Olio extravergine d’oliva: una Igp regionale per le Marche

Interrompendo la venticinquennale solitudine toscana, unica regione tutelata da una Igp, nei mesi scorsi si sono aggiunte la Sicilia e la Calabria, ora seguite, oltre che dalla Puglia, anche dalle Marche, con il riconoscimento di una Igp che coinvolge il 76% della superficie regionale e le principali aree olivicole.

Ottenuto il vincolo territoriale della produzione, che è tipico delle Dop, il disciplinare valorizza la biodiversità olivicola marchigiana prevedendo la presenza di dieci varietà autoctone per almeno l’85% (Ascolana Tenera, Carboncella, Coroncina, Mignola, Orbetana, Piantone di Falerone, Piantone di Mogliano, Raggia, Rosciola, Sargano di Fermo), oltre a Leccino e Frantoio che, pur essendo a diffusione nazionale, sono considerate di uso consuetudinario nel territorio marchigiano da oltre un secolo.

Per ricordare Antonio Di Maio, lo scomparso presidente del Consorzio Marche Extravergine che si è speso per ottenere la registrazione Igp, assieme al Ministero, alla Regione Marche e all’ASSAM, il frantoio L’Olivaio di Valter Cestini produrrà un olio commemorativo della figura di Antonio.

Per questa regione, che a livello nazionale rappresenta un po’ meno dell’1,5% della produzione lorda vendibile, abbiamo più volte ricordato, nelle varie edizioni della nostra Guida agli extravergini, l’importante crescita qualitativa che ha caratterizzato diverse aziende, perlopiù strutturalmente di piccola e media dimensione.

Alla Dop Cartoceto, riconosciuta già da parecchi anni, si aggiunge quindi questa Igp che, anche grazie al piano di sviluppo regionale, che prevede incentivi a chi decide di impiantare le cultivar previste dal disciplinare, dovrebbe favorire l’indirizzo qualitativo.

Indirizzo qualitativo al quale contribuisce da molti anni, e in molti modi (ricerca scientifica, consulenza tecnico-culturale, certificazione e tracciabilità dei prodotti, servizi agrometeorologici, progetti specifici di tutela ambientale e delle biodiversità analoghi alle esperienze dei Presìdi Slow Food, quali gli Agricoltori custodi) l’Agenzia Servizi al Settore Agroalimentare delle Marche. Nell’ambito oleario il lavoro svolto dall’ASSAM è particolarmente prezioso, aggiungendo all’analisi di laboratorio e alla consulenza l’elaborazione di una scheda per l’analisi sensoriale e la creazione, quindici anni fa, della Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali.

Slow Food collabora da sempre, a livello nazionale e sul territorio regionale, con l’ASSAM, per cui è particolarmente doverosa la seguente errata corrige:

Per un lapsus, più che per difetto di conoscenza, a pagina 158 del manuale Il mondo dell’olio compare OLEA e non ASSAM quale ideatrice e realizzatrice dell’importante appuntamento annuale dedicato ai Monovarietali, che peraltro Slow Food ha avuto più volte modo di segnalare. Altrettanto lodevoli – e puntualmente testimoniato nella Guida agli extravergini, anno dopo anno – il ruolo di ricerca scientifica, assistenza tecnica e culturale svolto dall’ASSAM stessa, e l’elaborazione della scheda di degustazione riprodotta a pagina 178 (con le relative sei tipologie sensoriali).