Nasce Chianti Classico Co.

NEW-LOGO-ChiantiClassico_nuovo_Logo_19_02_20131Dopo il discusso riassetto della denominazione, chiamato Chianti Classico Revolution, il Consorzio del Chianti Classico costituisce una società di marketing volta alla promozione e al sostegno del territorio dal nome Chianti Classico Co. Questo apprendiamo dal sito del Consorzio.

 

Una società esterna (?) dunque, la cui presidenza è stata affidata a Michele Zonin (Castello d’Albola) con Sergio Zingarelli, attuale Presidente del Consorzio, e Giuseppe Liberatore, Direttore Generale, nel ruolo di membri del Consiglio di Amministrazione.

 

 

 

Le strategie di marketing risultano fondamentali per il Consorzio. Anche le scelte operate nella Revolution sono state mosse da una volontà di aumentare l’appeal del marchio sui mercati esteri.

 

Il desiderio di vendere è sacrosanto, ci mancherebbe; in questo modo si può garantire sopravvivenza a una denominazione. Ma non deve essere l’unica voce a tenere unito un territorio che è composto da tante realtà, piccole e grandi, con finalità diverse.

 

Trascuro qui la questione del nuovo ruspante galletto che fin troppo ha tenuto banco e la cui reale forza innovativa di comunicazione percorre le vie, a me oscure, degli esperti del settore vendite. Anche la questione dello sfuso rimane in sospeso. Sarà certificato? Quanto costerà certificarlo e quale commissione è stata costituita a questa esigenza?

 

Piuttosto è l’idea di un nuovo vertice sopra la Riserva definito Selezione che offusca, a mio giudizio, un quadro già reso poco definito dalla possibilità di inserire vitigni alloctoni nel vino a denominazione. Ora che la Riserva non sarà più il vino migliore (e già questo suona come una contraddizione) cosa faranno i produttori?

 

Luca Orsini dell’azienda Le Cinciole (Panzano in Chianti), per esempio, non produrrà più la sua Riserva chiamata Petresco, non tanto per destinarla al vertice della nuova piramide qualitativa, ma piuttosto per “declassarla” a Igt e farla correre da sola, con la forza del nome della cantina, sul mercato. E mi pare difficile che altri grandi Igt – come Cepparello e Pergole Torte, tanto per citarne due – siano fatti rientrare nella denominazione Chianti Classico.

 

Ancora, cosa faranno i produttori più piccoli, i quali hanno puntato da sempre sul binomio Chianti Classico e Chianti Classico Riserva come declinazione massima delle loro potenzialità?

 

Spero davvero che il Consorzio con questo potente strumento di marketing da poco creato – Chianti Classico Co. appunto – pensi a tutto il mosaico produttivo costituente il Chianti Classico, in cui l’aspetto economico è inscindibile dall’umanità che lo compone.

 

Fabio Pracchia

 

 

  • Caro Fabio, come sempre sei abilissimo a guardare nelle fessure di una notizia. Io sono una piccola produttrice, e malgrado cerchi di informarmi e seguire le novità, faccio fatica a capire fino in fondo queste strategie di marketing. Scopi e ragioni vengono fagocitati dalla mia quotidianità, mi trovo spesso a riflettere se devo rinunciare al mio prodotto di punta, la Riserva, e penso che le giornate di un piccolo produttore di sfuso siano costellate da dubbi con la medesima genesi. Il mio vissuto è fatto da equilibrismi tra la necessità di cambiare l’etichettatrice e investire sulla qualità, sento lontana l’eco di questa nuova creatura

  • Andrea Pagliantini

    Conosco un importante importatore australiano che ha smesso di operare
    con il Chianti (Classico) per quanto gli è difficile contestualizzare le
    bottiglie al territorio di produzione. Chianti è quasi ogni dosso della
    Toscana, Classico i poggi (e anche le buche) fra Siena e Firenze,
    mettiamoci nell’insieme anche la selezione e tutto si semplifica e viene reso più chiaro……!!!!!!!!
    Di
    troppo marketing si finirà per affogare lentamente. Mentre di apporre in
    etichetta ben chiaro il comune di produzione (all’origine) pare
    fantascenza.