A proposito di burocrazia (e dei costi della sua lentezza)

Abbiamo ricevuto da Monica Raspi – proprietaria dell’azienda Villa Pomona, di Castellina in Chianti – questa bella “storiellina” sugli accidenti della burocrazia vitivinicola italiana. La pubblichiamo molto volentieri…

 

A proposito di burocrazia, vi racconto una storiella, una delle tante che succedono quotidianamente a un contadino come me.

Per fortuna all’agricoltura qualche contributo lo danno, perché se non ci aiutassero i terreni sarebbero tutti abbandonati, e toccherebbe allo Stato farsi carico del loro mantenimento; e vi assicuro che è un sacco di lavoro, e quindi di quattrini.

Ho piantato la mia vigna nuova e mi hanno accordato un contributo. E fino qui tutto bene, anzi, benissimo, perché i soldi sono arrivati subito e ho potuto cominciare a pagare i fornitori. Una vigna comincia a fare reddito non prima dei tre anni, e quando è bambina non fa un vino tanto buono.

Bene, siccome io potrei essere una truffaldina, ti chiedono una polizza fidejussoria che ti deve fare la banca a garanzia del fatto che la tua vigna è piantata; e su questo sono d’accordo. Va bene, dico io, ma poi vieni a vedere che la vigna l’ho piantata e fammi togliere questa fidejussione che mi costa 32 euro al mese, le banche mica lavorano gratis…

Dunque, contributo accordato e fidejussione fatta a febbraio 2015, comincio a pagare, e ogni mese vedo questi soldi inutili che si volatilizzano. Finalmente mi chiama l’agronomo per il collaudo, ovvero per controllare che la vigna sia effettivamente stata piantata e il contributo ben speso. Questo succedeva nel lontano agosto 2015. Bene penso, ora hanno visto, mi svincolano la fidejussione…

La raccomandata che attesta l’avvenuto impianto e l’inutilità della fidejussione l’ho presa oggi alla posta. OGGI! 7 marzo 2017!

Da oggi smetto di pagare, anche se la vigna l’avevo fatta da tempo, anche se il controllore aveva controllato, anche se ho perso qualche ora al telefono per essere subappaltata ai vari impiegati di turno, per sentirmi dire alla fine “si, si, ora lo facciamo, siamo pieni di lavoro… sono tutti malati, abbiamo l’invasione delle cavallette”. (Che poi questa cosa mi fa andare in bestia, anche io sono piena di lavoro e di carte…).

Da febbraio 2015 sono passati più di due anni: fatevi due conti, sono più di 700 euro sperperati, buttati via per nulla.

Questo è l’esempio odierno, ma ne capitano spesso di queste stupidate qua; e alla fine dell’anno sono un sacco di quattrini che, invece che essere investiti in azienda, si disperdono.

Alla fine mi chiedo: “ma che ci dovevano fare con il mio collaudo da agosto 2015 a marzo 2017?”. Non lo saprò mai…