Prosecco: basta la parola! (e pensi a una bolla qualsiasi)

In questi giorni di fine/inizio d’anno si saranno aperte nel mondo – ho fatto una stima “a spanna”, ma in fondo verosimile – qualche centinaia di migliaia di bottiglie di Prosecco: un trionfo per questo nostro vino, se ammettiamo però che sia vero che tutto quello che è stato stappato e bevuto come Prosecco fosse veramente Prosecco.

Perché il problema è che oggi, con questo nome conosciuto da tutti, si indicano generalmente vini “con le bollicine”: tanto all’estero (e qui possiamo mettere in conto, anche se io non sono propenso a farlo, un debito di ignoranza da parte dei consumatori) quanto soprattutto – e purtroppo – in Italia, dove si spera invece che il termine Prosecco sia per tutti identificativo di quel vino prodotto originariamente sulle colline tra Conegliano, Valdobbiadene e Asolo, e da qualche anno a questa parte, anche nelle nove province raccolte tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Invece non è così, e il termine Prosecco viene utilizzato per indicare genericamente un vino con le bolle; casomai si usa il nome Prosecco se costa un po’ di più e “Prosecchino” se invece è poco costoso.

Uno degli esempi più chiari – ahimè – l’ho trovato nelle pagine del quotidiano Il Resto del Carlino, nella cronaca di Bologna del 30 dicembre: nel pezzo di spalla al grande articolo su cosa preparare per il cenone di San Silvestro, il sedicente gourmet (almeno così viene presentato) Michele Ricca esordisce nei suggerimenti sui vini da abbinare ai piatti riportati a fianco con un bel “prosecco Ferrari Brut”. Continua poi con altre rare perle di ignoranza, ma questo per il momento non lo consideriamo…

Quelle tre parole – prosecco Ferrari Brut – sono il segnale di almeno due errori: il primo, di cui si accorgono in tantissimi, è quello di chiamare Prosecco un vino che invece è un Trento Doc, prodotto con Metodo Classico dalla famosa e prestigiosa azienda trentina. Il secondo errore è meno visibile ma ben più grave del precedente, e risulta evidente se ci si sofferma su quel “prosecco” scritto in minuscolo: il “sedicente gourmet” Ricca (o l’incompetente giornalista che ha raccolto le sue parole) voleva indicare in genere un vino con le bollicine e quindi ha scritto prosecco; che poi fosse un Trento, un Franciacorta o un qualsiasi altro Metodo Classico, oppure Charmat, prodotto in Italia non ha nessuna importanza, perché per intendere bollicina si usa, per consuetudine oramai accertata, il termine prosecco (minuscolo).

Casomai d’ora in poi i “sedicenti gourmet” più avveduti – quelli che fanno finta di intendersi di vino – aggiungeranno anche il riferimento territoriale e/o aziendale, e quindi ci ritroveremo indicazioni tipo: prosecco Ferrari Brut, prosecco di Franciacorta, prosecco di verdicchio, fino ad arrivare al prosecco più costoso di tutti, quello di Champagne…

 

D’altro canto il fatto che “prosecco” sia sinonimo di un vino con le bollicine completamente svincolato da qualsiasi legame territoriale – che si può cioè produrre ovunque – risulta chiaro se date un’occhiata a questa pagina web inglese (clicca qui per accedere) che pubblicizza il kit per farsi un Prosecco in casa: basta prendere dell’acqua e aggiungere queste “magiche” bustine e il vostro Prosecco – chiamato MySecco – è presto fatto, imbottigliato e servito; se poi avete coraggio potete anche berlo!

 

 

 

 

 

 

  • frappo

    articolo al limite del patetico, e non solo per la “svista” sul prosecco (roba da radiazione).
    Batasiolo “miglior bianco fermo d’Italia”??? Ok, i gusti non si discutono, ma qui davvero siamo alla frutta.
    Che poi, se un signore attempato al bar dica che per lui il Tavernello è il miglior vino del mondo si può anche accettare, ma se uno che si spaccia per gourmet (cosa voglia dire poi?) scrivendo su un quotidiano nazionale se ne esca con un’uscita del genere val la pena buttarlo, quel quotidiano.
    Infine, la chiosa finale: un bel metodo classico rigorosamente Brut con il dolce.
    Azzardando addirittura a sparare (credo a caso) il nome di un illustrissimo champagne noto per la “velata” acidità (!!!) che, lo sanno anche i muri, si sposa alla perfezione con un dolce…
    Come da incipit: patetico

  • Luca Sperati

    Una vergogna che purtroppo nasce da chi non dovrebbe, d’altronde già da tempo stiamo prendendo la deprecabile abitudine di chiamare “carpaccio” qualsiasi cosa sia tagliata a fette sottili e chiamare “pachino” qualsiasi pomodoro piccolo e sferico.

  • Sergio Tagliapietra

    Vogliamo poi parlare dell’ ottimo abbinamento proposto con il dolce? Un buonissimo spumante BRUT!!