Pazza idea nel Roero?

den_0004Si fa largo tra i produttori del Roero un’idea che ho già potuto vedere realizzata in bozze di etichette e che mi fa sorgere alcune riflessioni.
L’idea è quella di specificare, accanto a Roero (denominazione assurta da oltre un lustro alla DOCG), OTTENUTO DA UVE NEBBIOLO.

Ora, che il Roero si faccia con il Nebbiolo è scolpito nel disciplinare, anche se, ad onore del vero, mentre nuovi disciplinari dedicati a vini top di gamma prevedono il 100% di viti della varietà prescelta (cito ad esempio il nuovo e per molti versi molto innovativo disciplinare del NIzza DOCG) quello del Roero ne ammette anche solo il 95%. Tralascio qui le questioni relative alla misurabilità di apporti di uve diverse, che è ben diversa e ben più ardua della individuabilità di apporti derivanti da uve diverse. Non perché siano questioni secondarie, ma perché mi poterebbero lontano da ciò che considero il punto della questione.

Ebbene, quando un produttore mette in etichetta una descrizione del suo prodotto che lo fa apparire diverso (in base a quella descrizione) dalla categoria cui appartiene, mentre quella descrizione riguarda un carattere assolutamente proprio di tutta la categoria, sta agendo in modo discutibile, se non addirittura sta realizzando una forma di concorrenza sleale o di frode. E’ il caso di chi scriva gluten free sul suo latte fresco: tutto il latte è naturalmente gluten free.

Nel caso in questione, il profilo di discutibilità è poi ulteriormente rafforzato dal fatto che Nebbiolo fa parte di una Denominazione di Origine (Nebbiolo d’Alba) e dunque, ove non ne preveda e disciplini la menzionabilità il disciplinare di una diversa DOP (come per esempio fa il disciplinare della DOP Langhe), non è qualcosa che possa essere menzionato a cuor leggero.

C’è infine un ultima questione che leggere “ROERO Denominazione di Origine Controllata OTTENUTO DA UVE NEBBIOLO” mi fa sorgere: ma è proprio questo il miglior marketing della zona? È questo davvero lo strumento principe per trovare sui mercati nazionali ed internazionali attenzione per quello straordinario mosaico di terroirs, microclimi e tradizioni che è il Roero o, come più tradizionalmente mi piace dire, sono i Roeri?
Insomma, nel tempo in cui a Nizza si abbandona il nome del più piantato vitigno a bacca nera del Piemonte, per promuovere la specificità di un’area, a Canale e dintorni si punta sull’efficacia del nome del vitigno. Una scelta che porta, naturalmente il Roero ad essere narrativamente più prossimo a DOP come Nebbiolo d’Alba o Langhe Nebbiolo, piuttosto che verso i fratelli maggiori (DOCG come esso è, giova ricordarlo) Barolo e Barbaresco.

Personalmente, dato che l’informazione circa la base ampelografica del vino può benissimo essere data legalmente altrove, in altro modo (ad esempio richiamando il disciplinare, citandolo puntualmente, nelle proprie schede tecniche o presentazioni aziendali) non opterei per questo downgrading della zona a beneficio del nome di un vitigno, certo ottimo e apprezzato ma non distintivo. Oppure, con scelta democratica e non solo basata sul marketing, aprirei in modo trasparente il processo di cambio del disciplinare, per dare al Roero il nome del vitigno in etichetta, esattamente come accade per il bianco Roero Arneis.
La scelta che ho sotto gli occhi in questo momento, invece, mi pare una soluzione a metà, solo apparentemente furba e sostanzialmente invece molto democristiana, oltre che non conforme al quadro normativo vigente.
P.S.: Per chi volesse osservare che anche altrove accadono simili evoluzioni in etichetta e si riferisse al caso del Dogliani, vorrei aggiungere un dettaglio. Dogliani ha preso il posto di Dolcetto di Dogliani, denominazione cinquantennale che immediatamente diceva il vitigno. Ovvio che i consumatori abbiano potuto chiedersi, d’amblée se la base ampelografica fosse rimasta la stessa e conseguentemente qualche produttore abbia ritenuto di dare rassicurazioni.
Non si può dire lo stesso per il Roero, che da quando ottenne la DOC, nella seconda metà degli anni ’80, non ha mai recato in etichetta il nome della varietà Nebbiolo quale menzione disciplinata.