Nuove annate in Rùfina oppure come passare il sabato mattina a Firenze

 

Non era soltanto il calore del sole fiorentino a scaldare l’animo mentre percorrevo, a piedi, dalla stazione di Santa Maria Novella, il tragitto verso via Ghibellina con l’intento di assaggiare le nuove annate della Rùfina. No, ciò che dona emozione ed esaltazione a chi non è avvezzo a camminare queste strade è la bellezza del capoluogo toscano, la sua capacità di svelare opere d’arte a ogni piè sospinto. E mentre il sole aumentava la sua luce e con essa l’incanto delle forme cittadine, io riuscivo, con una punta di dispiacere, a entrare a Palazzo Borghese.

 

Chi ha già maneggiato la nostra Guida sa che la Rùfina è una delle nostre zone vitivinicole preferite. Altitudine elevata e clima piuttosto rigido donano a questa piccola denominazione peculiarità difficilmente assimilabili alle altre zone vitate della Toscana. Qui abbiamo trovato esempi di viticoltura virtuosa e di sicura qualità. Slow Wine 2012 ha assegnato due chiocciole a questo territorio: Frascole a Dicomano e Fattoria di Selvapiana a Rùfina.

 

La degustazione ha riguardato le annate 2010 e 2009 Riserva. Le impressioni generali, dal mio punto di vista, sono positive. La 2009 mi sembra un’annata dal tannino dolce, di buona stoffa e godibile fin da subito. La 2010 si esalta laddove la fragranza del frutto è stata lasciata libera di esprimersi. Il punto è proprio questo. Crediamo che la grazia gustativa di questi vini debba essere evidenziata dalla leggerezza degli interventi in cantina. Non spingere sulle concentrazioni o sui legni garantisce un profilo gustativo di gradevole personalità e appartenenza.

 

Tra i 2010 mi sono piaciuti particolarmente I Veroni, azienda già evidenziata in Guida con il Vino Quotidiano, la Fattoria Il Lago al confine settentrionale della denominazione e la Fattoria il Capitano. Tra le Riserve, brilla quella di Frascole, di splendido contrasto gustativo, e per me sconosciuta, la Riserva 2009 dell’azienda Le Coste. Molto buona anche la Riserva 2009 del Castello del Trebbio. Queste a volo d’uccello le prime impressioni che saranno confermate o smentite ma comunque integrate nel corso del prossimo anno quando i vini avranno avuto il giusto riposo nel vetro.

Verso le 12 sono tornato in strada lasciandomi conquistare dalla giornata e dalla città. Prima di tutto il lampredotto, agognato fin dal mattino. Ne ho provati due. Via de’Macci vicino al Cibreo e quello del Porcellino, non lontano dal Ponte Vecchio. Il panino di Via de’Macci ha vinto alla grande. Sul vino stendiamo un velo pietoso. Sono andato quindi di là d’Arno alle Volpi e l’uva una buona enoteca con mescita in Piazza de’Rossi. Il nerello cappuccio in purezza di Tenuta di Fessina Laeneo 2010 ha completato la soddisfazione del mio palato, eccitato per i due panini con il lampredotto.

 

Ma si sa il cibo per lo stomaco deve andare di pari passo al cibo per la mente. Per fortuna vicino alle Volpi e l’uva si erge la chiesa di Santa Felicita. Basta entrare e sulla destra, incredibile ma vero, si può ammirare la Deposizione o Trasporto del Cristo al Sepolcro del Pontormo. Un quadro meraviglioso capace di catturare la luce del mattino per restituirla attraverso i brillanti colori delle vesti e le espressioni dei protagonisti del dipinto.

 

Sono uscito, la luce diurna ancora mi ha avvolto. Appagato dalla Rùfina, dal lampredotto, dal genio immortale del Pontormo ho pensato che il sabato mattina appena trascorso non era andato affatto male.