I magnifici sette: racconto di una CentoCene “a rischio”

Organizzare una CentoCene per Slow Wine non è facilissimo ma è molto divertente, a partire da quando ti arriva il pacco con i vini e non sai quali puoi trovare, arrivano a sorpresa: poi devi creare un menu che deve adattarsi bene ai vini, d’altra parte presentiamo la Guida durante la serata e, quindi, i vini e i produttori sono i protagonisti.

CentoCene è un evento – se non sai di che si tratta clicca qui per informarti – divertente anche perché durante la serata si gioca: chi partecipa a queste cene normalmente è un appassionato, ma non necessariamente un esperto; Slow Wine inserisce nel pacco un quiz e chi totalizza il punteggio più alto vince… ovviamente una bottiglia di vino!

Giocare è un po’ tornare bambini, e quando c’è da divertirsi noi due (Patrizia Loiola, coordinatrice Slow Wine per il Veneto e Silvia Parcianello, collaboratrice della guida sempre in Veneto: ndr) non ci tiriamo di certo indietro!

La cena era un po’ particolare per tanti motivi: intanto abbiamo accettato, su proposta della Condotta Slow Food Veneto Orientale, di farla in un ristorante-pizzeria vegetariana, che per due carnivore fedeli come me e Silvia era una bella sfida; non solo, anche con una proposta di alcune pizze da abbinare ai vini, che mi ha fatto correre a telefonare in redazione per dire “cercate di non mettermi un Brunello o un Barolo nel pacco!!” (che vi assicuro non è facile da dire…) e, tutto ciò, in un locale aperto da pochissimo e non nella tradizionale Osteria Slow Food o nel classico ristorante affidabile.

Ma si sa, le sfide creano adrenalina… e poi, se vogliamo sdoganare il vino di qualità come faccenda di pochi bisogna avere il coraggio di andare anche in luoghi diversi, portare la cultura del vino a noi cara anche in posti meno “convenzionali”. Alla fine ci è andata bene, anzi direi molto bene, grazie a dei vini di grande bevibilità, di quella leggerezza da tavola, di compagnia, che incuriosisce senza affaticare, che semplifica senza appesantire, che svuota le bottiglie con un effetto collettivo di bottiglie “Gluck”, quelle che finisci in un fiato, tutte e sette: sì, sette vini diversi in sequenza e non sentirli anche se sei in un “vegetariano”.

Ma andiamo per gradi, l’inizio è con il botto, nel senso dello spumante, una certezza ormai, che non era nel pacco, ma che abbiamo chiesto direttamente al produttore perché volevamo un vino Slow e un’azienda chiocciolata: abbiamo giocato in casa, ma ci veniva tanto bene proporre un’apertura con l’Asolo Prosecco Extra Brut 2016 di Bele Casel, un vino che mette energia, una bella sferzata acida, perfetta con l’appetizer di crosta di polenta con la salsina acida allo yougurt e rapa rossa.

Primo giro di pizza con un classico, la margherita con la mozzarella di bufala e il basilico, pasta di farro gustosissima: non avevamo dubbi nel presentare abbinato il Bianco Frizzante 2016 di Poggio delle Grazie, un rifermentato in bottiglia, molto particolare, da uve cortese, in cui l’aggiunta di un tocco di garganega passita dà personalità e tratto originale, sorso fresco e sapido.

Saliamo di struttura con il secondo assaggio di pizza e il vino: un trancio gustoso “La Bella Napoli” con le cime di rapa, scamorza affumicata e burrata proposta con Il Priore Frati Bianchi Verdicchio Castelli di Jesi 2016 di Sparapani, Vino Quotidiano, un calice oro dai riflessi verdolini che preannunciano freschezza al palato. Al naso gelsomino e pesca bianca misti a scorza di agrumi canditi. Il sorso ha un attacco morbido, rassicurante, per poi rivelarsi succoso e acidulo, un intreccio di frutta tropicale e limone candito, ottimo per sostenere una pizza gustosa e ricca: in sala commenti entusiasti!

Giusto un attimo di pausa con il gioco a quiz per passare ad un piatto fantasioso e scenografico: una Farinata di ceci con curcuma, crema di zucca alla mandorla, crema di cannellini e verdure di stagione, croccanti di frittura, che si merita un interessante abbinamento con un altro bel Vino Quotidiano, il Grignolino del Monferrato Casalese 2016 di Oreste Buzio, bevibilità e freschezza, leggera speziatura perfetta per rincorrere con grinta la curcuma del piatto, retrogusto fruttato e tannini decisi ma ben bilanciati. Una soddisfazione far conoscere un vitigno piemontese che, seppur meno famoso dei nobili cugini nebbiolo e barbera, certamente è più adatto per una cucina più semplice e se la sarebbe cavata bene anche con una pizza!

A questo punto si continua a giocare, nelle esperienze gustative, proponendo con la pizza “La Messicana”, ovviamente piccante con i fagioli di stagione, altri due Vini Quotidiani: il Colline Saluzzesi Pelaverga Divicaroli 2016 di Cascina Melognis e il Romagna Sangiovese Superiore 2015 di Marta Valpiani. Il primo è tutto da scoprire per i commensali, sia il vitigno che il territorio: il pelaverga acini grossi e cervello… Fino, si perchè l’artefice di questo piccolo gioiello di autenticità è Michele Antonio Fino con la moglie Vanina: siamo nelle Colline Saluzzesi, e dobbiamo posizionarle sulla carta geografica ai nostri ospiti, ricordando le Alpi Cozie di scolastica memoria. Di un intrigante colore rosso ciliegia scarico, che ne richiama i sentori assieme ad un bouquet di viole e gerani che mettono allegria, fragrante, succoso; l’avevamo assaggiato qualche tempo fa a Fivi a Piacenza e ci era piaciuto assai tanto da portarcelo a casa, è riapparso nel pacco a sorpresa e ne siamo contente!

Il secondo ci propone un grande vitigno italiano, in una versione che idealmente potrebbe accompagnare sempre la buona cucina quotidiana, d’altra parte Elisa Mazzavillani che lo produce è una gran buona forchetta, che quando la vai a trovare finisci sempre per parlare di ristoranti e trattorie. Il sangiovese ha acidità da vendere e già il naso la rivela, arancia rossa e poche spezie dolci, un leggero sentore balsamico. Al palato è un vino di sostanza, pochi fronzoli e molta pulizia, che mantiene la caratteristica rusticità del vitigno accompagnandola a grande schiettezza, data da una forte spalla acida e dai tannini ben bilanciati.

Lasciamo giocare il pubblico, chi preferisce la bevibilità del Divicaroli, chi l’acidità del Sangiovese: l’importante è il confronto, la convivialità, il piacere dello stare assieme e discorrere con un bel calice in mano, nessun vincitore, tanta partecipazione!

Prima della fantasia del dolce chiudiamo con un vino da degustare alla cieca e indovinare: non è facile ma con qualche aiutino qualcuno arriva a scoprirlo e, ancora una volta, l’occasione è propizia per conoscere un vitigno e un vino poco noto quassù nel Basso Piave, il Cesanese del Piglio Superiore 2015 di Casale della Ioria (azienda che si è meritata la chiocciola) ma che poi non si scorda facilmente, così appagante nel sorso, incisivo per via delle speziature e dell’acidità, con i tannini ben gestiti per avere bevibilità. Il vincitore avrà di che godere.

Il gioco potrebbe continuare per tante CentoCene, consapevoli che questa Guida 2018, come ogni anno, racchiude un tesoro infinito. Per ora ci accontentiamo di aver vinto questa sfida.