Ogni sera un Porto diverso

Non è lo slogan di una compagnia di navigazione che organizza crociere, ma la realistica opportunità che si può trovare addentrandosi nell’affascinante mondo dei vini di Porto.

Un mondo che però conosciamo in maniera molto limitata, purtroppo: ne ho avuto l’ennesima dimostrazione qualche sera fa quando, trovandomi assieme a un gruppetto di presunti blogger/amanti del vino, ho riscontrato la loro assoluta ignoranza attorno a questo vino.

Allora mi sono ricordato che esattamente 16 anni fa – quando lavoravo per il Godot Wine Bar di Bologna, poliedrico “sistema di locali” che si componeva di un bar, un wine bar, un ristorante, un’enoteca da asporto e un ricco negozio di salumi, formaggi e gourmanderie varie – scrissi un pezzo, per la newsletter cartacea (non c’era Internet all’epoca …) che il Godot inviava tutti i mesi ai propri clienti, proprio sul Porto, questo sconosciuto.

Essendo cambiati i tempi ma – ahimè – non le conoscenze, lo ripropongo in maniera quasi integrale, sperando che possa servire a qualcuno.

 

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La fama mondiale del Porto, e la sua enorme fortuna commerciale, si deve a due commercianti inglesi: nel 1678 in visita in Portogallo per affari, assaggiarono presso un abate un vino ricco e corposo, dolce e alcolico. L’abate spiegò loro che egli faceva aggiungere al vino rosso della zona un po’ di acquavite: i due inglesi furono convinti – a ragione – che quel vino avrebbe incontrato il gusto dei loro concittadini. Nacquero le fortune del Porto in Inghilterra, rinsaldate da un trattato che accordava tariffe privilegiate al commercio di vino portoghese nel Regno Unito.

Per quanto riguarda i vitigni di origine e le tecniche di produzione di questo vino rimando alla scheda allegata (che puoi leggere cliccando qui).

vila-nova-de-gaiaMa di due cose solo vi voglio dire. La prima è che il Porto, a ben guardarci, ha poco a che vedere con la città omonima: le uve vengono coltivate e lavorate nell’alta valle del Douro, a più di 100 chilometri di distanza dalla città portuale, e i vini, una volta scesi a valle, vengono messi a maturare nelle botti delle grandi logge (leggi cantine) di Vila Nova de Gaia, cittadina sull’altra sponda del Douro, di fronte ad Oporto.

La seconda cosa è che generalmente noi italiani consumiamo il Porto (è la seconda tipologia di vino straniero consumato in Italia, dopo lo Champagne) senza sapere che ne esistono di vari tipi, molto diversi tra loro per gusto e stile. Ora, non serve avere l’aristocratica cultura degli Inglesi per questo vino, ma credo sia doveroso sapere per quali caratteristiche scegliere un Porto, evitando di accontentarci del primo che capita – solitamente il più commercialmente banale – e soprattutto senza per forza affogarci dentro un melone!

Ecco quindi un breve excursus sulle tipologie di questo vino.

Bianchi. Da uve bianche, possono essere sia dolci che secchi (indicazione in etichetta). Sono non-vintage e maturano in legno per 2-3 anni. Vengono considerati Porto “da turisti”.

Ruby. Vini giovani e non-vintage (ovvero blend di varie annate). Vengono messi in commercio dopo 3 anni d’invecchiamento, tranne la Reserva che matura per circa 6 anni. Sono i Porto più comuni e più venduti, di colore scuro e dal gusto fruttato.

IMG_0230Tawny. Sono un blend tra Ruby e Bianchi, di annate differenti. Invecchiano nel legno più a lungo e si presentano più soffici, leggeri e morbidi, con colorazione più pallida e “unghia” rosa-porpora.

