Master of Food: un corso Vino1 con un ospite d’eccezione …

Nel mese di maggio la condotta Slow Food Alto Reno e Montagna Pistoiese ha organizzato un primo corso di educazione al vino, compreso nel progetto Master of Food. Se ne fanno tanti di corsi simili in Italia ma questo ha avuto un sapore particolare. E non perché il docente è stato il sottoscritto, ma piuttosto per altri due piacevoli motivi: primo, per l’aria di amicizia e socialità che si è subito instaurata tra i partecipanti, che hanno immediatamente accolto l’invito a condividere, durante le lezioni, non solo i vini proposti ma anche salumi e formaggi portati da casa (con abbondanza!).

IMG_3807Secondo, perché alla prima lezione si è presentato un corsista d’eccezione: Francesco Guccini. Immaginatevi il mio imbarazzo quando ho capito che avrei “insegnato” il vino a uno che nella vita probabilmente ne ha bevuto più di me … . Spinto a partecipare al corso dalla moglie Raffaella, all’inizio il Maestrone (come lo chiamano a Bologna) si è seduto con un po’ di perplessità ma poi ha dimostrato crescente interesse e curiosità durante tutti gli incontri, tanto da partecipare anche all’istruttiva visita di fine corso – un bel sabato mattina di sole – all’azienda vinicola Folesano di Marzabotto.

Al termine della visita siamo andati a mangiare un “sano” piatto di tagliatelle al ragù in un’osteria poco distante, sui colli bolognesi (bevendo Lambrusco, of course): ne ho approfittato per chiacchierare ancora un po’ con il Maestrone, inevitabilmente sul vino e sul magnifico mondo che lo circonda.

Ti piacerebbe fare il vino?

Ma non ci penso nemmeno, sai che fatica! In teoria ne avrei la possibilità perché a Pavana, nell’orto, ho un’uva che tutti in paese chiamano Morastello e che sembra buona per far vino. Non sappiamo bene cosa sia, cresce un po’ ovunque attorno alla casa: ha grappoli fitti con acini molto grandi e schiacciati. Abbiamo anche il Moscato, che preferisco, perchè lo mangiamo sempre volentieri.

IMG_0915Stiamo bevendo Lambrusco, non è un caso, vero?

Beh, il Lambrusco è sempre stato il mio vino del cuore: con un padre toscano e una madre di Modena hanno prevalso le ragioni di quest’ultima. Devo dire che però una volta ne bevevo di più, adesso che “non sono più modenese” ne bevo meno. So bene che correttamente si dovrebbe coniugare al plurale – i Lambruschi, perché ce ne sono tanti – ma per me il Lambrusco è sempre stato solo il Grasparossa, quello abbastanza scuro e un po’ rustico delle colline modenesi. Già quello di Parma, molto scuro e morbido, lo considero estero. Quello della pianura modenese invece – il Sorbara, poco colorato e più acido – lo conosco e lo apprezzo, ma non appartiene molto alla mia tradizione

Quindi il Lambrusco l’hai sempre visto sulla tavola di casa tua?

A dire la verità no. A Pavana, quando ero ragazzino, mio padre non comprava il Lambrusco; preferiva il cosiddetto Toscano, che non si capiva mai bene cosa fosse, probabilmente sangiovese. I toscani all’epoca avevano grandi sospetti per il Lambrusco, perché i modenesi glielo avevano sempre propinato nelle forme peggiori. Per cui non si comprava.

Ne avrai di storie da raccontare attorno a questo vino …

Si, ma soprattutto ho un ricordo piuttosto curioso, e tuttora molto vivo, che risale a qualche decennio fa: ero seduto al bancone di un pub in Pennsylvania, in un dopocena ozioso, e sorseggiavo un Bourbon che all’epoca mi piaceva parecchio. Si affianca a me una coppia di ragazzi e ordinano two glasses of Lambrusco. Ah, mi dico, adesso voglio proprio vedere cosa gli danno … E guardo inorridito il barman che prende due grandi bicchieroni da cocktail, li riempie per metà di ghiaccio, poi da sotto il bancone tira su un bottiglione di Lambrusco con il tappo a vite, riempie i due bicchieroni e li colma con il selz. Mi sono arrabbiato come un matto, ho provato a dirgli che non si beve così, ma non c’è stato niente da fare … li avevamo già rovinati con le stronzate del marketing.

IMG_0466Aldilà del Lambrusco hai apprezzato anche altri vini, immagino …

Si certo, anche se non ho mai avuto dei lunghi innamoramenti, mi è sempre piaciuto cambiare piuttosto spesso,scoprire i vini di zone sconosciute. Tra i bianchi in passato mi piaceva molto il Vermentino, sia quello prodotto in Liguria che quello della Sardegna, e poi il Vinho Verde portoghese; ultimamente invece apprezzo il Gewürztraminer, quando non è troppo dolce ma piuttosto secco e asciutto. Poi ho sempre avuto una passione per i rosati, in particolare per il Five Roses di Leone de Castris, anche se ne bevevo di più qualche tempo fa. Tra i rossi mi piace moltissimo l’Amarone: ne ho bevuti di fantastici. Mi piace più l’Amarone del Barolo, nonostante tutti i buonissimi Barolo che mi ha fatto bere Carlin (Petrini, ndr) ogni volta che ci vedevamo, in Piemonte o in giro per il mondo. Ma questo non lo scrivere, non vorrei che si arrabbiasse, è molto permaloso quando gli tocchi le cose del suo Piemonte …

C’è qualcosa invece che non ti piace proprio?

I vini cattivi, ovviamente! A parte quelli bevo quasi di tutto. Odio in particolare i vini “barricati”, quelli che sanno solo di legno; e poi ho odiato profondamente i tremendi vini greci che bevevo in vacanza da quelle parti: roba da fulminarli vivi …