Può un Franciacorta durare nel tempo? Sembra proprio di si …

Nell’immaginario comune il vino bianco è associato a una fruizione prossima al millesimo da cui proviene, secondo l’assioma per cui freschezza e gioventù ne costituiscono le caratteristiche peculiari positive; far invecchiare un vino bianco insomma sembra ai più (ed il mercato sta lì a dimostrarlo) un errore grave.

IMG_0513Il Franciacorta in realtà appartiene alla categoria dei vini speciali, vini che subiscono una seconda lavorazione attraverso la rifermentazione in bottiglia, ragione per cui lo scorrere del tempo – inteso come invecchiamento – subisce un rallentamento dovuto al processo della presa di spuma prima e di sosta sui lieviti poi.

Qui si innesta il ragionamento che si è voluto sperimentare con la degustazione – organizzata dalla condotta Slow Food Oglio-Franciacorta-Lago d’Iseo – che si è tenuta qualche giorno fa presso la cantina Barone Pizzini a Provaglio d’Iseo, a cui hanno partecipato una quarantina di persone tra cui parecchi produttori del territorio, rappresentanti delle aziende in degustazione ma anche di altre realtà produttive: insomma un confronto non solo interessante ma anche reciprocamente istruttivo (per noi di Slow Wine e per i produttori di Franciacorta).

La domanda di fondo – semplice, ma di incerta risposta – era fondamentalmente questa: come si comporta il Franciacorta con lo scorrere del tempo?

Non con lo scorrere del tempo mentre sosta sur lie nella cantina di produzione, che è cosa abbastanza nota e sufficientemente sondata, ma con gli anni che passa in bottiglia – ospitato nelle cantine private o nelle enoteche (magari anche nei caveau dei ristoranti, anche se sono rarissimi quelli che fanno questa opera altamente meritoria …) – dopo il momento della sboccatura.

photo1Abbiamo quindi messo a confronto otto campioni di Franciacorta provenienti da vendemmie dei primi anni 2000, ovvero vini che hanno superato almeno il decimo anno d’età; dei Metodo Classico che hanno subito una permanenza sui lieviti variabile tra 24 e 72 mesi e che dopo la sboccatura sono rimasti in affinamento (o in giacenza), con tappo in sughero, nelle cantine delle varie aziende fino ad ora.

Ecco l’elenco degli 8 campioni proposti, in ordine di servizio:

 

Franciacorta Brut, Ferghettina

Unico Franciacorta sans année in degustazione, elaborato però unicamente con uve della vendemmia 2005. Sboccatura nel 2008.

Fresco, gustoso e in perfetta forma, sorprende incredibilmente non tanto per essere il primo di una degustazione i cui esiti sembrano incerti (ma non sarà così alla fine), ma soprattutto perché è un Metodo Classico che è stato prodotto senza alcun desiderio o proponimento di durata nel tempo, pensato cioè per essere consumato entro un paio di anni. Si è dimostrato molto buono, con un profilo olfattivo intenso e profondo nel quale primeggiavano note di pasticceria e di ananas candito, che si proponevano con decisione anche nei ritorni gustativi; chiusura di bocca leggermente amarognola. Vino di buona pienezza, di ottima fragranza e di grande bevibilità.

 

Franciacorta Dosaggio Zero 2005, Faccoli

Sboccatura 2010.

Sia al colore (dorato intenso) che al naso mostra subito una maturazione più evidente, con note eteree e ottimi sentori di cognac che segnalano un invecchiamento controllato senza cedimenti ossidativi. Questa insistenza sulle note evolutive – comunque fragranti e integre – è la conseguenza di una lavorazione volutamente condotta in questa direzione, come confermato da Claudio Faccoli che, molto contento del proprio vino, ha chiosato “è esattamente quello che desideravo, quello che mi piace e che vorrei che i miei vini esprimessero”. Ottimo.

 

IMG_0540Franciacorta Brut Grand Cuvée 2005, Bellavista

Sboccatura 2010.

