Montepulciano d’Abruzzo: un grande vino, un grande libro

Venerdì 7 novembre a Sulmona – Polo museale Monastero di Santa Chiara, Piazza Garibaldi, ore 17.30 – si terrà la presentazione di Slow Wine 2015 in Abruzzo (vedi allegato al fondo).

Montepulciano cover se#D628L’occasione ci permette di ricordare che di recente Slow Food Editore, in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, ha pubblicato un volume che si intitola Il Montepulciano d’Abruzzo: un grande vino, da poco disponibile in libreria e nello store online di Slow Food (vedi qui).

Nel volume viene raccontata – proponendo idealmente un viaggio tra i cinque grandi territori che definiscono il contorno regionale entro il quale cresce e si sviluppa questo vino – la lunga epopea del Montepulciano d’Abruzzo che attraverso i secoli ha segnato in maniera importante non solo la storia enologica di una regione ma soprattutto quella di un’intera popolazione, che è sempre rimasta profondamente attaccata all’agricoltura e alle proprie radici contadine.

La storia recente del Montepulciano d’Abruzzo prende avvio verso la fine dell’Ottocento, quando in sostanza il vitigno “oltrepassa” idealmente le gole di Popoli – “scendendo” dalle zone di alta collina e di montagna verso l’Adriatico – e comincia a essere coltivato in maniera sempre più significativa nelle medie colline e nei territori pianeggianti più vicini al mare.

Questa storia, assieme a quella che la precede e a quella dei decenni a seguire, viene raccontata nel libro: qui di seguito vi proponiamo un estratto sintetico degli accadimenti degli ultimi 50 anni.

Valentini Montepulciano '65Le prime bottiglie

Negli anni Cinquanta nascono le prime aziende di valore, grazie alla tenacia e all’illuminata intraprendenza di pochi “signori di campagna” che credono nella possibilità di un progresso del vino abruzzese e del Montepulciano in particolare; sono consci del fatto che l’unica possibilità per far crescere il nome di questo vino sia quella di produrlo nel miglior modo possibile e di metterlo in bottiglia. Il primo di questi è stato senza dubbio Edoardo Valentini, che dalla sua cantina di Loreto Aprutino fa uscire la prima etichetta (anticipando il riconoscimento della Doc) di Montepulciano d’Abruzzo, vino a denominazione d’origine semplice.

La nascita delle cantine sociali

Accanto al risveglio di questi pochi imprenditori privati di registra, al contempo, la nascita e lo sviluppo delle prima cantine sociali organizzate in forma cooperativa. Un movimento che non senza alcune difficoltà iniziali, vista l’inveterata ritrosia di molti contadini ad associarsi in forme collettive, si dimostrerà sempre più forte e virtuoso, capace di raggiungere in breve tempo un ruolo importante non solo in ambito regionale ma anche nazionale. La prima a prendere vita è, nel 1957, la Cantina Sociale San Mauro Abate di Bomba, presto seguita dalla Cantina Sociale Frentana di Rocca San Giovanni, dalla Cantina Sociale di Ortona, dalla Cantina Sociale di Miglianico, dalla Cantina Sociale di Tollo e da tante altre che prenderanno avvio in tutto il territorio regionale.

Cambia la geografia viticola della regione

Questo “fermento vitivinicolo” degli anni Cinquanta e Sessanta ha comportato un notevole cambiamento nella distribuzione della superficie vitata in ambito regionale: mentre si registrava un calo dei vigneti nelle province di Teramo, Pescara e L’Aquila, in provincia di Chieti l’estensione dei vigneti cresceva in maniera significativa, passando dai 12.260 ettari censiti nel 1929 ai 25.000 del 1970. In genere si produceva uva con il solo intento di raggiungere una buona quantità e un elevato grado zuccherino, visto che il prezzo al quintale era legato a questo parametro. Insomma si privilegiava in genere una produzione massiva, che badava più alla quantità che alla qualità: un fenomeno che riguardava la maggior parte delle regioni italiane, ma che in Abruzzo trovava una delle massime espressioni. Diventavano però sempre più significative le iniziative, private e cooperative, di segno opposto, miranti cioè a una produzione qualitativamente e economicamente superiore.

montepulciano gdc 001L’istituzione della Denominazione di Origine Controllata

In questi anni cominciava in Italia il processo di regolamentazione della produzione vitivinicola nazionale, che culminò con la legge “Norme per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini” del luglio del 1963. Prese avvio l’iter per il riconoscimento delle denominazioni regionali che, non senza forti discussioni (in particolare sul nome da adottare per il principale vino rosso abruzzese), arrivò a compimento con l’approvazione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 15 luglio 1968, del “Riconoscimento della denominazione di origine controllata del vino Montepulciano d’Abruzzo, e approvazione del relativo Disciplinare di produzione”. Nasceva così la prima Doc abruzzese, che doveva finalmente valorizzare i vini da uve montepulciano. In realtà dopo la nascita della Doc la qualità del Montepulciano d’Abruzzo non cambiò eccessivamente, in quanto si decise di continuare in genere sulla strada delle produzioni massive e solo pochi produttori tentarono di valorizzare i propri vini.

Un doppio binario, qualità e quantità

Bisognerà aspettare la metà degli anni Ottanta per vedere qualche significativa inversione di tendenza e la nascita delle prime cantine private decise a far diventare il Montepulciano uno dei grandi vini italiani, presto seguite da alcune importanti realtà cooperative. In seguito, nel 1995, fu istituita la sottozona Colline Teramane all’interno della Doc Montepulciano d’Abruzzo – diventata oggi la prima Docg abruzzese – a cui fece seguito un anno più tardi la nascita della Doc Controguerra.

La differenziazione territoriale

A questa prima e decisa spinta propulsiva è seguito un periodo di relativa lentezza nella crescita complessiva del Montepulciano d’Abruzzo, durante il quale l’obiettivo principale dell’intero comparto produttivo è stato quello di far crescere la massa critica di questo vino. Con il nuovo millennio invece il mondo vitivinicolo abruzzese ha sentito la forte necessità di evolversi e migliorare ulteriormente, sia in qualità sia in immagine, intraprendendo un virtuoso percorso di differenziazione territoriale della produzione – che intelligentemente tende a legare sempre di più il Montepulciano d’Abruzzo ai numerosi e peculiarmente differenti territori d’elezione dai quali proviene – accompagnato da scelte gestionali forti e innovative, che vanno nel senso di una marcata discontinuità con il passato. Queste nuove spinte propositive si sono concretizzate anche con l’istituzione, nel 2008, della nuova Denominazione di Origine Controllata Tullum, che va a insistere sul territorio attorno alla cittadina di Tollo, seguita qualche anno più tardi dalla Denominazione di Origine Controllata Villamagna, che si estende in un porzione vicina del grande comprensorio teatino.

 

 

Presentazione Slow Wine 7-11-2014 SULMONA