Prosecco Ferrari Brut: il ritorno delle mostruosità nelle carte dei vini

Tre settimane fa ho pubblicato un post dal titolo “Prosecco: basta la parola!” ispirato da un trafiletto del quotidiano Il Resto del Carlino che proponeva, per accompagnare uno dei piatti del Cenone di San Silvestro, un fantomatico “Prosecco Ferrari Brut”.

Con la scusa di questo svarione giornalistico insistevo su un concetto di cui sono sempre più convinto, ovvero che oramai il termine Prosecco indichi – nell’immaginario dei più – generalmente un vino “con le bollicine” prodotto in qualsiasi parte d’Italia e non, come dovrebbe, la storica denominazione del Veneto. Se vuoi conoscere in maniera più articolata il mio pensiero clicca qui e vai a leggere il suddetto articolo.

Dopo la sua pubblicazione parecchie persone mi hanno scritto che “avevo esagerato”, che la mia ipotesi si basava su un unico, per quanto enorme e grossolano, errore commesso dal giornalista de Il Resto del Carlino ma che in genere l’equazione “Prosecco = un qualsiasi vino italiano con le bollicine” la facevano veramente in pochissimi. Io ribattevo che, purtroppo, è patrimonio di molti.

Di questo ne sono sempre più convinto, e oggi lo sostengo con una nuova prova, una nuova mostruosità.

Grazie all’attenzione di un sommelier Fisar di Padova, che ringrazio pubblicamente, mi è arrivata questa foto che ritrae una delle prime pagine della carta dei vini del ristorante di un hotel 4 stelle in Romagna. E qui il “nuovo mostro” compare ancora…

Non fermatevi però alla riproposizione di questo oramai famoso “Prosecco Ferrari Brut” ma seguitemi in un paio di altre considerazioni.

Questa carta dei vini è stata compilata con la pretesa di essere chiara e ben comprensibile per il cliente. In una delle prime pagine (vedi foto a lato) sono stati differenziati i vari vini “con le bollicine” in un modo corretto ed efficace, differenziando addirittura gli Champagne, gli Spumanti Metodo Martinotti (una specificazione un po’ eccessiva, ma va bene…), gli Spumanti Metodo Classico e i vini Frizzanti e Lambrusco. Fin qua tutto bene, ma se andiamo alla voce Spumanti Metodo Classico le mostruosità si sommano.

Per informare meglio il cliente, e per definire in maniera più puntuale il “Prosecco Ferrari Brut”, si è aggiunto anche “Doc di Trento”, sommando bestialità a bestialità: è chiara l’esplicita ammissione che si tratta di una Doc specifica (Trento), della quale però non si tiene conto perché il nome da comunicare è Prosecco.

Il successivo vino elencato in carta – il Prosecco Follador – è in effetti un vero Prosecco, e allora è parso giusto, a chi ha compilato la carta, indicare il vitigno (Glera) e anche “il titolo” Doc di Treviso; tutto questo, nella mia lettura, per differenziare il “vero” Prosecco fatto con la glera da quell’altro (il Ferrari Brut) per il quale non ci si è degnati nemmeno di indicare le uve di provenienza.

Insomma un pasticcio dietro l’altro, che però evidenzia in maniera lampante quanto vado dicendo da tempo: Prosecco sta diventando sempre di più sinonimo di “Vino italiano con le bollicine” completamente svincolato da qualsiasi legame territoriale, che si può cioè produrre ovunque, con qualsiasi uva.

E ciò non va affatto bene…

 

Grazie S.B. per la tua utilissima segnalazione 🙂