Lunga vita a Terre di Toscana

Il primo fine settimana di marzo coincide ormai da undici anni con Terre di Toscana, due giorni imperdibili di incontri e degustazioni dedicati al vino toscano e ai suoi protagonisti a Lido di Camaiore. La bellezza di questa manifestazione risiede nella professionalità e cortesia degli organizzatori, gli amici del sito acquabuona.it (link al sito) capitanati dalla sapiente regia di Fernando Pardini, maestro indiscusso per quel che concerne l’approccio sensibile al vino.

La bellezza dicevamo è anche nel periodo e nel luogo scelto per questi giorni; parliamo di una Versilia fuori stagione, nella quale l’eco del carnevale appena concluso, gioioso e triste, esaltato e nostalgico, amplifica il silenzio invernale che qui è attesa di una stagione turistica, a sua volta gioiosa e triste, esaltata e nostalgica. La bellezza infine risiede nella qualità della selezione delle aziende presenti, davvero una panoramica enologica composta con competenza.

Ho partecipato solo il lunedì quest’anno e gli assaggi che vi riporto sono il frutto di incontri a volo di uccello tra i tanti discorsi piacevoli fatti con gli amici produttori ai banchetti. Ne metto qualcuno che possa solleticare la curiosità dei lettori.

Stefano Amerighi, Syrah 2015

Ha un nucleo di puro succo che è un piacere tenere nel centro della bocca e aspettare il momento della deglutizione.

Fèlsina, Chianti Classico Pagliarese 2016

Si parlava di nostalgia vero? Ecco qui il ritorno di un mitico podere chiantigiano (riportato alla luce da Fèlsina) che i più attenti appassionati sanno ricollocare in una gerarchia storica-enologica ben precisa. Ne aveva già parlato e bene Andrea Pagliantini per l’annata 2015 nel suo blog (link).

Pietroso, Villa Montosoli 2013

Quanto mi piace questo lato selvatico di Montalcino con il suo lato ferroso e sanguigno poco controllato dalla necessaria cura enologica quando si parla di denominazione. Questo è un vino puro, diretto e vibrante.

Cigliano, Cigliano 2017

Che gioia e purezza di frutto. Schietto, succoso, facile. Da bere a catinelle.

Castello di Potentino, Piropo 2014

Un Pinot Nero tutto giocato sulla definizione dell’espressione olfattiva affidata alle spezie e al frutto rosso per una bocca di succo e tannino che esibisce l’origine toscana.

Antonio Camillo, Procanico 2016

Che vino emozionante. Accenno gustativo rustico ma vibrante nella permanenza in bocca e splendido nella sua dinamica succosa e acida. Sono tre fasi che nel ricordo compongono un quadro unico per un vino di estremo carattere.

Il Borghetto, Bilaccio 2010 (tappo a vite)

Una bottiglia splendida. La materia è di perfetta integrazione con un’evoluzione che ha coeso il tannino e saputo esaltare il carattere speziato dall’apporto aromatico.