Tawny con indicazione d’età. Vengono etichettati solo come 10 years, 20 years, 30 years, 40 years (d’età, s’intende), dietro scrupoloso accertamento dell’effettivo invecchiamento. Sono i più fini, eleganti, profondi ed evoluti tra i Tawny, non presentano sedimenti e quindi non hanno bisogno di essere decantati. Una volta aperti garantiscono una buona “tenuta nel tempo” e si mantengono intatti per diverse settimane.

Vintage Character. Sono un blend tra vini di alta qualità, di una o più annate, che hanno soggiornato in legno per più di 5 anni. Hanno una notevole corposità e una ricca polpa fruttata. Generalmente sono pronti da bere appena imbottigliati.

Crusted o Crusting. Sono una specialità tutta inglese, che non si trova nella tradizione portoghese. In sostanza sono dei Ruby di buona qualità, blend di più annate, che vengono imbottigliati giovani senza filtrazione: in questo modo vanno a formare dei sedimenti (crusts) durante la maturazione in bottiglia. Hanno quindi la necessità di essere decantati.

IMG_0237Late Bottled Vintage o L.B.V.. Vini di una singola annata ma non necessariamente di un vintage “dichiarato” (vedi Vintage). Per legge devono maturare in botte da 4 a 6 anni. Nella tradizione vengono imbottigliati subito dopo il quarto anno, continuando ad affinarsi in bottiglia; lo “stile moderno”, invece, li vuole in bottiglia al sesto anno, pronti da bere subito. I primi vanno decantati, i secondi no, e durano in bottiglia aperta per diverse settimane. Ovviamente gli stili sono diversi, anche se in genere sono vini ben strutturati, polposi, riccamente fruttati e finemente speziati. In etichetta deve essere riportato l’anno della vendemmia e quello dell’imbottigliamento.

Colheita. Provengono da singoli vintage e maturano in botti fino a poco prima di essere messi in commercio, per un periodo minimo di 8 anni, anche se in pratica vi rimangono molto più a lungo. Sono in sostanza dei vecchi Tawny molto fini e molto eleganti, e rappresentano uno stile molto popolare in Portogallo, meno apprezzato in Inghilterra e all’estero. Devono riportare in etichetta l’anno della vendemmia, il periodo di permanenza in botte e la data di imbottigliamento. Non hanno bisogno di essere decantati.

Vintage. Sono i vini di più lunga vita. Vengono prodotti in annate particolari e messi in bottiglia dopo soli 2 anni di invecchiamento in botte. Molto concentrati, ricchi e tannici da giovani, i Vintage maturano in bottiglia molto lentamente e raggiungono il loro picco di qualità in genere attorno ai 15-20 anni. Possono presentare leggeri depositi e quindi andrebbero decantati, ma non necessariamente. Vanno consumati nell’arco di qualche giorno dall’apertura della bottiglia. Ogni produttore può decidere se desidera “dichiarare” l’annata come vintage, e non sempre c’è accordo tra le varie case produttrici sulla “dichiarazione”. Alcune, ad esempio, hanno dichiarato Vintage sia il 1982 che il 1983, altre solo il 1982, altre ancora solo il 1983; tutte si sono trovate d’accordo, invece, nel dichiarare Vintage il 1985.

IMG_0241Vintage di una singola Quinta. Prodotti da un singolo vigneto – quinta in portoghese, cru direbbero i francesi – sono spesso la bandiera di ogni casa produttrice. Come i Vintage vengono prodotti solo in talune annate ma, essendo effettivamente i migliori vigneti della regione, l’uva che producono è sempre di qualità più alta di quella dei Vintage, anche in anni che non garantiscono la “dichiarazione” dei Vintage. Quindi i produttori hanno l’opportunità di produrre le Quinte anche in annate non-vintage. Viceversa nei millesimi “dichiarati” i vini delle Quinte finiscono in genere nei Vintage. Vengono messi in commercio quando sono relativamente maturi, e come i Vintage una volta aperti vanno consumati velocemente.

 

 

 

foto in home page: machedavvero.it