Poderi Marcarini in verticale. Il prima, il mentre e il dopo

Il prima

Oggi è un giorno speciale: in Banca del Vino, a Pollenzo per chi ancora non lo sapesse, ci sarà una verticale del Barolo di Marcarini. Strano scrivere un post di qualcosa che non è ancora successo ma, dato che sono dai tecnici del computer e sto scaricando la posta dei miei primi due anni a Slow Food Editore sul computer nuovo, un Mac per la precisione, che qui se non lo hai rischi il licenziamento preventivo, inganno il tempo, scrivendo ciò che mi aspetto.

 

Mi aspetto, fammi pensare, sì, ho trovato il termine giusto, mi aspetto di godere.

 

Adoro il Barolo di Marcarini: soprattutto il Brunate. Un vino pacato che racconta il suo territorio con calma sicura e lentezza. Voglio una narrazione fatta di sottrazioni come un racconto di Carver, Pavese o Biamonti, dove ogni parola pesa come un macigno ed evoca abissi di significato.

 

Non ricordo le annate che saranno in degustazione, ma conosco la mia esperienza. Avevo una magnum 1996 Brunate che stappai in un momento di euforia, circa due anni fa . Sbagliai. Un vino di sasso, ermetico, quasi arrabbiato perché schiuso prima del tempo. Al contrario, il 1997 aperto circa tre mesi dopo; era un vino gentile, floreale e fine. Un palato paradigmatico per il Barolo, teso e succoso, corredato da un tannino ancora robusto ma cedevole di fronte alla concentrazione del centro bocca. Vedremo…….

 

Il mentre

Manuel Marchetti, insieme alla moglie Luisa Marcarini, racconta la storia aziendale. Parla dell’etichetta dorata che dalla fine degli anni Cinquanta riporta il nome del cru in etichetta.  Dietro le spalle degli oratori scorrono le foto della cantina con le botti grandi messe in fila. Degli anni ’60 e ’70 le più vecchie. A Manuel interessa che le cessioni del legno siano lente e graduali senza intervenire nella naturale maturazione del vino. Le sue parole confermano le mie aspettative e spero che il vino faccia altrettanto. Sei Barolo Brunate. Le Brunate, circa 25 ettari, per caratteristiche pedoclimatiche, soprattutto in virtù delle forti escursioni termiche, caratterizza il nebbiolo per personalità e complessità. Un’altra caratteristica particolare è la conformazione orografica: praticamente una conca capace di trattenere calore più degli altri vigneti di La Morra. Davide Panzieri illustra con risaputa maestria questa fantastica sessione di assaggio.

 

Annata 2007

Frutto incisivo, quasi dolce, profondo e di bella definizione. Lungo, caldo quasi gentile con un tannino che sorprende per la sua delicatezza. Molto giovane.

 

Annata 2004

Spezia a iosa e fiori di rosa. Vino splendido nella fase olfattiva che esprime una compiutezza pregevole. Arroccato nella sua trama tannica, fine, ma ancora da dipanare. Verticale e succoso. Da gastronomia.

 

Annata 2001

Esprime una classicità evidente. Menta e tabacco, cenni di fiore macerato e liquirizia. Ampiezza olfattiva  che corrisponde a una finezza struggente. Palato strepitoso. Verticale e teso, la progressione non lascia spazio a nessun dubbio: grande vino.

 

Annata 1999

Strepitoso. Conferma la mia personale idea del 1999 in Langa. Un vino di pienezza e di equilibrio. Giovane eppure così presente e disposto alla beva. Naso di spezia balsamica quasi cedro e arancia. Fiori in sottofondo, specialmente rosa e frutta di sottobosco. Al palato è concentrato ma fine, ampio e verticale con un’eredità aromatica armoniosa e infinita.

 

Annata 1998

L’outsider. Non mi aspettavo un vino così armonico. Forse meno definito rispetto al vino che lo ha preceduto. Pur con una maturità di frutto evidente, annata calda, conserva una splendida impronta balsamico-floreale. Il palato è reattivo e dinamico. Vino memorabile in questa memorabile verticale.

 

Annata 1996 (da magnum)

Il mio bicchiere ha un naso che stenta nell’apertura. In bocca evidenzia acidità, durezza, come nei miei ricordi di qualche tempo fa.  Un vino arcaico, capace di riportare nell’essenza storico-culturale di un territorio. Vino didattico che richiama l’attenzione sulla storicità di un territorio.

 

Il dopo

Ho, abbiamo, goduto.  Le verticali aiutano a individuare con certezza uno stile aziendale, ma nel caso di Marcarini spiegano le potenzialità di un vigneto, tanto l’azienda si caratterizza  per il rispetto e la capacità di tradurre senza interferenze le potenzialità  di un territorio.  Brunate nella sua essenza, gioca sul piano olfattivo nei toni balsamico-floreali di estrema profondità e definizione. Il palato è austero, anche nelle annate più soleggiate, in virtù di un tannino rigoroso senza concessione, però ricco di succo se interpretato nella sua piena maturità. Una chiave essenziale per conoscere il territorio e la denominazione, almeno nel caso dei vini del Podere Marcarini.