Modernisti di Langa, ma siete sicuri di quello che dite?

barolo_arborina_etichettaHo una teoria che mi frulla in testa da qualche anno e vorrei condividerla con i lettori del nostro sito. Fin dall’inizio del mio lavoro, incontrando i più celebri “modernisti” di Langa ho sentito raccornarmi il motivo dell’introduzione delle barrique e dei rotomaceratori più o meno in questi termini: “Noi volevamo fare un Barolo diverso, un Barolo che potesse essere bevuto subito, che non avesse bisogno di invecchiare 10 anni prima che si potesse consumare”. Questa è una delle motivazioni che più di frequente mi sono state date da vignaioli come Elio Altare o Giorgio Rivetti, tanto per citare due pesi massimi.

Farei un brevissimo passo indietro, ma non è mia intenzione in questo post rinvangare polemiche sopite tra modernisti e tradizionalisti. Quali sono i principali metodi e strumenti introdotti dai produttori che hanno influito sulla nascita a inizio anni Ottanta del nuovo Barolo? Riduzioni drastiche delle rese in vigna, vinificazioni separata dei cru, utilizzo dei rotomaceratori (che diminuivano il tempo delle macerazioni a contatto con bucce), affinamento in barrique, modernizzazione del parco tecnologico con uso di contenitori refrigerati in acciaio. Volendo per forza di cose essere sbrigativo queste sono le innovazioni principali.

Avendo degustato alla cieca ormai almeno 6.000 o 7.000 Barolo o Barbaresco (mi raccomando evitate le battute sui numeri di Daniele Cernilli) in questi dieci anni mi sento in grado di dire che l’assunto inziale dal quale mascarello_etichetta_no_barriqueerano partiti i modernisti non mi trova d’accordo. Cerco di spiegarmi meglio. Loro sostengono che da giovani, ovvero nella data di immissione in commercio i loro Nebbioli sono più bevibili. Secondo me no. O almeno nella stragrande maggioranza dei casi questo non avviene. Nei nostri assaggi alla cieca i Barolo o Barbaresco di impostazione moderna hanno solitamente un tannino più duro e soprattutto una materia più possente e concentrata. I tradizionalisti scorrono con facilità, aiutati da un’acidità che si percepisce più accentuata e a una polpa più distesa. Questo a 3 o 4 anni dalla vendemmia.

Ora veniamo alla cosa che secondo me è più sorprendente. A distanza di anni, passata almeno una decade, che accade? Ho l’impressione che i modernisti invecchino molto bene, talvolta meglio dei tradizionalisti. Due o tre anni fa avevamo fatto un’orizzontale di 50 Barbarbaresco del 1996 e tra i migliori si erano segnalati quelli dei cosiddetti modernisti. Recentemente ho assaggiato il 1991 e il 1992 di Elio Altare (Barolo base), oppure ieri le Riserve 2004 in magnum de La Spinetta e i vini erano in forma sorprendente. Frutto integro, nessun accenno alla liquirizia, sentori del nebbiolo in primo piano. Ma quello che pareva più pazzesco è che il famoso tannino duro, che in gioventù di percepisce con evidenza, era armonizzato con una materia diventata succosa e particolarmente integra.

lepersoneQuindi l’obiettivo di partenza è stato stravolto: si volevano creare dei vini da bere anche da giovani e si scopre che si sono fatti dei Barolo e Barbaresco più adatti a sfidare gli anni? Questa impressione è stata rafforzata da una recente degustazione alla cieca di alcuni 1998, quello che è uscito meglio è stato un Barolo Arborina di Mauro Veglio. Insomma, qui a Slow Food abbiamo voglia nei prossimi mesi di iniziare a proporre ampie degustazioni di vini vecchi, perché se io sono un appassionato e mi compro un Barolo 2008 non lo bevo ora, ma me lo tengo in cantina per stapparlo tra qualche anno e quindi probabilmente mi interessa poco della sua qualità nel 2013 e forse sono più curioso di sapere come sarà nel 2018…

Una teoria la mia che ha bisogno di essere messa alla prova con un bel po’ di assaggi di vini vecchi alla cieca (e quando dico un bel po’ parlo di qualche migliaia), per capire come si evolvono questi vini con il tempo. Perché il Barolo sta per entrare in una nuova fase della sua vita, ovvero sta facendo il suo ingresso nella cerchia ristrettissima delle denominazioni mondiali di prestigio assoluto, per farlo in modo compiuto deve dimostrare nei fatti che a distanza di trent’anni il vino nel bicchiere non solo è integro, ma è anche migliorato…

Francamente sono convinto che abbia le carte in regola per giocare questa partita unica e lo farà alla grande. Ma gli schemi che ci sono stati forniti fino ad ora è giusto metterli in discussione.

 

Immagini: la prima in alto a destra etichetta di Elio Altare, la seconda Barolo Mascarello e nell’immagine in basso a destra Giorgio Rivetti.