Un Grand Cuvée in grandissima forma, che presenta le solite note di nocciola – che contraddistinguono, come un perfetto e riconoscibile marchio di fabbrica, i Metodo Classico di Bellavista – ma in una versione di perfetta evoluzione e finezza olfattiva. La bocca è tesa, succosa e molto gustosa, con un attacco dolce di frutta candita e un finale di frutta secca di grande eleganza e profondità.

 

Franciacorta Pas Dosè QdE Ris. 2004, Il Mosnel

Sboccatura 2010.

Vino di infinita eleganza e dal profilo freschissimo, con profumi intensi e impeccabili e con una bocca di grande profondità e persistenza, mai abbandonata nel suo incedere da una ficcante vena sapida. Ottimo. Alla fine sembra così incredibilmente fresco e croccante che ti viene il dubbio che sia ancora troppo giovane, ovvero che abbia ancora dei significativi margini di crescita nell’evoluzione gusto-olfattiva. Ci riproponiamo di toglierci, tra qualche anno, questo dubbio …

 

Franciacorta Pas Dosè Bagnadore Ris. 2004, Barone Pizzini

Sboccatura 2009.

Ottima la maturità e l’espressione olfattiva, con fini note eteree che accompagnano intensi sentori di sottobosco, di funghi freschi e di frutta secca. La bocca è di grande incisività e profondità, chiusa dalla lunga persistenza delle note minerali e salmastre. Si può dire, senza timori di smentita, che in questo caso la maturità del vino è un valore aggiunto universalmente condiviso: nessuno ha sollevato la minima perplessità, tutti hanno finito il bicchiere con grande godimento.

 

franciaFranciacorta Dosaggio Zero Francesco Iacono Ris. 2004, Villa Crespia – Muratori

Sboccatura 2011.

Espressione al naso singolare e persistente, con intensi sentori di fiori freschi e di lavanda. Al palato è risultato pieno, ben strutturato ma leggermente appesantito nel finale, nel quale insistevano le note dolci della frutta candita con forti ritorni di frutta secca e nocciole tostate. Vino di buona fattura e di pregevole bevibilità, in leggero debito di complessità gusto-olfattiva.

 

Franciacorta Dosaggio Zero 2001, Ca’ del Bosco

Sboccatura 2015.

Un’incomprensione dell’ultimo minuto con l’azienda ci ha portato nei bicchieri un Dosaggio Zero sboccato di recente. Questo “errore” però è stato estremamente significativo e utile perché ci ha offerto un vino buonissimo – ottima la composizione fruttata, fresca e polposa, che caratterizza i vini di questa maison, accompagnata da una piena profondità gustativa e da ottima incisività della vena acido-sapida nel finale – ma con un leggero debito di complessità. È come se mostrasse un’evoluzione ben svolta ma in un qualche modo “bloccata” nella sua piena espressione da una sboccatura troppo recente.

Forse l’assaggio di un solo campione non è significativo, ma l’idea che ci siamo fatti testando questo vino – peraltro condivisa da molti dei presenti – è che il tempo passato in bottiglia dopo la sboccatura invece che deprimere rende senza dubbio più ricco e più interessante un Franciacorta di questa stoffa.

 

Franciacorta Brut Collezione 1999, Cavalleri

Sboccatura 2007. Tipologia Brut ma con soli 3 grammi di zuccheri residui.

Un’ulteriore conferma dell’affermazione espressa sopra l’abbiamo avuta con il vino di Cavalleri – il più vecchio ma soprattutto quello che ha sostato più a lungo in cantina dopo la sboccatura – che proponeva un quadro gusto-olfattivo di perfetta e grandiosa evoluzione. Un Collezione veramente eccezionale, cremoso e teso al contempo, per nulla “invecchiato” ma anzi ancora pienamente espressivo e succoso nelle note di frutta fresca colta al giusto stato di maturazione.

foffg

 

Alla fine la soddisfazione, e per certi versi la sorpresa, è stata veramente tanta. E se – come ha avuto modo di dire Silvano Brescianini, “padrone di casa” ma anche grande esperto di vini da Metodo Classico – “la qualità di un vino si misura anche con la sua durata nel tempo”, allora possiamo dire che in Franciacorta esiste un discreto numero di etichette capaci di garantire questa affermazione.