Presto arriverà l’estate, e berremo vini bianchi troppo freddi e vini rossi troppo caldi

Ora di pranzo, con mia figlia che torna a casa da scuola affamata come un lupo ma disposta a mangiare solo cose buone. Preparo quindi un pranzo semplice ma con cose buone – di cui in fondo avevo un grande “bisogno” anche io – e che richiede “per forza” una bottiglia molto buona e spensierata, un vino leggero e profondo dalla beva accattivante e scorrevole.

Sullo scaffale più vicino alla cucina intravvedo una bottiglia di Chianti Classico 2014 di Badia a Coltibuono – azienda chiocciolata di Gaiole in Chianti – che corrisponde perfettamente ai miei migliori desideri. Stappo il vino e lo ritrovo così come me l’aspettavo, soave e gustoso, godibilissimo e incisivo: una bottiglia semplice, di costo contenuto, di grandissima soddisfazione.

Tutto bene quindi, tranne che al secondo sorso mi accorgo che forse il vino avrebbe potuto essere ancora più gradito se avesse avuto 1 o 2 gradi in meno di temperatura. Si beveva bene anche così, ma appena un po’ più freddo sarebbe stato perfetto.

Pronto ad alzarmi da tavola per mettere la bottiglia per pochi minuti in frigo – non ci vedo nulla di strano né di blasfemo in questa pratica, anzi… – mi sono chiesto quanti gradi ci fossero in casa, quale fosse la famosa “temperatura ambiente”: il termostato generale segnava 18,6°, temperatura ambiente ideale, più che accettabile per conservare per bene un vino. Non contento ho misurato anche la temperatura del vino nel calice, e il mio vecchio termometro da vino (erano secoli che non lo usavo) segnava 18°.

Tutto a posto quindi, nella norma, ma comunque non ero soddisfatto: ho messo il vino in frigo e dopo qualche minuto al freddo mi è sembrato decisamente migliore. Nel breve tratto di strada di ritorno tra il frigorifero e la tavola guardo casualmente la retro-etichetta e vi trovo scritto “servire a 18°C”.

Anche l’azienda mi stava quindi dicendo che era tutto a posto, ma un giorno vorrei invitare a casa mia Emanuela Stucchi Prinetti (proprietaria di Badia a Coltibuono) e aprire con lei una bottiglia del suo meraviglioso Chianti Classico, per constatare se anche chi l’ha fatto non lo preferisce un po’ più freddo, soprattutto in una calda primavera – come non è questa, per il momento… – o ancora meglio nei più caldi mesi estivi.

 

In Italia abbiamo una brutta abitudine, che diventa insostenibile e perniciosa soprattutto in estate: beviamo i vini rossi troppo caldi e, per uno strano fenomeno di opposti, i vini bianchi troppo freddi.

A mio avviso le vecchie scale delle “temperature ideali di servizio dei vini” andrebbero riviste, abbassando i limiti più alti per i rossi – in particolare per quelli giovani, freschi e succosi di frutto, poco estrattivi e di beva immediata, che per me andrebbero serviti a non più di 14-15° – ed evitando di ghiacciare i bianchi nei frigoriferi.

E anche se al ristorante, o al bar, la frase “un bianco ghiacciato, per favore…” fa tanto figo bisognerebbe avere la pazienza e il tatto di spiegare al cliente che invece è un po’ da cafoni 🙂