Luciano Pignataro: non è un addio e neanche un arrivederci…

Pubblichiamo la lettera di Luciano Pignataro appena giunta in redazione. Come scrive lui stesso, il suo non è un addio e neanche un arrivederci ma solamente un “passaggio di mano”: dopo nove anni di lavoro assieme Luciano “abdica” dal suo ruolo di responsabile e coordinatore di Slow Wine per Campania e Basilicata.

 

Slow Wine 2019 è l’ultima guida che mi ha visto impegnato come collaboratore principale con la responsabilità di coordinare Campania e Basilicata.

Non è un addio e neanche un arrivederci, perché questa scelta nasce dalla consapevolezza, che ciascuno di noi dovrebbe avere, sulla necessità di cambiare, provare nuove forme di impegno, senza restare fermo e innamorati di se stessi e del proprio ruolo.

Mente scrivo questa lettera ho vicini i nove volumi che, a partire dalla edizione 2011, anche io ho contribuito a redigere e penso che non ci sia in giro in Italia altra fotografia più fedele e ampia della nostra viticoltura e della sua evoluzione in questi anni difficili nel corso dei quali sono cambiate tantissime cose: dalla crisi di Lehman Brothers che tante conseguenze ha avuto sulle aziende impegnate nell’export, all’avvento dei social media come strumento di comunicazione e di autopromozione.

In questo decennio abbiamo cercato di tenere la barra dritta su alcuni valori, senza cavalcare alcuna onda ideologica ma con molta laicità. Quello della priorità dell’impegno in campagna nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, la valorizzazione di progetti di vino che, per quanto distanti tra loro, esprimessero comunque una verità di fondo e non solo slogan commerciali, il ruolo che ciascun viticoltore ha come esempio comportamentale nella propria comunità.

Forse abbiamo sbagliato qualche valutazione, intendo qualche riconoscimento. Chi non fa, non sbaglia.

Ma non abbiamo mai derogato da questi principi a cui si deve aggiungere quello della totale autonomia e libertà di chi partecipa ai gruppi di assaggio o scrive le schede, da qualsiasi forma di conflitto di interesse.

Questa rotta è stata garantita dai due curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, straordinari professionisti, dediti al lavoro con passione e puntualità, che sono riusciti nel compito più difficile da realizzare, cioè quello di rendere omogenea la guida di un settore anarcoide in un paese anarcoide. Ossia, regione per regione, provando i vini suggeriti, è facile verificare un fil rouge, una omogeneità di scelta e anche di scrittura che è il fine ultimo a cui ogni guida di qualsiasi settore dovrebbe aspirare.

Nel novembre 2017 avevo manifestato la mia idea di lasciare l’incarico per sopravvenuti impegni con il gruppo editoriale dove lavoro da 30 anni che mi avevano spinto a fare analoghe scelte altrove. Con Giancarlo Gariglio, di comune intesa, abbiamo fissato un percorso che portasse a una transizione dopo ancora un anno di responsabilità, che è quello che si è appena concluso.

Ora resterò ancora, non più con la responsabilità formale, ma per sostenere questo processo di transizione che vedrà, come è giusto che sia, nuovi e giovani protagonisti assumersi questo incarico. Credo che ciascuno di noi venga valutato per quello che ha saputo fare e soprattutto per la capacità di passare la mano a chi merita e che magari, ci auspichiamo, potrà fare ancora meglio.

Voglio anche utilizzare questo spazio per ringraziare Nino Pascale che per primo mi propose di partecipare a Slow Wine, le amiche e gli amici con cui abbiamo lavorato così bene e in serenità nel corso di questi nove anni, Lello Tornatore che ha messo in amicizia la sua struttura sempre a disposizione con generosità, i curatori Giancarlo e Fabio per la professionalità e la tutela della nostra autonomia, l’editore Slow Food per aver garantito che tutte le schede uscissero senza errori e refusi.

Per quanto mi riguarda il rapporto con Slow Food non si esaurisce certo qui perché non è cominciato qui, ma dai primi tempi che avevano come protagonista al Sud Vito Puglia. Comuni sono gli ideali che ci vedono impegnati in questi momenti così difficili per la nostra piccola Terra, grande è l’amore per una famiglia in cui, più che avere ruoli predefiniti, ciascuno deve svolgere con coscienza la propria parte fino in fondo mettendo l’individuo sempre dietro alla comunità.

Le grandi sfide in corso si vincono solo con una squadra organizzata e compatta.

Buon anno a tutti noi e viva Slow Food!