#NONFACCIAMOCIDELMALE2: con il Prosecco l’Italian sounding ce lo facciamo in casa!

Dopo l’articolo pubblicato lunedì, che affrontava in maniera generale il problema dei vini che fanno concorrenza “al ribasso” rispetto alle denominazioni di origine che derivano dagli stessi territori, sono arrivate diverse condivisioni delle posizioni espresse su Slowine.it e anche alcune interessanti segnalazioni, che ampliano la tipologia e valgono un cenno, tra il divertito e il preoccupato.

Abbiamo potuto constatare quanti produttori, anche importanti e impegnati, non disdegnino la messa in commercio di seconde linee spumantistiche, forti del proprio brand aziendale, che ovviamente non usurpano una delle tre denominazioni “Prosecco”, ma arrivano sul mercato con segni distintivi che puntano sul “Pro” o sul “Secco”.

Un vero e proprio crossover di questa tipologia è il Cinzano Gran Sec, che in Romania troviamo venduto come Asti, mentre in Croazia possiamo trovare venduto in combo con l’Aperol, per sottolineare l’attitudine allo spritz: un apostrofo aranciato tra le parole Asti e Treviso, verrebbe da dire!

Si capisce che l’azienda proprietaria di entrambi i marchi (la Campari) abbia interesse a promuovere il miscelato più popolare di questi tempi, ma visto che Cinzano produce anche più di un Prosecco DOC, perché non proporre questo abbinamento, favorendone l’identificazione con l’Italian Summer Drink?

 

Certamente, non troppo distanti riflessioni potrebbero suscitare gli spumanti della linea “Promosso”, di Montelvini: azienda di valore, che appartiene al Presidente del Consorzio dell’Asolo DOCG, una delle tre denominazioni Prosecco. Armando Serena è persona squisita e galantuomo: difficile pensare che ci sia qualcosa di più di una mancata riflessione approfondita sull’opportunità di creare e proporre la linea “Promosso” in modo unitario ad una linea di “Prosecco”: La pagina internet è la stessa, il font scelto per scrivere, sempre nella stessa pagina, sia “Promosso” che “Prosecco” è ancora una volta lo stesso: il senso di somiglianza risulta esaltato dal confronto fra due bottiglie.

A nostro avviso, quanto ritrovato e constatabile in rete, in qualsiasi momento e da chiunque, rafforza l’idea che sia diventato naturale pensare che alla locomotiva Prosecco si possano attaccare tutti i vagoni che uno vuole. Al che consegue, ovviamente, il dubbio che quanto argomentato da Angelo Peretti nei giorni scorsi, a proposito dello spazio per una crescita di valore e di prezzo, connessa ai brand aziendali, possa trovare qualche ostacolo domestico nella marcia verso le magnifiche sorti e progressive.

Tutto ciò senza esaminare a fondo il quadro che ci offre l’estero, spesso tacciato delle peggiori nefandezze nei confronti dei prodotti nostrani, sebbene una nota vada spesa per il caso CIN&CIN.

“CIN&CIN Spumante da viniti italiani” è un marchio registrato da parte di una azienda polacca che gestisce brand: non una azienda di produzione distribuzione, ma una azienda che si occupa di gestione di marche per conto di mandanti che non hanno interesse a comparire.

La gamma etichettata con questo marchio è proposta dal sito prosecco.pl, di proprietà di una azienda polacca premium.pl, altro gestore di domini e marchi. La gamma che propone questo sito non solo evoca la famosa denominazione veneta, ma pure il marchio Cinzano, vista la somiglianza tra i font usati rispettivamente per Cinzano e Cin&Cin. Tuttavia, non è questo il punto che qui interessa.

Piuttosto, viene da porsi qualche domanda sul fatto che una azienda di Ponte di Piavefornisca il prosecco per produrre queste bottiglie a denominazione di origine, vendute in mezzo a prodotti assolutamente generici, ma chiaramente riecheggianti la DO, prodotti da vini italiani (ricavati da Glera e Garganega) che viene il dubbio possano magari provenire dalla stessa azienda o dalla stessa area nel Veneto. Con il che, il meccanismo un po’ tafazzista, di cui abbiamo avuto modo di occuparci, avrebbe spostato la sede delle operazioni nella patria di Giovanni Paolo II (forse per onorare la memoria del Veneto, regione bianca d’Italia), ma non cambiato modalità e, a nostro giudizio, effetti.

Le opacità su chi ci sia davvero dietro il marchio “Cin&Cin” e il dominio “prosecco.pl” completano il quadro delle preoccupazioni.

In conclusione ci sembra importante ribadire come vada certamente bene brindare al successo mondiale e accostare addirittura al nome della frazione in provincia di Trieste quello della più nota area spumantistica mondiale, ma sarebbe altrettanto opportuno, e a nostro dire giustificato, comprendere dove si vuole andare, tutti insieme e senza tentennamenti. Urge una regia, per non rischiare che il sistema (per citare Claire Underwood) si riveli inefficiente.