostra guida fin dalla prima uscita ha sparigliato le carte. Con un certo stupore gli altri colleghi hanno fatto capire che la narrazione per loro è fondamentale (ma non hanno accorciato tutti i testi rispetto a una volta?) e che il punteggio rimane un dogma per tutti (Thomases ha anche detto che non comprerebbe mai una Guida che racconta e basta senza mettere un bel numero di fianco ai vini).

 

Ammetto sinceramente, come tra l’altro mi fa notare il buon Andrea Gori, che il salotto alla Bruno Vespa non è il mio ambiente naturale e che la mia timidezza ha avuto il sopravvento. Mi sono limitato, con fair play, a parlare di Slow Wine e non ho voluto affondare il coltello nemmeno quando ho ascoltato alcune affermazioni che mi hanno un po’ sorpreso.

 

Su tutte quelle relative al vino naturale che per alcuni dei miei colleghi (non per Melandri e Gravina) sono dei prodotti da rifuggere perché cattivi nella stragrande maggioranza… Ian d’Agata ha tuonato: “Tra i primi cento vini del mondo non ci sono bio o biodinamici” citando un articolo della Robinson.

 

Vorrei a questo punto rispondere almeno a due delle cose che mi stanno più a cuore:

 

1) Slow Wine 2011 non ha punteggi ma non per questo abdica la funzione di guida per i suoi lettori (tanti visto che le vendite vanno a gonfie vele!). Abbiamo scelto di indicare con giudizi precisi i vini che ci sono piaciuti di più nelle tre categorie fondamentali a cui abbiamo dato rilevanza: Vini Slow, Grande Vino e Vino Quotidiano. Come se non bastasse abbiamo anche espresso giudizi sulle cantine. Quindi le nostre responsabilità ce le siamo assunte eccome.

Vorrei, a questo punto, aggiungere che mettere i punteggi e poi inserire più del 70% dei vini nelle rispettive fasce di 2 bicchieri, 4 grappoli, 14-15/20, 88-90/100, è un po’ come metterli in grassetto nero come abbiamo fatto noi… Perché anche lì le distinzioni numeriche sono molto limitate…

 

2) Quando si sostiene che non si sente il bisogno di un’agricoltura più pulita e che non è importante impegnarsi in questo senso, secondo me si dice una bestialità. L’impegno dell’agricoltore in questo senso sarà decisivo se vogliamo che assicurare un futuro al nostro pianeta. L’agricoltura è una delle attività umane che inquina maggiormente e non accorgersi di questo è miope e sbagliato. La stessa viticoltura non è esente da colpe e invito a leggere questo interessantissimo articolo apparso sulla rivista Slowfood alcuni anni fa e scritto da Luigi Bavaresco, professore dell’università di Piacenza, il quale sostiene che: “Tra tutte le colture agrarie in Europa, la vite è quella che richiede i quantitativi più elevati di anticrittogamici (fungicidi). Dati riferiti a qualche anno fa, quando l’Europa era ancora a 15 stati, riportano che l’utilizzo di fungicidi, insetticidi ed erbicidi in agricoltura era intorno alle 258 000 tonnellate all’anno, corrispondenti a circa 6 miliardi di euro di spesa. La viticoltura da sola rappresentava il 40% di quei valori (100 000 tonnellate)”.

 

Fare agricoltura pulita non è uno stupido sgiribizzo, ma una cosa seria e va valorizzata e presa in considerazione da una pubblicazione che ha l’ambizione di educare il lettore e il consumatore. Dall’altra parte il giudizio sul vino deve essere rigoroso, come lo è per i produttori convenzionali…

 

Infine, come nota a margine, Andrea Gori attacca le Guide dicendo che non si pensa a sviluppi informatici. In parte ha ragione nel sostenere che siamo un po’ lenti in questo, ma penso che l’uscita di Slow Wine 2011 sia in italiano sia in inglese in formato digitale per eBook reader, Iphone, Ipod e Ipad sia un’ottima notizia e che chi acquisterà l’applicazione (tra pochissimo in vendita quella italiana) troverà tante novità e un’ottima interazione possibile.

 

Insomma, prima di dare per morte le Guide aspetterei un po’, anche perché credo che lo sviluppo digitalizzato delle stesse, se fatto con intelligenza, potrebbe dare moltissime soddisfazioni ai tantissimi appassionati…