Quando le bollicine prevalgono sul territorio

Come ogni anno con l’uscita in libreria di Slow Wine si aprono – dal vivo ma molto più frequentemente in rete – vari momenti di discussione con chi non è d’accordo con i nostri giudizi e le nostre considerazioni; con queste persone spesso si intavolano dei costruttivi confronti.

images-2Mi sono trovato, nei giorni scorsi, a discutere su Facebook dei nostri giudizi sui Trentodoc. Non voglio entrare nel merito di questo argomento ma di un ragionamento “parallelo” solleticato da una persona che ci contestava il fatto di avere dei pregiudizi nei confronti dei Metodo Classico provenienti da Trento. Sostenevo con costui che ciò non è assolutamente vero, tanto più che durante gli assaggi finali della scorsa estate i Trentodoc non sono stati testati a parte ma mischiati con gli altri Metodo Classico d’Italia, ordinati per tipologia – Brut, Extra Brut, non dosati, ecc. – e non per provenienza territoriale. Ebbene, non contento, il mio interlocutore alla fine mi ha detto “ … ma tanto anche alla cieca i Trentodoc si riconoscono tra gli altri …”.

 

Ho ripensato più volte a questa affermazione e alla fine la trovo errata. Confrontandomi con qualche collaboratore e riguardando le note di degustazione sono arrivato invece alla conclusione che assaggiando i migliori Metodo Classico d’Italia per tipologie è quasi impossibile capire da quale territorio provengono. Si riconoscono abbastanza facilmente i differenti stili aziendali, quando sono ben definiti: per esempio l’incisività di Ferrari, la pienezza gustativa di Ca’ del Bosco, i sentori di nocciolina di Bellavista, l’impeccabile rigore di Monsupello, e così via. Si intuisce semmai il vitigno di provenienza, operazione molto facile e dichiarata con i Franciacorta Sàten, più difficile all’interno delle altre tipologie, anche se in due ottimi prodotti come il Trento Extra Brut Perlè Nero di Ferrari o il Franciacorta Brut Blanc de Noirs di Le Marchesine l’utilizzo al 100% del pinot nero è abbastanza evidente e avvertibile.

Non parliamo poi di territorio di provenienza quando i vini sono segnati dalle note dei legni utilizzati per l’affinamento dei vini base: la tecnica in questo caso annienta il territorio e le varietà, prevale nettamente sulle caratteristiche del vigneto, dando in qualche caso dei grandi vini, che si dimostrano molto buoni organoletticamente ma senza legami riconoscibili con la zona/denominazione.

 

images-2Insomma è improprio, a mio avviso, azzardare un discorso di riconoscibilità territoriale dei Metodo Classico provenienti dalle tre denominazioni più significative (Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trento). Diverso è il discorso che riguarda i Metodo Classico prodotti con altre uve che non siano chardonnay e pinot nero; intendo, per esempio, gli splendidi prodotti da bombino bianco di D’Araprì, i Verdicchio Brut di Colonnara e Garofoli, o i Lessini Durello di Fongaro, Marcato e Casa Cecchin. Questi sono vini fortemente segnati dal connubio territorio/varietà. Ne parleremo prossimamente …

 

Fabio Giavedoni