Quale natura in vigneto o dell’importanza dei carabidi

Il convegno dal titolo “Quale natura in vigneto?” organizzato dall’Associazione VinNatur, venerdì 20 Novembre presso il Castello dell’Acciaiolo a Scandicci, ha concluso un ciclo triennale di sperimentazioni volute dalla stessa associazione per approfondire le relazioni tra vigna e ambiente naturale

MauleVinNatur, fondata e presieduta dal produttore Angiolino Maule, è una delle associazioni di vignaioli naturali più attive sul fronte della ricerca e della sperimentazione. Da sempre Maule sostiene che la vitalità del suolo è al centro della qualità del vino, intesa come capacità di esaltare la complessità del luogo di origine.

La giornata ha avuto diversi punti di interesse per chi, come me, è abituato a occupare l’estremo opposto della filiera produttiva quella del bicchiere alla mano. Anzi proprio per tutti noi, addetti alla critica enologica e appassionati, allargare lo sguardo alla viticoltura svolta è un esercizio di approfondimento necessario per formare un concetto di qualità enologica più ampio e al passo con i tempi.

La relazione tra viticoltura e scienze naturali è stato l’argomento al centro degli interventi coordinati dall’agronomo Stefano Zaninotti. Questo aspetto costituisce forse uno degli elementi più innovativi dell’incontro di venerdì. Considerare la viticoltura in relazione a un ambiente naturale rappresenta uno scarto in avanti rispetto alle tematiche poste dall’approccio agronomico svolto. Siamo, in definitiva, su un altro campo rispetto ai vari modi di conduzione agronomica del vigneto.

I vari interventi della giornata, affidati a Ruggero Mazzili del Centro sperimentale per la viticoltura sostenibile di Panzano in Chianti, alla biologa Irene Franco Fernandez, all’entomologa Costanza Uboni e al botanico Cristiano Francescato hanno avuto come minimo comune denominatore la considerazione che un ecosistema è in equilibrio quando si autosostiene. Maggiore sarà la biodiversità maggiore l’equilibrio e la resistenza ai cambiamenti.

vinnaturIl punto di vista degli esperti in Scienza Naturali mi ha colpito molto. In particolare il botanico Francescato ha messo in contrapposizione una pratica ormai consueta come il sovescio con la naturalità dell’ambiente. Nella definizione del territorio, Francescato sostiene come sia fondamentale valutare quali siano le piante originali per ricevere informazioni sull’identità naturale dell’ambiente vitato. Il sovescio da questo punto di vista non rappresenta una soluzione naturale nell’apporto di sostanze nutritive al suolo. “È questione del tempo naturale, in grado di ristabilire l’ambiente originale in competizione con l’urgenza di un intervento agronomico” conclude l’agronomo.

Molto interessanti anche i dati riportati dalla rilevazione degli insetti in vigna riportati da Costanza Uboni. La dottoressa ha evidenziato come la presenza degli insetti possa rivelare molto sulla salubrità della nostra vigna. “Più una vigna è in equilibrio – ha detto – tante più morfospecie di insetti possiede” In particolare i dati relativi alla percentuali di Carabidi come indice di qualità ambientale. Su due vigneti diversi si è rilevato una sensibile differenza di questa famiglia di insetti, 25 % per uno, 9 % per l’altro secondo la tecnica di rilevamento che qui non è utile approfondire. Nel vigneto con minore presenza di Carabidi la situazione agronomica era di conversione biologica salvo che nell’anno c’è “scappato” un diserbo.

La vigna come sistema complesso è un argomento fondamentale per il futuro della viticoltura di qualità e dobbiamo ringraziare l’Associazione VinNatur per il continuo lavoro di approfondimento e divulgazione di queste tematiche.