Prima la vigna: cronaca di una giornata da Michele Satta dedicata alla viticoltura

L’azienda Michele Satta ha ospitato una giornata di confronto tra l’esperienza di viticoltura biodinamica di alcuni affermati produttori italiani e due seminari sulla visione di sostenibilità tenuti dal Professor Giovanni Battista Mattii, docente di viticoltura all’Università di Firenze, e Andrea Locci, agricoltore e consulente pratico della tecnica del sovescio.

Lo spazio della mattina era dedicato ai due seminari. Il Prof ha declinato il concetto di sostenibilità attraverso un’analisi storica della viticoltura analizzandone gli albori, lo sviluppo e la perentoria affermazione. Ha sottolineato che non è possibile tornare indietro e che la tecnologia è un’arma fondamentale per poter gestire i cambiamenti climatici così impellenti.

Quindi nella conclusione ha sottolineato come la ricerca genetica sarà fondamentale per garantire la permanenza della viticoltura su questo pianeta. Quello che penso a questo riguardo l’ho già scritto a commento di un intervento di Attilio Scienza e potete leggerlo qui.

Mi ha abbastanza indignato ascoltare uno dei consigli dati da Mattii ai suoi studenti e cioè che una delle linee guida del loro futuro professionale sarà cercare di far guadagnare il massimo al loro datore di lavoro. Spero questo tipo di valori non siano ormai prassi nella scuola italiana…

Il seminario di Andrea Locci sul sovescio è stato incalzante e ricco di entusiasmo. Attraverso un contributo fotografico abbiamo potuto apprezzare gli effetti positivi del sovescio sulla struttura dei suoli trasformati totalmente grazie al lavoro delle radici delle specie piantate in coabitazione con la vite. Da matrici completamente compattate si passa a suoli di grana molto fine e ricchi di humus. Il riferimento al libro di Claude e Lydia Bourguignon Il Suolo un patrimonio da salvare è stata musica per le mie orecchie.

Il pomeriggio ha visto gli interventi dei produttori che attraverso varie esperienze hanno abbracciato la biodinamica. Saverio Petrilli, enologo della Tenuta di Valgiano ha moderato gli interventi dei piemontesi Nicoletta Bocca (San Fereolo), Alessandro Ceretto (Ceretto), del friulano Lorenzo Mocchiutti (Vignai da Duline), del toscano Stefano Amerighi (Amerighi) e del toscano acquisito Fabio Motta (Motta). Il tono degli interventi ha assunto quindi il colore della narrazione evidenziando che l’approccio alla biodinamica non è ponderabile attraverso il solo dato scientifico – la sanità delle uve è l’obiettivo di tutti i viticoltori – ma si compone di elementi sensibili racchiusi nel percorso individuale.

L’elemento non quantificabile che sia spirituale o strettamente legato all’intervento pratico risulta la frattura insanabile tra scienza canonica e insegnata e pratica biodinamica. Tutto questo parlare di vigna ha stimolato la domanda di un giovane enologo seduto in sala che ha esclamato «Va bene parlare di vigna, ma il vino si fa in cantina. Se si tralasciasse questa fase commetteremmo il medesimo errore che negli anni Novanta portò soltanto a parlare di legno per l’affinamento». Giustissimo.

Per fortuna c’era Alessandro Morichetti di Intravino e Doyouwine, il quale con la solita eleganza ha prontamente risposto in vece dei produttori «…Quello che dici è vero se il vino di questi produttori facesse cagare… ma qui so’ tutti vini della Madonna». Cosa confermata nella degustazione che è seguita; Morichetti è un grande.