A sei mesi dal terremoto nessuno compra più vino in Umbria, Marche e Abruzzo: che fare?

Sono passati più di sei mesi dalla prima forte scossa di terremoto che ha devastato l’Italia centrale: era il 24 agosto e la magnitudo 6.0 colpì principalmente due comuni, Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno e Accumuli in provincia di Rieti.

Ci furono poi due potenti repliche il 26 e 30 ottobre, con epicentri spostati tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera in provincia di Macerata, e poi sul versante umbro dell’Appennino, tra i comuni di Norcia e Preci, in provincia di Perugia.

Infine c’è stata l’ultima (speriamo) potente scossa del 18 gennaio 2017, con epicentro spostato più a sud, in provincia dell’Aquila, in Abruzzo.

Tre regioni – Marche, Umbria e Abruzzo – sono quindi state interessate da questo terremoto, che per area colpita è il più esteso degli ultimi secoli. Tre regioni dove – come è tradizione in Italia – si producono vini di grande qualità.

Non sono state colpite zone particolarmente vocate alla viticoltura, e non si sono registrati danni diretti a cantine; solo a Matelica – dove si sono avvertite bene soprattutto le scosse di ottobre – si sa di qualche vasca di vino “ammaccata” o atterrata dal terremoto, in particolare nello stabilimento della cantina Belisario. Ma in sostanza il mondo del vino non ha subito danni diretti da questa grande tragedia.

Il problema è che da mesi si cominciano a registrare i danni “indiretti”, legati soprattutto alla pressoché totale mancanza di turisti che, com’era consuetudine negli anni passati, circolavano per questi territori. Turisti che in genere frequentavano, visitavano e acquistavano vino nelle varie cantine della zona.

I dati di questa flessione del turismo nelle tre regioni interessate dal terremoto si possono facilmente desumere parlando con ristoratori e albergatori di queste aree, ma preferiamo – per scongiurare eventuali dubbi sui “facili” piagnistei di questi operatori – annotarli in altro modo, facendo riferimento ai luoghi di cultura.

A Montefalco – comune ben distante dai centri colpiti dal terremoto, ma meta usuale di molti turisti che in genere, dopo la visita alle città artistiche dei dintorni, si sono sempre ritagliati una giornata in giro per il centro storico e per le cantine in questa Città del Vino, più famosa e conosciuta all’estero che da noi – in questi sei mesi si è registrato un calo di visitatori allo splendido Museo di San Francesco (rispetto ai medesimi sei mesi degli anni precedenti) di oltre il 70%.

A Matelica – dove è chiuso per inagibilità il bellissimo Museo Piersanti – si è annotato un crollo di visitatori dell’80% a Palazzo Buonaccorsi; inoltre il Teatro Comunale della città, che come da tradizione anche quest’anno propone una stagione teatrale veramente ben articolata, ha visto un limitatissimo numero di abbonamenti, mentre in passato si faticava a trovare qualche biglietto disponibile per il tutto esaurito a ogni replica.

Un ultimo dato, differente dai precedenti: al momento non risultano prenotazioni per la prossima estate in tutto il litorale marchigiano, da Senigallia a San Benedetto del Tronto.

Per quanto riguarda l’Abruzzo è difficile trarre delle conclusioni, perché la regione – tranne una limitata presenza invernale legata allo sci, peraltro in evidente calo – conosce tradizionalmente un turismo primaverile ed estivo, e quindi ancora in divenire: le vacanze di Pasqua saranno il primo significativo test sulla “tenuta” del turismo abruzzese.

Insomma non ci sono più turisti; non ci sono più persone che per vari motivi, e con tempi più o meno lunghi, si muovono in queste tre regioni, anche in aree molto lontane dai vari epicentri sismici. Purtroppo è abbastanza facile da comprendere il fatto che le persone facciano di tutta l’erba un fascio: “terremoto in Umbria, Marche e Abruzzo” dicevano di continuo i telegiornali, e quindi non vado a Urbino o a Senigallia (per fare un esempio), nonostante non siano minimamente state sfiorate dalle code del sisma, cittadine distanti più di un centinaio di chilometri dai luoghi massacrati dal terremoto.

Questo in soldoni ha voluto dire un crollo delle vendite di vino in cantina – in queste tre regioni – evidentissimo, quasi totale. Un danno serio, sia economico che “di relazioni”, quelle belle e indimenticabili che si instaurano quando compri il vino direttamente dal produttore.

Quindi che fare? Una sola cosa ci sentiamo fortemente di suggerire: vista la situazione, comprate i vini di queste tre regioni nei luoghi dove abitate!

Se non volete – ed è assolutamente comprensibile – andare più a visitare e a comprare il vino in questi territori “sismici” cercate almeno di sostenere i contadini e i vignaioli di queste zone bevendo il loro vino nelle vostre città: non è difficile trovarlo, e uno sforzo in questo senso – per sostenere chi è in effettiva difficoltà – andrebbe sicuramente fatto. Se lo meritano.