Prosecco superstar! In Uk supera lo Champagne… Non solo in quantità consumata, ma anche in valore. Strabiliante

London-Bridge-ChampagneLa notizia è grossa. È stata pubblica sul The Guardian di Londra. Il Prosecco per la prima volta nella storia ha superato lo Champagne sul mercato inglese. E fin qui la novità non è così eclatante, perché uno si attenderebbe che si tratti di un sorpasso quantitativo. Più bottiglie stappate, ma tanto meno valore. E, invece, è proprio qui che sta il terremoto. Si tratta del volume di affari generato dalle bollicine venete. In un anno il loro valore è cresciuto del 72%. Avete letto bene. Un evento incredibile.

In quale ambito l’Italia può vantare una crescita di questo tipo? E lo Champagne che fa? Diciamo che ha un’incremento simile a quella del PIL italiano: +1,2%. Il valore si ferma a un più che onorevole 250 milioni di sterline, mentre il Prosecco arriva a 339 milioni… Un sorpasso alla Bolt. E le quantità? 37,3 milioni di litri per lo spumante italiano contro i 9,8 di quello transalpino. Certo il prezzo a bottiglia è ancora notevolmente più basso, circa 1/4, ma questi dati sono a dir poco strabilianti e danno davvero l’idea di quello che ormai nessuno può evitare di riconoscere: il Prosecco è un fenomeno che non ha pari in nessun settore economico italiano.

 

  • Demetrio De Speri

    Dai su… Smettiamola che tra i vostri post e quelli di slow wine non si sa più a quale santo votarsi. Da che parte state? Di prosecchi “slow” esistono solo quelli col fondo e nemmeno tutti, perché poi ci sono quelli che vogliono cavalcare l’onda. I piccoli che vogliono fare i grandi e i grandi che giocano a fare i piccoli. Se questo risultato è vero (non lo metto in dubbio) è solo frutto del mercato e dell’influenza dei blasoni e del marketing. Molti champagne sono costruiti in cantina (pochi quelli seri) status per chi ha 2 soldi e non ha palato e nemmeno stomaco. Gente che poi soffre di reflusso e prende le pastiglie, gente incravattata con soldi avanzati dagli anni ’80. La Franciacorta segue a ruota per imitazione, ma soffre della sindrome del pene piccolo come gli artisti succeduti al futurismo che tanto avrebbero voluto saper fare o nascere prima, ovvero trasposto al vino, produrre “dans la champagne”. Il Prosecco è quella bestia economica di bibite al gusto banana e fiori gialli (così che i sommelier dell’AIS non si smarriscano) che per merito di direttori commerciali e strateghi di mercato e chiromanti enologici hanno occupato una buona fetta di mercato invadendo anche quello estero nel nome di una produzione stereotipata e omologata, quando in realtà tutti noi (quelli che non devono leccare) sanno quali porcate si facciano in quelle zone in vigna e in cantina. Parliamo di reali valori o di business?