Meglio il Fiano o il Greco?

Appena archiviate le degustazioni per la guida Slow Wine, ecco che dopo solo una trentacinquina di giorni si presenta un altro mastodontico lavoro: i laboratori del Fiano di Avellino e del Greco di Tufo tenutisi nell’ambito della tradizionale Fiera Enologica di Taurasi, presso il castello del paesino irpino. E non ci si può riposare un attimino che subito ti affibbiano “le fatiche di Ercole”…ma lo sanno questi , che siamo Slow??? Abbiamo i nostri tempi, bisogna degustare, metabolizzare e dopo solo dopo, con calma, passare appresso!!! E poi si sa, noi campani, Luciano Pignataro a parte, siamo mooolto epicurei e poco stoici.

I Fiano di Avellino degustatiMa veniamo a noi, o meglio ancora, alla kermesse che gli indefessi amici di Slow Food condotta Altirpinia- Colline dell’Ufita-Taurasi, Franco Archidiacono e Alessandro Barletta hanno organizzato. A parte i banchi d’assaggio libero (ma controllato con tickets), gestiti dalla condotta nell’atrio del castello, il format della manifestazione prevedeva alcuni laboratori di degustazione guidata, a cura di Slow Wine Campania. A me sono toccati, indovinate un po’ quali? Quelli del Fiano e del Greco. Certo non starò qui ad ammorbarvi con la solita descrizione tecno-perfettina, anche perché, dopo aver dato le informazioni di prassi al pubblico in sala, sugli areali, sui numeri degli ettari iscritti all’albo della Camera di Commercio, sulle bottiglie prodotte, sui comuni inclusi dal disciplinare di produzione, sulle potenzialità evolutive, e sul rapporto dei due vini, ma soprattutto del Fiano, con il tempo, percepito non come un’ostacolo ma come un alleato, ci siamo dedicati ad interazioni per nulla ingessate. Michele D’Argenio segretario regionale dell’Asso-Enologi Campania, ci ha descritto l’andamento climatico delle annate facendoci un quadro generale puntualmente smentito dall’affermazione finale “naturalmente andrebbero analizzate le singole situazioni vigna per vigna!!!

Provvidenziali le descrizioni dei vini fatte durante il laboratorio del Fiano da Annito Abate, degustatore Ais di Avellino e da Alessandro Marra, irpino di nascita, ma “cervello in fuga verso Milano” nonchè titolare del blog “Stralci di Vite”… Ma il punto forte del laboratorio sono state le “auto-degustazioni” del proprio vino da parte dei produttori presenti. Oh, ce ne fosse stato uno che avesse usato un qualche termine negativo nel definirlo!!!

La perla l’ha snocciolata Marilena Aufiero detta “La tosta”, titolare della cantina Bambinuto. Ha concluso dicendo: “il mio greco è un grande vino!!! ” Eccesso di autostima, lapsus froidiano …o che cosa? Si è successivamente giustificata dicendo che non si era resa conto, a causa dell’emozione, di aver aggiunto un “mio” di troppo… Marilè, ti conosciamo, a chi vuoi darla…a bere? ;-)Utilissimo anche l’intervento, durante la seconda giornata, nel corso del laboratorio del Greco di Tufo, di Luigi Pagano. Una lunga carriera nel commerciale di alcune cantine dell’Irpinia, attualmente impegnato con la cantina Villa Raiano. Ci ha spiattellato a tutta forza numeri e tendenze del mercato del vino, da far rabbrividire, rispetto all’incessante calo del consumo pro-capite e rispetto alla quota di mercato che ha la Campania nel mercato di vino globale. Approfittando della presenza del presidente del Consorzio di Tutela dei Vini dell’Irpinia, Milena Pepe, ha quindi sollecitato l’associazione a fare di più per la promozione. Volete sapere i vini in degustazione?

da sx, Annito Abate, Michele D'Argenio, lello Tornatore, Alessandro Marra

Fiano di Avellino: Bechar 2012 di Antonio Caggiano, Fiano base 2012 di Torricino, Pietramara 2012 de I Favati, Selvecorte 2012 di Contrada, Saliceto 2012 di Le Otto Terre, Fiano base 2012 di Feudi di San Gregorio ed in chiusura, proprio per verificare le potenzialità evolutive del Fiano di Avellino, Fiano base 2010 di Masseria Murata. Com’erano i vini? Tutti buoni (ho trascorsi cerchiobottisti), ormai la qualità dei vini si è livellata verso l’alto, ovviamente, grazie all’evoluzione, la 2010 una spanna al di sopra degli altri, cosa vi avevo detto?

Greco di Tufo: Petranera 2012 di Le Otto Terre, Raone 2012 di Torricino, Scipio 2011 di Cantine Di Marzo, Le Crete 2011 di Tenute Casoli, Greco base 2011 di Salvatore Molettieri, in chiusura come prima, per verificare l’evoluzione del Greco di Tufo, questa volta, Picoli 2008 di Cantina Bambinuto. Anche qui stesso ragionamento, qualità dei vini molto alta, caratteristiche comuni degli areali facilmente individuabili, con le due zone di Tufo e Montefusco-S.Paolina a far la parte del leone, rispettivamente il primo con la famosa nota solfurea che impreziosisce il naso a primo acchito, il secondo con i prepotenti sentori agrumati che ti avvolgono l’olfatto. La 2008 di Bambinuto, al netto della differenza di lavorazioni (all’epoca l’uva è stata pigiata al torchio tradizionale) ha esaltato le caratteristiche del Greco di rappresentare “un rosso travestito da bianco” con una enorme struttura in evidenza, capace anche di reggere confronti di abbinamento al cibo impensabili per un bianco: per esempio l’agnello.